mercoledì, ottobre 07, 2009

quesiti più che risolvibili (marginali e inutii)

video

Ho deciso di rispondere con egoistica anarchia a un paio di domande che mi stanno dietro

_quando inizia l’autunno?
Quando senti l’odore di naftalina sprigionarsi dagli abbracci o nelle file scomposte delle persone, spargersi grazie al calore dei corpi dalle giacche tirate fuori per una sera di brividi appena accennati. Le maglie a maniche lunghe che prendono per la prima volta aria impiastricciando il profumo della pelle ancora sporca di una tenue abbronzatura.

-quando si è vecchi?
quando si ci rassegna a non crescere più.


-quando finisce tutto?
Quando arrivi a non ricordarti più il motivo dell’ultima litigata.



PS:Mi permetto di sperare per le ultime vicende del lodo Alfano. Ma amaramente non troppo

lunedì, settembre 14, 2009

fighting for life


- Mi racconti le tue storie?
- Le mie storie?
- Le cose che vedi
- Ma sono le stesse che vedi anche tu
- Si ma come le vedi tu è più bello
-…è che sono una persona distratta…quante volte ve lo devo ripetere?
-Tutte le volte che ti distrai. Grazie.

In testa: Oren Lavie - Her Morning Elegance

sabato, settembre 05, 2009

...mba...

Era da un poco che non vedevo R e quando mi ha chiamato per dirmi che era in zona e che voleva fare quattro chiacchiere ho creduto che fosse destino. Avevo bisogno di una conversazione intelligente che mi distraesse dal caldo e in definitiva mi mancava, anche se come mio solito non riesco mai ad alzare il telefono e organizzare un caffé o una birra. E non è di certo mancanza di affetto la mia, anzi., a dire il vero nemmeno io so spiegarlo


Smarrimento.

Non mi aspettavo


Sono uscita dall’incontro con un opprimente senso di impotenza e smarrimento.

Non era R la persone che mi stava davanti.

Ho cercato di ripetere per un paio di ore dopo che ci siamo salutati:Non era R

Poi ho ripercorso mentalmente i suoi gesti, i suoi occhi, il suo rancore celato dietro un tono di voce calmo ma carico di risentimento verso il mondo e mi sono svegliata dal torpore, mi sono seriamente iniziata a preoccupare per R .


Così in capo ad un paio d’ore ero diventata un dubbio ambulante di impotenza e preoccupazione.


La persona tenace, grintosa e propositiva a con cui avevo condiviso discorsi e paure era diventata un fortino di delusioni pronto ad attaccare briga con l’intero deserto circostanze.

Tutto quello che aveva sognato di diventare e per cui aveva fatto salti mortali ora lo disconosceva come una prigione fatta solo di costrizioni ed orari.

“Una passione se diventa un mestiere è semplicemente odiosa” . Cosa che ha di per se una logica assoluta, ma per cui sono portata a credere che l’unica cosa per cui ci si riesce a sacrificare senza morire troppo dentro con orari e paletti è qualcosa per cui abbiamo un amore più o meno profondo.

Per ora è innegabile che tra le mie future prospettive questa sembra la meno odiosa.


Il tono si arricciava a tratti prendendo la piega di “risposta assoluta” e dell’accusa assolutamente diretta al mio infantilismo (del resto assolutamente vero e mai negato) e al mio non voler rischiare.

Rischiare

Rischiare per cosa?

La cosa che mi ha lasciato impotente e verbalmente sterile è stata questa.

Nella sua voce sentivo solo rabbia, nessun positivismo, nessuno slancio. Non c’era la voglia né la pazienza di credere a una soluzione. C’era la pretesa che questo stato di insoddisfazione finisse il più presto possibile non importa come.

E questo mi ha fatto paura e mi ha lasciato confusa, perché è questo che sta succedendo i giro. A troppi, ho paura prima o poi a tutti.


O sei baciato dalla fortuna o il rischio di crearti un fortino di insoddisfazione diventa sempre più alto. E se ti stufi di cercare risposte, se non hai più nemmeno le forse per riuscire ad arrivare alla tua soluzione ma ti basta un’uscita qualunque rischi di perdere anche quel poco di lucidità che ti potrebbe impedire di portarti addosso tutta la vita una tale rabbia.

Si finisce per accontentarsi di quello che in realtà non vogliamo e sviluppare un odio profondo per quello che non abbiamo potuto .


Stimo R e per questo la cosa mio ha scosso più del necessario . Per tre giorni sono stata a rimuginarci sopra, a scrutare me stessa e glia ltri cercando di scorger anche in noi i sintomi. Ma ho notato che in realtà i più reagiscono alla rabbia cercando la PROPIA via e non prendendo senza guardare la prima uscita disponibile.


Ieri mattina quando mi sono svegliata e mi i sono ritrovata con una mezza valigia sotto la pioggia vedendo le persone rimettersi in moto ho riperso a respirare regolarmente.

E’ stato quasi liberatorio svegliarsi con la pioggia.

Liberatorio nei pensieri e nelle intenzioni.

Mi ha sciacquato via uno smarrimento che da un paio di gironi mi si era aggrappata alle spalle, stringendo la gola.

Ho avuto una paura sfottuta di riempirmi di rabbia anche io.

mercoledì, agosto 26, 2009

Le voci in Agosto


L’umidità ci sta cocendo!

Da un paio di giorni la sera mi rigiro nelle lenzuola pensando di essere ai tropici, dove la pelle è sempre appiccicosa e ti sembra di avere una garza di cotone bagnato sul viso che ti impasta il respiro. Almeno credo sia così
Almeno questa è l’idea che dei tropici mi sono fatta dai libri di Kapunsciski. Quindi magari non sono i tropici ma è comunque l’immagine che meglio mi sembra adattarsi all ’afa romana.

Riesco a dormire solo un paio di ore, dalle cinque di mattina alle sette.
Un’amica Maltese mi ha consigliato di prendermi una leggera sbronza, che aiuta a dormire comunque. E secondo lei è anche per questo che più si ci avvicina all’equatore più i bar sono un’istituzione sociale
Una bella bevuta in compagnia, perché con il caldo l’insonnia diventa un problema diffuso. Ma con questa umidità il pensiero di bere mi è quasi insopportabile. Del resto le sbronze vere non le so prendere e il caldo non fa che accentuato un problema ciclico che di solito si accompagna alle scadenze.

Quindi riparo sul terrazzo, mi siedo tra i fiori e un tavolino da pic-nic che profuma di mare e mi accollo un paio di libri, un blocco da schizzo e l’i-pod. Se mi va bene anche una bottiglia di chinotto. (se capita qualcuno magari un naghilè)
Una donna in culotte con uno scialle che passa le notti su un terrazzo semplicemente a ipotizzare e aspettare, aspettare e ipotizzare.

Nel silenzio delle notti estive
Nel silenzio
Col Cazzo


E non mi riferisco alle macchine che passano nella via o ai televisori che vomitano i jingle pubblicitari dalle finestre spalancate e illuminate da un blu ballerino. Questi sono brusii di sottofondo che non dicono niente, e che sanno a modo loro di silenzio
Mi riferisco a tutti i passanti che sparano a voce piena i mozzichi dei lori discorsi verso l’alto , verso i lampioni. Che se li gridano da un marciapiede all’altro, che li macinano senza prendere fiato attraverso un telefonino, che li lasciano a metà da uno sportello della macchina prima di salire le scale e salutarsi.
Sono ormai due settimane che raccolgo tranci di queste parole nelle ore più disparate della notte.
Teorie sull’infedeltà maschile
Minacce di abbandoni per corna
Problemi d’affitto
Chi si vuole faresi chi e perché
Il lavoro che non c’è
L’Italia che non c’è
La gioai per esserci stati
L’amore di essersi ritrovati


Arriva tutto fino al quarto piano nitido, senza peccato, senza che possa giudicare o dire nulla di più. Naturale.
E sarà perché tra le mie ultime letture c’è Jodorowsky che trovo questo teatrino rapido e inconsapevole affascinate e complesso, perché assolutamente semplice.
Niente dopp isensi, messaggi profondi, verità rivelate,. Solo verità reali e universali perché semplicemente vere. Per questo magari assolutamente inutili. E ancora per questo indispensabili per vivere.

Potrei prendere tutto e farci un libro di racconti. Sarebbero assolutamente PURO: Ma non avrebbe nessuno mercato, le persone non cercano il vero ma la sua sublimazioni. Devi dire la verità, ma la devi dire mentendo.



Credo di essermi invaghita di Jodorowsky perché è un egocentrico curioso armato di una sincererà sconvolgente e quindi, quella sì, magica.
Credo che questo mi dia anche la misura di alcuni miei vizi sentimentali e rovesciamenti connessi

“La bugia più grande è l’ego…”

martedì, agosto 11, 2009

c’è voluto del talento per riuscire ad invecchiare senza diventare adulti

Pensavo.

Mentre stelle confuse e desideri minuscoli graffiavano il cielo sopra il mare.

Pensavo che è una fregatura non poter tornare al primo fotogramma.


Riprendiamo da capo.

Piacere, chi sei ora?

Arrivederci, chissà quale persona diventerai


Quanti sogni hai realizzato? Quanti ne hai inventati? Quanti ti hanno consumato?

E il tuo cuore? Cosa ne è rimasto e come ha digerito gli intrugli che per forza di cose il tempo gli ha mandato giù?


Voglio vedere solo la persona che sei, avrai modo per raccontarmi come è successo.


Stamattina mi sono compostamente seduta nel mezzo del mio letto sfatto a guardare la porporina argentata sparsa sul cuscino.

La notte di san Lorenzo alla fine è una mezza fregatura perché ci ricordiamo sempre dei desideri disattesi dell’anno prima.

Però ieri nel gioco dei desideri tra le bolle di sapone e la porporina ho pensato che fosse bello “desiderare” . Solo anche “desiderare”



I desideri portano ai sogni

I sogni necessitano fermezza

Il cuore sta sempre lì

Il mondo anche


PS: Mi sospendo dichiarandomi ufficialmente in vacanza.

IN CUFFIA Giudizi Universali, S, Bersani



venerdì, luglio 24, 2009

l'educazione prevede

Fa parte dell’educazione far credere agli altri di esser sempre piuttosto felici perchè è un male far preoccupare il prossimo tuo.



Fa parte dell’educazione non far credere al prossimo tuo di essere troppo felice per non costringerlo a mettere sotto pressione le sue piccole infelicità.



Fa parte del desiderio umano trovare qualcuno con cui mandare a farsi fottere l’educazione e semplicemente essere


In cuffia: Liar., The Niro

giovedì, giugno 18, 2009

Svaghevole

video


Se il gusto della parola si impasta con la voce e si fa suonare come un unico gioco alto e altro?

Strumenti voce fiato pausa stelle parole movimenti macchine da scrivere nuvole.

Ieri a Villa Ada dopo che i podisti, i camminatori persi e i padroni trascinati dai cani si sono ritirati e la musica ha cacciato per un’oretta le zanzare me lo sono chiesta.
Esiste più un’arte “sola”? Ha più senso dividere in generi? O meglio ha senso indicizzare l’arte? Si può parlare di competenze da mescolare?
Sulle note di voce di John De Leo.
 
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