mercoledì, gennaio 31, 2007

Allucinazioni da sbalzo termico

Un uomo lento si aggira tra una distesa di niente. Una figura che cammina distratta tra qualcosa che non esiste appare dal finestrino del tram, incorniciato tra una signora in pelliccia e uno studente addormentato. Un passo dopo l’altro, lentissimo…lentissimo verso cosa? Dove va? Non vi e’ nulla verso cui camminare. Nessuna meta apparente. Lo seguo inebetita, mentre il tram rallenta dolcemente.
Da una buca appare la testa di un altro uomo, scarmigliata e bionda. Appare, scompare, appare scompare, appare, scompare. Sta scavando una buca. Per chi? Perchè qualcuno dovrebbe prendersi la briga di arrivare nel nulla per poi scavarci una buca? Una mattina ci si alza, si prende una pala, la si sistema alla meglio sulla bicicletta rossa e ruggine da ragazzino a cui si è alzato il sellino fino all’inverosimile e si pedala fino al nulla con dieci gradi sotto lo zero per andarci a fare una buca. Qualcuno ha davvero intenzione di fare un buco al niente? Forse sta solo cercando di strapare il camminatore solitario al suo torpore, gli sta mangiando la terra sotto i piedi per farlo finalmente scivolare giù. Magari sono un padre e un figlio. Magari questa scena la vedo solo io, perchè tutti gli altri nel tram continuano a fissare i loro punti distanti con gli occhi velati dal sonno.

Forse, semplicemente, dovrei dormire di più.


In quel momento mi passava in cuffia:

Human Behaviurs


If you ever get close to a human
And human behaviour
Be ready to get confused
There's definitely, definitely, definitely no logic
To human behaviour
But yet so, yet so irresistible
And there's no map
They're terribly moody
And human behaviour
Then all of a sudden turn happy
But, oh, to get involved in the exchange
Of human emotions is ever so, ever so satisfying
Oh oh, and there's no map
Human behaviour, human
Human, human behaviour, human
Human, human behaviour, human
Human behaviour, human
And there's no map And a compass
Wouldn't help at all
Human behaviour, human, human
Human behaviour, human,
Human behaviour, human,
Human behaviour
There's definitely, definitely, definitely no logic
Human, human
Human behaviour
Human.
There's definitely, definitely, definitely no logic
Human, human, human, human

Bjork

PS: In questi giorni ho maturato una concezione di "dio" tutta mia. Voi non lo sapete ma dio è nascosto sotto un passamontagna e un cappello con le orecchie di peliccia, gira per le nuvole ghiacciate con una biciclettina rossa, troppo piccola e arruginita, e atacca mele alla canna da pesca.

domenica, gennaio 28, 2007

le cronache di Gliwice (la strega la lavatrice e la neve)

-10

Mi immaginavo a piangere lacrime di ghiaccio

E invece no, e' solo un dato di fatto: fuori ci sono dieci gradi sotto lo zero e la neve alta un metro.
Ne prendi atto, ti infili un maglione in piu' sotto il cappotto ed esci.
Se cammini svelta anzi ti viene quasi caldo, ti senti un po' scema a portarti adosso tutta quella lana.

Non ti senti scema invece a buttarti da una collinetta alle 11 di sera con uno slittino per bambini, a rimanere imbambolata al centro della piazza a guardare il cielo sotto una bufera soffice e leggera, a slittare sul ghiaccio, a canticchiare per strada mentre la gente ti guarda con disappunto, a filmare gli sfortunati che scivolano ...ad aggirarsi sotto una nevicata fittisima con in mano un sacco di vestiti bagnati...

Niente lavatrice a casa, niente lavanderie a gettoni e un sacco di fango per le strade. I miei viaggi a casa di Dorota per utilizzare la lavatrice si sono intensificati. Oggi il bianco, domani i colorati e poi la lana...e i jeans? Avanti e inietro come un bandito, sotto la neve, con il vapore che sale dalla busta dei panni appena tolti dalla lavtrice. Che poi tempo che arrivo a casa il vapore si e' fatto prima condensa, poi ghiaccio, ma pazienza.

Ieri mattina in tutto quel vapore mi e' venuto da pensare che a volte anche io avrei bisogno di una lavata. Non sono una che evita il fango,nemmeno mi ci rotolo dentro a dire il vero. Quando lo trovi te lo becchi, tutto qui.
Nelle cose ci devi stare in mezzo.
Ti ci devi sporcare con la vita per capire che e' meno perfetta di come la immaginavi, ma anche meno bastarda di come la raccontano. Sopratutto la vita non va mai messa in lavatrice. E' un trucco da quattro soldi che te la rida' scolorita. La devi lavare a mano, perderci tempo e dedicarti con accanimento ad ogni macchia. Il risultato finale non e' certo lo stesso, non vera' mai perfettamente pulita, forse rimarrano degli aloni di cui non ti sei accorta. Ma almeno i colori sono salvi, e poi troppa perfezione uccide, ti fa dimenticare come ci sei arrivata alle cose.

(se volete vi do la marca del detersivo che ho usato e di cui ieri ho rspirato intensamente i vapori)

Comunque vada la vita non infeltrisce, la vita rimane elastica, siamo noi magari a volte che non la sappiamo vestire. Dagmara la sua la sa vestire, la riempie perfettamente e la ama. La ama talmente tanto che e' impossibile che alla fine non ti ritrovi pure tu a pensare che non ne puoi fare a meno ...di amarla, la vita.
E sono contenta di essere capitata qui, di averla conosciuta, di aver trovato Dorota e Isabella, Karolina e tutti gli altri.

Fuori ieri nevicava tantissimo, talmente fitto e costante da far scomparire la sagoma dell'edificio di fronte. Nella stanza di Dagmara c'era invece una calda nebbia all'aroma di mela, il fumo del narghile' portato dalla Turchia. Il the' con il miele, le foto dell'Anatolia. Il vivo. La musica: qualche vecchia cantatante francese e Lou Reed. Poi il pub, la birra e Sting.

Sono serate come queste che vi dedico

giovedì, gennaio 25, 2007

dovresti...forse...

Nome
Cognome
Nome del padre
Neme della madre

Tre pagine da compilare in un ufficio dove la temperatura si aggira intorno ai trenta gradi

"Descrizione dell'ativita' che si intende svolgere in Polonia"

Ahahahah ...e adesso? ghigno senza ritegno

In un modo o nell'altro arrivo alla fine del modulo.Sono fiera di me, niente da ridire, un lavoro eccellente. Gongolo fino al bancone e porgo il mio capolavoro ad una non-sorridente signorina
Lei inizia a leggere annoiata la mia fatica, ma dopo un paio di righe mi guarda e trascina qualcosa in polacco.
Rimango a fissarla come un alieno.
Fa passare un minuto di vuoto assoluto, poi ripete molto, molto , molto lentamente. Allora capisco la beffa.

IL MODULO LO DEVO COMPILARE IN POLACCO

E qui iniziano a non tornarmi i conti. MA come? Il modulo e' scritto in Inglese!!!
Il problema e' che il modulo lo ha scritto qualcuno lontano anni e kilometri, perche' li' nessuno parla inglese. In pratica o lo compilo in polacco o non me lo accettano perche' non sono in grado di controllarlo. In un attimo di pieta' mi concedono il tedesco o il russo...e mi chiedo perche' non il cinese...a questo punto.

Rabbia rabbia rabbia

M che cavolo di ufficio dell'immigrazione e'? Tu brutta donna pallida e mal vestita lo DEVI PARLARE l'inglese. Non e' un favore che fai a me, oca precocemnte invechiata, e' un tuo preciso dovere.
Non ho alternative, devo trovare qualcuno che mi aiuti a tradurre queste tre pagine che ora mi sembrano il codice di hammurabi. E straordinarimaente basta chiedere.

Succede anche questo: imparare a non prendersela troppo e chiedere aiuto.

Ci penso emntre torno a casa, sull'autobus che e' peggio della metropolitana alle 8 di mattina.

Penso...penso...penso e mi chiedo se stanno pensando anche tutti quelli che mi circondano, che mi pressano, che mi schiacciano.
Certo che pensano (in polacco ovviamente)
E i loro pensieri sono tanto importanti quanto i miei. Che egocentrismo da poco ipotizzare il contrario.
Anzi nei sessanta minuti che dividono Katowice da Ggliwece uno di questi viaggiatori apparentemente assente ha partorito nel suo fortino mentale un capolavoro. Una meraviglia che mai nessuno potra' pero' gusatre perche' verra' dimenticata appena scesi dal bus, affogata nei giri menatli piu' duri che si fanno mentre si cammina.

Se solo avessi trovato un posto a sedere mi sarei messa a leggere o a dormire, e voi vi sareste risparmiati i miei deliri. Vi ha detto sfiga, anzi e' andata peggio a me.


PS. IL 23 di gennaio , mentre su Gliwice cadeva la prima neve e io mi precipiavo giu' per rimanere imbambolata a guardare le cose scomaprire lentamente e' morto Rryzard Kapunscinsky.
Nel totale isolamento informativo in cui mi trovo lo ho saputo solo il giorno dopo, a cena. Se ne' andata l'ultimo reporter che credeva ancora che per scrivere le cose bisogna vederle e viverle, e non farsele raccontare Fa mele.Ma mi fa meno male se penso che non lo ho appreso per televisone o per radio, ma dalla viva voce di una delle ragazze con cui lavoro, che non lo ha sepolto con un annuncio di tre righe ma ne ha ricordato i pensieri. Lo ha rimesso in piedi e con lui ha rispolverato la propria adolescenza persa a leggere "EBANO" quando fuori faceva troppo freddo.

domenica, gennaio 21, 2007

il nulla

E' stato un week-end orribile

Troppo vuoto di cose e persone, troppo pieno di pensieri fumosi (ed e' noto che non fumo nemmeno nelle mie recite mentali)

La noia quando ti uccide lo fa con sufficienza, quasi ti stesse facendo un favore.


Che stronzata



Me ne vo giu' per le scale ascoltando "gray" di Eni di Franco, reduce da "il nulla" dei Baustelle.

sabato, gennaio 20, 2007

spazza e rimpasta

Il vento si torce.
Vomita foglie e buste di plastica sulla piazza.

Non ti e' sembrato un lampo?

Chiuditi dentro, tirati indietro. Non ti far bagnare troppo a fondo.

Ho sempre creduto che una vita bagnata possa marcire straordinariamente in fretta.




Alle 10,30 cominciano a cadere le prime gocce. Da subito violente, si imapastano con una strana neve. Tutto chiasso fuori. Un suono trascinato lontano. E' il vento che corre talmente forte da portare via anche i rumori, come lamenti lunghissimi. I lampi illuminano tutta la stanza mentre la luce sintetica salta.
Sono rimasta in piedi davanti all'immensa finestra del salotto, con i capelli baganti, l'i-pod nelle orecchie, a fissare il cielo. In cuffia i Sigur Ros ( takk) freddisimi e leggeri che mi hanno fatto perdere il senso del tempo. Nell'ignoranza del momento e' stato quasi poetico.

La mattina dalla stessa finestra nuvole leggere che scorrono rapide su un cielo azzurrissimo mi danno il buongiorno. Penso seriamente sia stato tutto un sogno. Lo penso finche' non mi trovo a camminare su una un'immensa distsesa di schegge di vetro. Sono i pezzi finissimi delle luminarie di natale che il comune si era attardato a levare. Scricchiolano fresche sotto il mio passo rapido, conseguenza del solito ritardo. Ma ancora non mi rendo conto, devo aspettare la sera, accendere il computer per capire che qualcuno non ha trovato quel vento poetico ma semplicemente bastardo.

Mi vergogno un po' per essere stata tanto tranquilla di fronte a una cosa che per alcuni ha significato invece la fine e il pianto. Pero' non lo posso negare, per me era tutto talmente strano e lontano da essere bello. Sara' pure una cosa schifosa, ma ero in uno starno stto di grazia.

Potete anche giudicare.

VISIONI CONSIGLIATE: Leonard Cohen- i'm your man

mercoledì, gennaio 17, 2007

In cuffia... Punto e via


E nel tempo che e' corso nell mezzo ho detto addio a 4 persone, li ho salutati come fossero amici senza avere avuto il tempo di conoscerli veramente. Solo stamattina mi sono resa conto che insieme ad uno di loro erano volati a Londra anche i miei rullini. Ho cercato un passaporto e tradotto favole per bambini tutto senza una vera logica. Sabato sera al pub ho pregato Dagmara e Dorota di portarmi un pacco di dolci da Istambul, ma credo che fossero troppo sbronze per ricordarselo al momento opportuno. Presto in compenso uscira' nelle edicole un trattato sugli sconvolgenti cambiamenti apportati dall'alchol sulla socialita' dei giovani polacchi (con l'introduzione del dottor Donald Pereira). In un atacco di stupidera mi sono fatta trascinare in una sorta di sagra paesana, festa nazional popolare, raccolta fondi non si sa per chi...e mi sono attaccata addosso una quindicina di adesivi a forma di cuore con sopra oscure frasi in polacco. Mi sono spalmata ovunque anche una quantita' imprecisata di zucchero filato che mi si e' incollato un po' ai capelli, un po' ai pensieri trascinandomi in ricordi da libro cuore. Ieri, di fronte all'impossibilita' di comunicare con i bambini, ho deciso di inseganrgli l'italiano. E sempre ieri, osservando questo mio buffo tentativo qualcuno che bambino non e' mi ha proposto di fare sul serio, e cosi' forse dalla prossima settimana mi si potra' vedere al tavolino di qualche caffe' a insegnare italiano a dei poveri cristi ignari. E qui lo so ...lo so...vi state chiedendo come sia possibile...che vi devo dire, loro ancora non lo sanno che sono una semi analfabeta che non ha ancora capito a cosa serve il congiuntivo. Stanno cercando di farmi suonare una chitarra, di fornte al mio tatele rifiuto per il pianoforte abbiamo raggiunto un compremesso. Ho trovato il cappello dei miei sogni, ma putroppo e' gia' il cappello di qualcun'altrro, come sapete questo non e' mai stato un problema per me..ma forse stavolta sara' piu' dura del previsto . Maledico il phon che invece di asciugarmi i capelli mi scompiglia i pensieri quando proprio non deve. Ringrazio chi dall'Italia mi regala messaggi leggeri subito dopo la doccia mattutina



Oggi ho camminato tanto.


OCCHIALI ROTTI


Ho lasciato la mancia al boia
per essere sicuro
che mi stacasse la testa
in una volta sola e ti assicuro
non lo pagai sperando di fermalo
come mai si ritiro' e' un mistero
e il motivo non so spiegarlo
ma so andarmene lontano
se nessuno mi trattiene
e tornarmene a Milano
nonostante le catene

Ho lascaito la mancia al boia
sai quanto mi servisse
un orologio Bbulova
se il tempo lo scandiva la mia tosse
tanto che poi in cambio otteni acqua
e un sorriso che pensai
fosse un rischio anche per lui
per capirmi e' necesasria
la curiosita' di Ulisse
di viaggiare in solitaria
vedendo il mondo per esistere...

E chissa' che poi non capita
che ad uccidermi
sia per caso la pallottola
amica di un marine
Ma se chi dovrebbe darti aiuto
respinge il tuo saluto cosa fai?/
bestemmi o perghi il dio del vetro
andando a amrcia indietro via dai guai
e vai all'inferno
che la differenza infondo non ci sta

Ho lasciato la mancia al boia
per essere sicuro
che mi staccasse la testa
in una volta sola e ti assicuro
non lo pagai sperando di fermarlo
come mai si ritiro'
e' un mistero il motivo non so spiegarlo
ma nel giero di un minuto
dietro a un paio di lenzuola
e' sbucato il sostituto
con in mano una pistola

Finalmente un po' di musica
ma che nostalgia
di quando ho perso la chitarra elettrica
e l'ho data via
chissa' se gli errori del passato
sono ancora adesso in garanzia
e se mi sarai mai perdonato il fatto che io spesso andassi via
un bacio a tutti,
quanti sogni belli e quanti brutti
i miei occhiali si son rotti
ma qualcuno un giorno li riparera'...

Finalmente un po' di musica
ma che nostalgia
di quando ho preso la chitarra elettrica
e l'ho data via
chissa' se gli errori del passato
sono ancora adesso in garanzia
e se mi verra' mai perdonato il fatto che non fossi a casa mia
un bacio a tutti
fate sogni belli e pochi brutti
i miei occhiali si son rotti
ma qualcuno un giorno se li mettera'
e a occhi semichiusi
attraversera'
posti distrutti
e silenziosi




Samuele Barsani

venerdì, gennaio 12, 2007

Varsavia


Niente neve a Varsavia, solo una pioggia leggera e sottile. Una stazione incredibilmente grigia e grande e tanta fretta. Tutti di corsa, tutti si urtano senza vedersi, tutti si incrociano con gli occhi persi in altro. Varsavia.

Una cartina fantasiosa in mano e il sonno che mi consuma. Sono arrivata finalmente. E sara' la stanchezza, o un'illuminazione divina, ma riesco a farmi dare il biglietto dell'autobus in un chiosco parlando un polacco sgangheratissimo, che a pensarci adesso non so nemmeno come mi e' venuto. Prendo anche l'autobus giusto, scendo alla stazione giusta. Incredibilmente becco anche la coincidenza con la linea del tram. E mi sento stranamente in pace in questa frettolosa folla anonima che mi corre acconto.

L'albergo non e' un albergo ma un ostello. Tutto verde e perso in un parco, con veduta su un piccolo stadio e il museo di arte moderana. La stanza gia' invasa di valigie e vestiti sparsi un po' ovunque.

Hi!!!

Una ragazza tedesca, una danese e una ukraina. La mia compagnia nei prossimi giorni.
il pranzo, l'inglese che viene e che va, gli altri volontari e donald che e' arrivato direttamente da Berlino e non ha un soldo...e viene a piangere miseria da me...illuso

E il seminario va, come da programma. Con pausa caffe' e tante risate. Risate per noi che siamo qui, che nelle stanze ci sono tanti letti rimasti vuoti. C'e' chi non ha retto e ha mollato. 7 persone sono tornate a casa durante le feste e si sono perse. Capita. Capita sempre, e' da mettere in conto.

Ma chi se ne frega del seminario, che sono le solite cose, che e' mezzo in polacco e mezzo in inglese ma dalle otto in poi siamo in libera uscita.

Il caffe' del museo di arte moderna, la cena al ristorante spagnole, il klub fuomoso in una viuzza del centro. Jan che ci fa da guida nelle sua citta'. Mezzo polacco mezzo francese ci spiega le strade e i vicoli, ci parla di una Varsavia di plastica che si sveglia solo di notte. Ci perdiamo per le viuzze ricostruite perfette dopo la guerra, una scenografia teatrale senza troppa anima ma brulicante di una giuventu' spensiarata ( beata gioventu'!.

LA sveglia alle nove e la fatica di segiure le conversazioni in inglese dopo aver dormito due ore in tre giorni. La nausea del caffe' solubile. La ragazza spagnola che medita la fuga verso il centro per un misero espresso.

Scegliere di non girare per il centro ma di perdersi dentro una galleria d'arte moderna. Trovare che dietro le mura anonime di molti palazzi si nasacondono meravigliose mostre di fotografia, lascairsi guidare dal caso, non guardare piu' la cartina. Perdersi. Perdersi sul serio ma ricordarsi che tanto tutti gli autobus pessano per il centro, che basta arrivare alla stazione centrale e il gioco e' fatto.

La fila per le docce, che segue un ordine dettato dalla lunghezza dei capelli. il profumo di 10 saponi diversi che ti fa girare la testa e le canzoni lontane e incomprensibili cantate sotto la doccia. Le risate e le corse per il corridoio strette negli accappatoi.

Il biliardino e le mitica finale Francia-Italia (senza sorprese ovviamnte). Il tavolone verde del bigliardo su cui dormire nella pausa caffe' i calzini a righe e i materassoni polverosi della sala riunioni.
Comprare le birre alle 2 di notte in un posto da alcolisti anonimi e trovarsi a cantare con la chitarra bevendo e mangiando salatini. Felici come imbecilli , tornati ad avere 16 anni, quando bastava esserci, quando tutto sembrava piu' semplice. Camminare nel parco la notte mentre i corvi passano da un'albero all'altro con Marie che inveisce contro il cielo , il genere maschile e la bolivia...
Un ragazzo messicano adottato gli ultimi due giorni. IL giro di vodka gratis per tutti, Ierina che saltella in giro visibilmento sbronza e Nikola che invita tutti al prossimo campeggio estivo in Macedonia.

Ci regaliamo una notte in piu, un'altra notte e una mattina perche' Varsavia ci ha ospitata senza pero' permetterci di scoprirla. Tutti fermiamo le stanze pre un'altra notte.

E la notte a Varsavia e' come se il secchio si ribaltasse, il rumore leggero dell'acqua sull'acqua si trasforma nel martellare della goccia sul fondo di ferro. Tutto si illumina e la gente si trasforma.
Si balla , si ride, si pensa al rientro. si arriva alla mattina ...facendo sempre la fila per le docce. Maledizione di ogni seminario sve che si rispetti.

Grazie, Ci vediamo presto, alcuni a Fine Marzo a Turun, alcuni mi troveranno con la valigia sorridente di fronte alla loro porta, ad altri tocchera' per forza asaggiare la mia cucina.

E finalmente un abbraccio colletivo sotto il cartellone degli orari della stazione centrale, con le presone che per un attimo ci fissano interdette, con le nostre risate altissime.

Questa e' stata per me Varsavia

Varsavia e' stata la scoperta di un gruppo di persone fantastiche.


E appena buttata la valigia nello sgabuzzino dell'appartamento mi sono sciolta in uno sbadiglio di liberazione. Mai ho dormito cosi' bene su un divano. Finalmente sento che questa e' casa mia. Si sta colorando, si sta animando, sta iniziando a prendere la mia forma...si vabe' e anche un po' quella di Donald va...

Sono meno piagnona di quanto sembra, seno piu' determinata di quanto la gente immagini. A volte mi perdo dietro a strane pippe mentali...ma vi prego...prendetemi cosi' come sono...se potete , se volete. Sgridatemi quuando serve e abbracciatemi quando me lo merito.


Prendetemi con tutti i miei errori di ortografia,che non mi va di rileggere.

giovedì, gennaio 11, 2007

Per arrivare bisogna partire

4/1/2007

Dorrota: IL treno lo devi prendere alle 5,45...

OK, la stazione e' vicina mi faccio una bella camminatina che non mi va di prendere il taxi, che qui i tassiti non parlano inglese e ogni volta e' una pantomima.
Allora...mi prendo un panino alla bisca turka sotto casa, mi vedo un bel film su Tolomeo (per chi non lo sapesse e' il mio portatile) mi lavo la capoccia, preparo la valigia e punto la sveglia alle 4,30.

Sulla carta il programma perfetto.

E' solo che io non ho mai avuto la capacita' di seguire i programmi...non per niente sto qui in Pollandia adesso...

Cosi' alle 8 arriva un mesaggio di Dagmara:" noi saimo al "4ART" che fai ci arggiungi?"
Mi fisso un secondo sui vestiti sparsi sul letto e sui piatti da lavare...
Ma certo che vi raggiungo!

Il tempo di una doccia e sono da loro.

E sto' li' a sbevazzare e chiachierare, a comunicare come posso...fino alle 3,30...che poi mi trascino distrutta a casuccia..e li' mi rendo conto della stonzata. Cavolo non ce la faro' mai....
Comprimo di corsa tutto nella valigia, lavo i piatti mentre i capelli mi goccialano bagnatissimi e mi viene da piangere quando mi accorgo che fuori ha iniziato a piovere. MALEDIZIONE.

E penso che sono stata una cretina a rifiutare il pasaggio in macchina...che sono cretina cretina cretina, e sotto la pioggia mi viene voglia di scaravenatre la valigia giu' all'inferno.

Ma ce la faccio, si signori ce la faccio e non sono nemmeno troppo bagnata. Trovo anche il bianario giusto nonostante il cartellone sia saltato e nella stazione l'inglese non lo parla nemmeno la macchinetta automatica per i bilgietti (perche' le macchinette parlano...)

E mi metto li' nel mio scompartimento, con la speranza di sfangare queste 6 ore di viaggio senza troppi problemi. Che il sonno e' una banedizione quando la noia ti potrebbe far premere il pulsante dell'autodistruzione. E ci sto per riuscire, sento il dolce rincoglionimento che precede i sogni salirmi su per il corpo...ma niente...controllo biglietti..niente...e ancora gente rumorosa che sale e scende..niente..niente...

La donna sedano incomincia a rigirarsi nervosa sul sedile. Rotola, rotola, rotola. Si mette a contare le doppie punte..ma non netrova..acc...si e' tagliata i capelli da poco...accende l'i-pod ma lo rigetta nella borsa dopo 2 minuti perche' a volte la musica e' una spaventosa canaglia.

E poi l'impensabile, il libro di diritto che spunta dalla borsa. lo avevo portato solo per lavarmi la coscienzza ma in quel momento mi sembra una magnifica promessa di salvezza.

Sono arrivata sana e salva a Versavia dopo 6 ore di viaggio anche grazie ad un libro di diritto. A dirlo mi vergogno un po'.




E da qui in poi e' tutta un'altra storia.

mercoledì, gennaio 03, 2007

20 kg di niente

INVENTARIO DELLA VALIGIA CHE EBENEZER SNOBERUS SINFERRU PREPARò PER IL VIAGGIO NEI MONDI ALTEREI

Un costume d'angelo completo con parucca e ali di vera piuma di cigno
Un dentifricio con spazzolino
Un arricciacoda
Una scatola di lucido per corna "Wild Deer"
Dodici preservatvi
Un pigiama
Un altimetro
Uno spaventacroccoli
Una macchina fotografica e 12 rullini
Un vocabolario diavolo-angelese e angelo-diavolese
Una motocicletta da cross
Pinne
Occhiali e boccaglio
Un chilo e mezzo di brillantina alla menta
Un cerbottana con frecce al curaro
"Cmime tempestose" di Emily Bronte.
Tre paia di mutande con buco caudale
Toppe di caucciù per le ali
Due mazzi di carte da poker
Guanti da saldatore
Sympatol, Xamamina, supposte di glicerina
Un kriss malese
Due bombe a mano
Un pipestrello di peluche
MEzzo chilo di camembert
Pinne (secondo paio)
RAchette da neve
Uno smoking
Un paracaduteUn barattolo di scaramella (nutella di scarafaggi)
Liquido anti squalo
Petardi, castagnole, scoppiarelli, maradone, trictrac
Un estintore
Filo interdentale
Un martello pneumatico
Una sega a motore
Dodici ombrelli
Un borsa portakofs
Tutte le poesie di Majakovskij



Stefano Benni, Elianto

Si avvisa che le comunicazioni potrebbero essere sospese nei prossimi giorni causa deportazione a Varsavia.



PS: Grazie ad Alice che dalla Danimarca mi ha mandato un regalo-pensato. Ho fotocopiato quel pensiero (Per i giovani, Da "La fine è il mio inizio" di T.TERzani) e lo ho messo tra le pagine del diario, che sembra sempre più una bibbia pagana . Donna resisti!!! che è normale ma ma poi tutto va, bisogna consumare anche questi momenti.
 
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