mercoledì, febbraio 28, 2007

di tutte le cose che nuotano nella mia vasca


Mi è arrivata una mail e un’immagine “rarissima”. Nel testo ho trovato una risata e tanta tenerezza.
La sorpresa, non scontata, di essere riuscita a crearmi intorno una soffice parete di affetto.

Tutte le barriere che ho tenuto in piedi per anni sono state fortunatamente costruite con troppa superficialità. Non hanno retto, qualcuno le ha scavalcate. Non so se sia stata semplicemente una staccionata troppo bassa, un buco nella recinzione o la testardaggine di chi non si è arreso. Non lo so.
Comunque una volta entrati non mi hanno mai chiesto nulla più che la semplice esistenza. Io , imperfetta, da loro non ho mai preteso nulla, ho sempre pensato che per essere felice mi sarebbe bastato dare, senza sperare di ricevere poi troppo. Avevo paura che a chiedere mi sarei trovata impreparata. Anche questa, credetemi, non è per me una cosa scontata.
Ma il semplice dare a volte può essere scambiato per freddezza, per disinteresse e mancanza di fiducia. Anche chiedere è un segno d’affetto, di stima e amore.

“quando mi chiedi qualcosa sono contenta, perché sento che credi in me tanto da affidarmi qualcosa di te”

Fu dopo questa frase, detta con un sorriso enorme, che iniziai a capire la mia enorme stupidità. Era appena inverno e io iniziavo il mio disgelo.

Solo che il disgelo è stato lungo e goffo.

Eppure nessuno mi ha fatto pesare nulla.

Ora che ho allungato silenziosamente le braccia per chiedere finalmente un abbraccio, ho trovato una primavera dolcissima.

Qualcuno ha scritto:“ma alla fine è solo questione di lenza! ;)”

Forse si, forse no. Io non so nemmeno come e quando ho buttato la mia di lenza. Un tempo, stupita e incredula, vi avrei chiesto: perché siete stati tanti stupidi da abboccare ad un amo privo di verme?

Statene certi, un tempo ve lo avrei chiesto.

Un tempo. Un tempo che non è più.


E non era questo che volevo scrivere oggi, ma non importa. Nemmeno me lo ricordo più quello che volevo scrivere. Nemmeno so bene quello che ho buttato giù.


PS. Voglio il gioco della pesca con la calamita!!!! Secondo voi si trova ancora nei negozi di giocattoli? E se no…qualcuno di voi lo ha in soffita? E se si...me lo spedite?

martedì, febbraio 27, 2007

forbici

La decisione è presa. Alle 12 vado a tagliarmi i capelli.
Capelli italiani cadranno su suolo polacco.
Chi mi sta intorno è dubbioso.
Tagliarli come? Perché? Non sarebbe meglio aspettare la primavera?

Mi trovo a ripetere: non sarà niente di drastico, solo per ridare una forma a questo caos . Bisogna sfoltire …


Poi che dire, sarò leggera. Spero che insieme ai ricci-soffici cadano giù anche molti pensieri-spigolosi. Sono pensieri male incastrati che graffino le pareti di un contenitore celebrale troppo disordinato. E’ stata l’anima a creare tanto scompiglio, lo so. Si è risentita perché di recente le ho mentito troppo spesso.

Le ho imposto di abbassare la radio per non disturbare i vicini


E’ che in tanta “solitudine” non ci si può permettere troppo rumore dentro.

Si può parlare per ore senza dire niente. Perché una conversazione intelligente non è sempre quello che ti serve. A volte vuoi solo piagnucolare. Ma non si può piagnucolare con chiunque. Ancora è presto.



PS: Non so ancora con che soldi (dovrò tirare la cinghia), ma questo fine settimana vado a Breslavia. Ho mandato un messaggio a Iva e Albina per un cantuccio sul loro pavimento. Come più volte promesso mi hanno garantito addirittura una cena “macedone” di accoglienza. Sarà confusione, sarà distrazione, sarà scoperta.

sabato, febbraio 24, 2007

le sfumature cromatiche degli anni '80


Nel pub suona leggera a mezzaria la voce di Sting, si mescola con il fumo delle sigarette. Chiacchiere disinteressate
Birra e vodka.
Con leggerezza incosciente inizia a parlare di quando era piccola e ridendo tira giù un mondo che se anche conoscevi non sapevi veramente afferrare.
La guardi e fai fatica a crederci, ti giri intorno e non riesci a immaginare. Eppure è stato.

Fuma lenta mentre sfoglia la programmazione cinematografica. E’ appena tornata da una mostra e sulla via del ritorno si è fermata a comprare roba inutile da spargere nell’appartamento.

“Sai quando ero piccola non mangiavo quasi mai la carne, credo che sia per questo che adesso non mi piace poi tanto.
Ma da bambina era diverso, mi ricordo perfettamente che la chiedevo con insistenza tutti i giorni. Già, solo che non c’era, non c’era e non lo capivo. Non è che i miei non la volessero comprare o che non potessero, semplicemente non c’era. Non arrivava nei negozi, oppure si esauriva a metà fila. Le file…le file…e quando arrivavi al bancone era rimasto solo zucchero e aceto. Zucchero e aceto, le uniche due cose che non sono mai mancate.
Mia nonna cercava di “moltiplicare” la poca carne che arrivava mescolandola con le patate. Ma non le è mai riuscito molto bene, me ne accorgevo sempre e iniziavo a piangere. Lei piangeva con me…”

Alza un sopracciglio, increspa le labbra e tira la sigaretta leggermente in alto.

“questa è la mia canzone preferita”

Mentre chiede al barman di alzare il volume me ne sto lì con la birra tra la mani e cerco di capire quale assurdo salto si è trovato a fare questo paese. Ci penso e penso alla mia di infanzia, e contemporaneamente un po’ mi vergogno perché certe cose mi immaginavo le potessero raccontare solo i nonni e non le ragazze di 27 anni.

Confusa mi ritrovo a vedere nel giallo della birra i campi di grano intorno a casa, l’estate e il caldo di fine mattina. Le cicale, il rumore del dondolo e Nerone che dorme tra i relitti di una vecchia macchina agricola.
Il luglio lento passato a casa dei miei nonni nella campagna perugina e scacciare le mosche, aspettando il fresco per poter andare in bicicletta. Un libro dalla copertina verde e rigida, “i ragazzi della via Pal”, che mi ricordo aver finito in tre giorni tra il dondolo e l’ombra del salice. Avevo sempre le ginocchia sbucciate e lividi sparsi ovunque, e a ogni nuovo graffio pretendevo una caramella. Fu in quell’estate che mangiai tante galatine da provocarmi una tale nausea che ancora adesso mi perseguita. La carne alla brace, le pannocchie arrostite, le patate cotte sotto la cenere…

Mi chiedo se si veda in me qualcosa della mia infanzia, quale traccia ne sia rimasta nei miei gesti e nei miei pensieri. Guardo Dagmara che canta, provo a indovinare cosa l’abbia fatta diventare quello che è , la bella persona che sorride appoggiata al bancone.

martedì, febbraio 20, 2007

la rivoluzione fallita di Victoria

“Io non amo la gente perfetta
quelli che non sono mai caduti,
che non hanno inciampato.
La loro è una virtù spenta, di poco valore.
A loro non si è rivelata la bellezza della vita”

B.L. Pasternan



Un piccola crisi si è consumata frenetica negli ultimi giorni. Era stata messa in conto ma a trovarsela di fronte ha lasciato comunque smarriti. Fortunatamente a volte quello che dovrebbe ucciderti in realtà ti libera.
E se non sono ancora un uomo non sono più nemmeno un uomo-palloncino. La amo troppo la vita per non lasciare andare i miei pensieri e prendermi la responsabilità di toccarla.

Il periodo di “pseudo-vacanza” è finito e sono tornata al lavoro. Eccomi di nuovo a rotolarmi con i bambini. Mi chiedo perché spesso le persone per crescere abbiano prima bisogno di regredire. Un' involuzione controllata.
Io con loro mi libero da molti preconcetti e alibi. Aiutata anche dal fatto di non capire una sola parola rischio me stessa più di quanto potessi immaginare. E mi hanno anche regalato la mia prima e per ora unica certezza: mai nella vita voglio ritrovarmi a lavorare con qualcuno sotto i 20 anni.
Sono carini , egoisti, colorati, arruffoni, egocentrici, urlano, ti amano svisceratamente, non hanno spesso il minimo controllo delle loro emozioni, si rapportano agli altri secondo un semplice principio di convenienza. Sono bambini, e il problema principale è che ti ricordano che lo sei stato anche tu.

Anche io sono stata una dolce bambina riccioluta, e ora mi ricordo perfettamente dell’indescrivibile frustrazione ogni volta che mi rendevo conto di non contare mai nulla in ogni decisione importante. Finché non superi il metro e sessanta è inutile, tutto quello che ti riguarda lo decidono gli latri, gli adulti.

Questo pomeriggio ho lavorato in un centro della chiesa dove come sempre prima e dopo la cena c’è la preghiera “obbligatoria”. Io mi dichiaro atea, e se non atea quantomeno agnostica, così mi tiro via e rimango in silenzio appoggiata allo stipite della porta. Ma i bambini non fuggono, non ne hanno il diritto: sono bambini.
Qui di fronte a un piatto di zuppa Victoria ha proprio oggi deciso di affermare la sua personalità: si aggrappa con le mani al tavolo e serra la bocca. Inutili le suppliche, ha deciso e nulla la smuove. Ma se lei non ubbidisce niente cena, nemmeno per gli altri. Scuote i codini biondi in ripetuti e silenziosi “no”. No. Tutto il pubblico intorno rumoreggia, ma dalle parte sbagliata. Nessun aiuto per te Victoria, solo lamenti e voci alte di disapprovazione. Gli altri vogliono mangiare! La massa, la solita massa affamata. Ma la piccola tiene duro, è tosta. Decisa ma indiscutibilmente piccola. L’educatrice le prende le mani, gliele sgancia dal tavolo e le impone il segno della croce come ad una bambola.

Tu non lo sai cocciuta Victoria, ma questa è stata la tua prima rivoluzione. Sei stata lasciata sola e hai perso perché il nemico poteva vantare un esercito meglio armato. Ma stai certa che non sarà l’ultima delle tue battaglie, ne metterai in scena tantissime altre, e anche in futuro spesso ti ritroverai a doverti battere da sola, spesso ma non sempre. Crescerai e acquisirai il diritto di piantare dubbi e prendere decisioni, per quanto sbagliate. Oggi è andata così. Fortunatamente o sfortunatamente non te lo ricorderai.
Ma stai certa che me la ricorderò io la tua fallita rivoluzione, e nel frattempo rubo per te del cioccolato dalla dispensa.

lunedì, febbraio 19, 2007

schizzi di scarabocchi mentali


Gli uomini palloncino abitano i campi di grano insieme ai papaveri.
Sotto un cielo di zucchero vivono tenendo “la testa” tra le mani, per trattenere quello che credono di essere ben piantato tra le spighe.


Non sono spaventapasseri, non sono uomini.

Non hanno mai toccato il grano, mai hanno sfiorato il profumo delle cose correndo a braccia aperte sulla punta delle spighe.
Hanno paura del vento e dei corvi, così per nulla al mondo staccano le mani dal loro palloncino rosso.

“Sei pazzo? Se mi lascio andare sparisco!!”

Ma nessuno di loro sa davvero cosa possa succedere ad aprire le mani. Mai un papavero è stato colto ed infilato nel taschino.

“non si può amare senza sfiorare le cose vive”

Si disse un giorno uno di loro che in piedi nel suo completo blu si era innamorato di una vecchia quercia piantata nel mezzo del campo.

C’erano i corvi e c’era il vento, le nuvole viaggiavano veloci. Sotto il sole di mezzogiorno l’uomo palloncino staccò le mani dai suoi pensieri e scoprì che erano caldi e leggeri, e sentì che la quercia era viva, e tutto volò rapido, e tutto iniziò a ballare ed ad essere vero.



PS. E' stato un finesettimana di sole feroce e freddo diabolico. Sotto tre giri di sciarpa ho passsato la domenica mattina a pattinare, freddo su freddo. Ci ha pensato Karolina a scaldare la domenica con un cus-cus fantastico, peccato che oggi il raffreddore mi abbia riportato in mente tutto il vento che mi sono presa nell'ultimo periodo.
Oggi è il mio ultimo giorno di semilibertà, rimango a casa a "sniffare" colori, perchè fuori c'è troppa nebbia.

venerdì, febbraio 16, 2007

masherina mascherina

Oggi avrei dovuto indossare un bellissimo vestito e trasformarmi per un paio d’ore. Perdere la serata a recitare una parte confusa in un pub dietro casa, nascosta dietro una maschera presa in affitto.
Se non fosse che ci sono troppe cose da fare, che le persone non sono mai sicure di nulla e che qui il carnevale non è carnevale.

Lo sapevo già, da qualche giorno. Ma una cosa che ho imparato in Polonia è che fino all’ultimo tutto si può trasformare. Capita spesso e senza preavviso, ma non questa volta.


Non per questo però rinuncio all’idea di affittare uno dei costumi del teatro per una serata. Ne rimane di tempo, ne rimangono di idee . Troppe idee che in questo periodo mi stanno “centrifugando” il cervello.


PS: ieri ho visto un film serbo sottotitolato in polacco e mi sono commossa nell’averne compreso la storia (film stupendo). E’ strano ma nella confusione generale delle due lingue e nello scorrere spesso molto rapido delle immagini alla fine ho capito gran parte del film senza difficoltà, pescando un po’ qui un po’ là.

In cuffia: The death of a clown, Kinks

mercoledì, febbraio 14, 2007

mi arrendo

Ci sono giorni in cui anche la programmazione del cinema ti tradisce. Ti presenti alle 10 di mattina, e ti rendi conto che è proprio la giornata sbagliata. Al posto del "il settimo sigillo" infatti proiettano "tristano e isotta". E no, non ci stai. Sola al cinema a vedere tristano e isotta no..proprio no.
A sto punto meglio imbiancare. E ti fai viva nel nuovo ufficio con un sorriso maligno e voce monocorde

- datemi un secchio di vernice

No no tranquilli non è una minaccia, non intendo affogarci nessuno. Ma che poi, ma che cazzo di colore è questo...e ..ma siste sicure che vada bene così?
Non oso dire nulla, tutte nervosette oggi vedo...fantastico...

E' pure una bella giornata di sole, fa piacevolmente caldo, e la pizza nel cartone è meno schifosa del solito.


"nessun dorma! nessun dorma!"

-ma tu la sai tutta?
-si....diciamo di si...
-la canti?
-diciamo che è meglio di no....
-ce la puoi tradurre?
-vediamo che si può fare....

Repertorio del giorno: Turandot, La traviata, I pagliacci, La carmen, Il poliuto, Cavalleria rusticana, Rigoletto...

Roba allegrisima insomma, e soprauttuto....ma perchè? perchè? come è accudoto? misteri polacchi. Devo ancora capirli i loro gusti musicali, oltre al loro strano rapporto con i colori si intende. Che poi, dalle mie traduzioni chissà che ci hanno capito, semmai hanno capito.

Io ho capito che mi girano e allora prima di tornare a casa volto di colpo verso destra trascinando Donald che mi guarda confuso

-"tiki taki"Donald...cioccolato...voglio il cioccolato.

E poi sai che vi dico, entro in libreria e mi compro anche un bel libro in Italiano e addio tutti i buoni propositi. E magari proprio "il maestro e margherita"

Ma le cose vonno sempre per conto loro.

Mi è bastato usciremene con due parole in Italiano borbottate da sotto la sciarpa che si è creato il panico: la commesa felice mi ha messo 5 "Tiki taki" in più nel sachetto e il signore vicino a me è andato in visibilio.
-Italia! bellissima bellissima! Mia moglie adora l'italia!mio figlio ci studia! ITalia, Polonia, bellissimo!
E incomincia a parlare a palare parlare parlare. Io non so che fare, fisso i miei cioccolatini, Donald e Domenica che ridono guardandomi dalla vetrina, le coppiette sedute a bere cioccolata. Non so che fare...e non so perchè mi ritrovo a stringere in mano un pacco di cioccolatini con tanto di fiochetto rosso.

_un regalo per san valentino, bella italia, bella Roma. Mia moglie ama Roma!!!

E tanto etusiasmo mi fa sorridere, finalmente rido.

Alla fine Domenica traduce epr noi le chiacchiere di questo buffo professore di informatica, uscito pazzo dalla gioia senza un motivo plausibile. Ci regala un libro di un famoso autore polacco e scompare in un taxi dopo averci augurato buon san valentino.
Donald ride, Domenica pure, io mi mangio i Tiki Taki.

E il punto ora è: ma perchè a te regalano sempre roba? Al mercato, al pub , qui? ma che è?
Donald non se ne fa una ragione.
Ma credo che non ci debba essere una ragione. E poi non mi regalano "roba" ma sorrisi. Questa non è una scatola di cioccolatini ma un pizzico di allegria.

Grazie tante professore pazzo, grazie. Che adesso mi è anche venuta voglia di uscire, di andare a quel concerto jazz.

Mi arrendo

lunedì, febbraio 12, 2007

fate con me l'ultima salita














































L'ultima volta che arranco su per queste scale. Ho il fiatone, me lo gusto.
Passo dopo passo, voglio ricordarmi scalino per scalino. L'odore dolcemente schifoso.
Abbiamo iniziato il trasloco.
il nuovo ufficio è in un palazzo dell'università, costruzione dell'ultimo comunismo, solida e squadrata.
Dio come mi mancherà il verde penicellina. C'era il freddo e ogni voltra che passsava il tram tremava tutto. C'era il gatto che la sera al buio ti tagliava la strada sulle scale impunito e maligno. IL cane del signore del quarto piano. C'erano dei secchi di carbone che ogni tantto comparivano misteriosamente sui pianerottolo.
Tutte queste cose continueranno ad esserci, e un po' mi fa rabbia. Egoismo da trasloco.























domenica, febbraio 11, 2007

visioni domenicali nel mistero dei finesettimana fantasma




Avete presente il sabato, vero?
Quel giorno maledetto in cui andare in giro per Roma, o più semplicemente per Ostia, equivale a partecipare a una partitita di rugby sovraffolata?
Il chiasso, la confusione immotivata, i profumi da quattro soldi delle ragazzine troppo truccate che girano in branchi, i genitori rassegnati ad inseguire i loro pargoli maligni che sgattaiolano impuniti tra le persone, i bulli di quartiere con le loro macchine-discoteche che inquinano con musica di dubbio gusto le passegiate altrui...le compere isteriche...
Bè, io ho sempre creduto che fosse una cosa assolutamente normale. MA ora lo so: è solo una tara mentale di noi sciocchi bambini cresciuti in paesi da sempre fin troppo consumistici.
Il chiasso, la confusione, sono strettamente legati al commercio. Niente negozi, niente caffè, niente rumore. Funziona così. Niente passegiate, niente appuntamenti per andare a oziare, a specchiarsi nella vetrine illuminate, a sedersi al caldo di qualche locale con una tazzina di cioccolata da consumare in non meno di 40 minuti.
Qui la città, di sabato, diventa una scatola vuota. Le luci nei negozi si spengono alle 14:oo e la gente scompare, scappa non so dove per vivevere non so cosa.
Non lo so se sia coì in tutta la Polonia, o solo qui, tra Gliwice e Katowice, ma il sabato è il giorno di nessuno.
Ieri, per le strade di Katowice c'eravamo solo io e Donald, che ancora a questo fatto che di sabato bisogna semplicemente cedere alla monotonia casalinga non ci siamo arresi.
Il cielo velato, un silenzio surreale, i corvi...rare le macchine e sorde le cose. Uno scenario strano, quasi da film castro-orror-naturalista-religiosoandante. In questo scenario vi dovete immaginare due loschi indivudio, che sembrano Stalio e Olio, che si aggirano confusi, sibilando improperi e cercando forme di vita anche nei cassonetti e..bè...la situazione diventa grottescamente comica (si può dire? vabè...)
E scende la sera, alle 16,30 già si fa scuro, ma i pub non ci pensano prorpio ad aprire.
-Ma che cavolo fanno qui gli studenti?
-studiano
-cazzo ma è una nazione di geni
-...
E qui capisci anche che c'è di più, mentre con stupore incontri tre ragazine cha parlano piano in un angolo della strada che porta all'universitaà. Ti sembra di aver scoperto una specie rara e in via di estinzione. Ma come tutte le creature rare sono schive e diffidenti.
Si accendono i lampioni, la luce sintetica le colpisce in pieno e le spaventa. Sentendosi scoperte scappano, prese nella colpa di aver infranto il coprifuoco.
E tu rimani lì, a guardare i lampioni, e lo capisci. Non sono loro ad essere strani sei semplicemente tu che ancora non ci hai capito nulla. Che stai qui e ragioni come se fossi a Roma. Questa gente sembra aver fatto un silenzioso patto per cui il sabato lo dedicano ai loro pensieri chiusi tra gli amici stretti, senza distrazioni al neon o ubriacature da sovraesposizione sonora. Il finesettimana si stacca la spina. C'è il sabato sera per affogarsi nel caos, nella birra e nella musica. Ma il tutto non prima delle 9 e non oltre le 2.
A me, povera sciocca, non rimane che entrare da H&M e far finta di niente, comprare cose assolutamente inutili per sentire che infondo non è sempre tutto sbagliato e uscire dal mega store con un pizzico di vergogna.
Che la gente non è che non c'è, c'è eccome, il bus per tornare a casa è pieno come un uovo.
Ma ancora non capsico dove si era "nascosta". O meglio ancora non capisco cosa MI nasconde, quale è il segreto di questi sabati pomeriggio.
Il Prossimo sabato faccio una torta e invito tutti a vedere un film bevendo litri di thè.
Per la domenica però mi sono attrezzata. Ieri ho finalmente fatto la tessera al videonoleggio e ora ho tre "fantastici" film da spararmi nel caso mi prendano le turbe da noia collosa, tipica dei giorni festivi.
E per i problemi di insonia niente panico, i libri sono finiti, ma ho comprato tele, pennelli e colori (che ero in crisi d'astinenza..incominciavo a schlerare...mi ero depressa a usare pennarelli e pastelli per un mese).
Basta davvero poco per affogare tutto e cambiare umore, basta decidere di usare più rosso e meno blu.
PS: Sono un'altra volta senza soldi per aver comprato vestiti che non metterò mai viste le temperature e tele che già ho finito. Modestamente anche qui ho il mio personalissimo maniaco del telefono, perchè le buone anbitudini non muoino mai. Mi aggiro come un lupo affamato di fronte alla libreria con i libri stranieri, tanto che credo ormai il commesso sia convinto gli stia battendo i pezzi. Da domani ho una settimana di vacanza che non so bene ancora come usare.
Ho imparato: Se non nevica è inutile che esci sul terrazzo in maniche corte e imprechi contro il cielo, conviene rientrare, farsi una tisana e aspettare che passi l'atacco di isteria sperando che non ti venga la broncopolmonite. Che poi non è colpa del cielo, ma nemmeno tua.

mercoledì, febbraio 07, 2007

riavvolgendo

Ho finito solo stamattina di pulire, portare giù un'infinità di immondizia e accorgermi dello strano silenzio. Credo di odiare tutto questo improvviso ordine. Mi piaceva dover stare attenta a non calpestare la gente per andare in bagno, mi ha dato un sanso di fraterno accampamento che mi ha fatto tornare bambina. Si certo, una bambina che oltre agli "amichetti" nei sacchi a pelo doveva stare attenta a non rovesciare anche le birre abbandonate ovunque, ma sono dettagli.

Neanche tanta la birra, nemmeno troppa la vodka. Mai vera ubriachezza solo chiassose sbornie. La musica tanta, quella si, quella stupendamente eccessiva. Di tutti i generi, in tutte le lingue. L'odore del vino rosso rovesciato sul pavimento, l'assoluta naturalezza con cui a 24 anni la gente si mette a saltare sul letto recitando poesie che credeva di aver dimenticato, filastrocche infantili, esercizi per la memoria da scuola elementare. IL freddo che i fumatori si trascinavano dietro rientrando dal terrazzo con l'aroma amaro delle sigarette. IL tabacco all'arancia per il narghilè che ha messo tutti d'accordo e ha fatto svegliare anche chi si era ranicchiato in un angolo blaterando strane cose sui folleti che rubano i calzini (o roba simile..insomma si...almeno sembrava una cosa del genere...)
Le scrape che invadono il corridoio, le giacche fino al soffito, perchè non so come a fine sarata ci siamo ritrovati con 27 persone nel nostro minuscolo appartamento, che non è poi tanto minuscolo, che ha accolto tutti e nessuno ha avuto da ridire.
Donald alticcio prova a dire che gli olandesi sono meglio degli italiani, ma poi si accscia e frignando ammette che non è vero...che non è vero...e non ci vuole credere. E io rido, perchè mi stanno crollando attorno molti pregiudizi e sto regalando un sacco di sani dubbi.
Sono Barbara , non la ragazza Italiana. E non ridetici, ma è una cosa che ti fa stare bene, perchè quando metti piede fuori dal tuo paese perdi lo status di persona e diventi L'Italiana. Vi assicuro che un po' fa male. Il diritto a una personalità autonoma te lo devi conquistare. Ma quando finalmente ti ritrovi, allora è una soddisfazione strana, una vittoria che ti fa apprezzare di più quello che sei. Stramente poi ti aiuta a capire meglio dove veramente inizi e finisci, e dove e fino a che punto sei Italiana. Non storcete la bocca, ti ritrovi stranamente a scopriprti molto più italiana di quello che credevi...e non è poi un male....

Sopratutto in cucina non è un male riscoprirsi italiani, che ti salvi e salvi un pò tutti. Nutrire 12 persone per 3 giorni e preparare una cena fredda per 27 persone. Sono sfide pure queste, che ne sapete. Sopratutto se rischi di intasare il pronto soccorso locale. Ma ve l'ho detto, qualcuno da qualche parte mi ama e mi protegge (un alieno scintillante???? ) e tutto è stato perfetto, che manco mia madre ...sono geniale!
E ho strappato sorrisi con l'assuluta sincerità a cui mi ha costretto un vocalobario che mi va semrpe più stretto. Non si può fare a meno di essere il più diretti e sinceri quando hai il terrore di essere fraintesa a causa della tua scarsa conoscenza della lingua. Un male a volte, ma solo a volte.
Certo che se poi si iniziano a fare discrosi filosofici e campati per aria apriti cielo...è che lo sapete...io non riesco proprio a parlare tenendo troppo i piedi per terra (metteteci anche il martini). Quindi a volte un pò me la vado a cercare la crisi da difficoltà comunicativa. Ma va bene così, anzi è quasi un sollievo se chi ti ascolta sembra determinato tanto quanto te a non farsi sconfiggere dai "buchi di parole". Quando ti ritrovi a voler essere capito, ascoltato, ti impegni al masimo, ce la metti tutta. E ti senti in dovere di dare il meglio se chi ti sta di fronte è convinto che vale lapena di starti ad ascoltare nonostante tutto.



ora invece mi ascolto:

Tower of soong, Leonard Cohen.

mi sono scelta una ninna nanna di gran classe.

lunedì, febbraio 05, 2007

le cose iniziano, le cose finiscono

















































poco alla volta le persone arrivano, peco alla volta se ne vanno. Ad aprire e chiudere un abbraccio.
Il caos vivo nel mezzo, la confusione di cose morte e avanzi alla fine, quando non ti rimane che pulire...fuori, perchè dentro ancora tutto rimbomba.
Buongiorno
Faccio colazione e scappo
Trovo le carte da poker nel frigo
Cerco di non pensare che tutto sto sfacelo va pulito
Mi gogolo sui mesaggi del post-parapetfuka, che ancora continuano ad arrivare.
Buongiorno







venerdì, febbraio 02, 2007

Parapetufka


Nel giro di 2 giorni tutta la neve si è sciolta

All'improvviso, una mattina mi sono svegliata e mi sono ritrovata a 4 gradi sopra lo zero, una pioggerellina sottile e la neve consumata da tanto improvviso calore. un intero giorno di fango e strade viscede, e adesso sembra che la neve non sia mai scesa.

Sono leggermente contrariata.

Mi sono giunte giuste e sante lamentele sul fatto che spesso scrivo scrivo ma non dico poi nulla, o almeno nulla di comprensibile. Avete ragione. Ma non so...avete letto il titolo? bè si in un luogo che è fuori da tutto, mi poso permettere di vagheggiare quanto mi pare. E' stupendamente inutile.
Per una volta però vi voglio venire incontro.

O lameno sarei lieta di farlo, raccontandovi tutti i misteri di Gliwice, se non fossi di fretta..ehehehhe...fregati. Quindi vi dovrete accontentere di una spolveratina al volo.

Sono due giorni che la temperatura è risalita, che tentiamo strani esperimenti culinari prima della festa di domani sera, in cui non voremmo avvelenare nessuno. In Polonia è più difficile trovare l'aceto che l'olio. Abbiamo comprato una quantità imprecisata di birre, quelle più forti per i ragazzi, quelle con il succo di frutta per le ragazze (birra che qui è considerata prettamente femminile ma che aprezzano anche i più duri...anche se non lo ammettono...). Birra allo zenzero per me! ( è buonissima la dovete provare). LA vodka è tutta a carcico di Dagmara, che sembra esperta, i dolci li "produce" in serie Isabella. Io intanto mi sono riappropriata della stanza, che forse Donald è disposto a lasiarmi per tutta la durata dello SVE! Quando mi ci metto so essere veramente convincente, porto allo sfinimento!
La riconquista della stanza non poteva tra l'altro capitare in un periodo migliore. Delle 10 persone che rimarranno a dormire qui 8 sono ragazze...e quindi tutte con me incastrate nel letto e spalmate per terra (qui lo so che davide si sta lisciando il mento con un ghigno beffardo)

Verranno tutti i volontari che abbiamo conosciuto a Varsvia. Commozione, c'è chi si farà adirittura 13 ore di treno pur di passare un paio di giorni con noi, a non fare niente, ma in compagnia. Commozione. Commozione sincera. Come si può non essere felici? e già da oggi dobbiamo fare la staffetta tra la stazione e casa...perchè dalle 16 in poi iniziano a sbarcare i nostri buffi ospiti. Non sappiamo ancora dove mettere tutti i bagagli, non sappiamo bene come fare a incastrarci epr dormire(confido che si ubriachino e dormano anche nella vasca da bagno), ma già mi vedo a stitolare in un abbraccio Aurì appena scende dal treno.
In programma per IRina, Nikola e Aurora stasera mostra di fotografia, cena al ristorante messicano birra e un milione di sorrisi. I nostri sorrisi e quelli di tutte le persone a cui abbiamo parlato di loro e non vedono l'ora di conoscerli.

Dobbiamo anche avvertire i vicini, per evitare che sabato sera chiamino la polizia (qui in polonia non è solo una minaccia, succede spesso..e non mi va di dover passare la sera in un commissariato polacco) Ci siamo fatti scrivere un discorsetto da ISAbella da recitare a memoria con facette pulite e sincere. Magari vedendo che ci sforziamo tanto di parlare in polacco ci prendono in simpatia e ci danno la loro benedizione. Farò la faccia da bimba smarrita e che qualcuno ce la mandi buona. Non avrei pensato che un giorno la mia espressione da rincoglionita sarebbe tornata utile.
Chi potrebbe mai dire di no di fronte alla mia espressione da criceto?

Ma adesso volo, devo pulire la cucina, passare al cinema Amok a ritirare il programma di Febbraio, recuperare le foto, mangiare al volo quello che trovo, comprare un milione di cose anche se non ho un soldo, andare al lavoro dove mi aspetta una festa coni bambini ( che hanno fetto un elenco ordinato per ballare con me....mi sono comomssa....), riuscire a trovarmi per le 18 al binario giusto per abbracciare aurì, negoziare con il tassista...e poi magari non morire nel mezzo...perchè domani si che sarà dura...



Mi piacerebbe tanto aprire la porta domani e trovarvi...ma lo so che non si può e che non è nemmeno giusto...tanto prima o poi passerete di qui.
 
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