sabato, febbraio 24, 2007

le sfumature cromatiche degli anni '80


Nel pub suona leggera a mezzaria la voce di Sting, si mescola con il fumo delle sigarette. Chiacchiere disinteressate
Birra e vodka.
Con leggerezza incosciente inizia a parlare di quando era piccola e ridendo tira giù un mondo che se anche conoscevi non sapevi veramente afferrare.
La guardi e fai fatica a crederci, ti giri intorno e non riesci a immaginare. Eppure è stato.

Fuma lenta mentre sfoglia la programmazione cinematografica. E’ appena tornata da una mostra e sulla via del ritorno si è fermata a comprare roba inutile da spargere nell’appartamento.

“Sai quando ero piccola non mangiavo quasi mai la carne, credo che sia per questo che adesso non mi piace poi tanto.
Ma da bambina era diverso, mi ricordo perfettamente che la chiedevo con insistenza tutti i giorni. Già, solo che non c’era, non c’era e non lo capivo. Non è che i miei non la volessero comprare o che non potessero, semplicemente non c’era. Non arrivava nei negozi, oppure si esauriva a metà fila. Le file…le file…e quando arrivavi al bancone era rimasto solo zucchero e aceto. Zucchero e aceto, le uniche due cose che non sono mai mancate.
Mia nonna cercava di “moltiplicare” la poca carne che arrivava mescolandola con le patate. Ma non le è mai riuscito molto bene, me ne accorgevo sempre e iniziavo a piangere. Lei piangeva con me…”

Alza un sopracciglio, increspa le labbra e tira la sigaretta leggermente in alto.

“questa è la mia canzone preferita”

Mentre chiede al barman di alzare il volume me ne sto lì con la birra tra la mani e cerco di capire quale assurdo salto si è trovato a fare questo paese. Ci penso e penso alla mia di infanzia, e contemporaneamente un po’ mi vergogno perché certe cose mi immaginavo le potessero raccontare solo i nonni e non le ragazze di 27 anni.

Confusa mi ritrovo a vedere nel giallo della birra i campi di grano intorno a casa, l’estate e il caldo di fine mattina. Le cicale, il rumore del dondolo e Nerone che dorme tra i relitti di una vecchia macchina agricola.
Il luglio lento passato a casa dei miei nonni nella campagna perugina e scacciare le mosche, aspettando il fresco per poter andare in bicicletta. Un libro dalla copertina verde e rigida, “i ragazzi della via Pal”, che mi ricordo aver finito in tre giorni tra il dondolo e l’ombra del salice. Avevo sempre le ginocchia sbucciate e lividi sparsi ovunque, e a ogni nuovo graffio pretendevo una caramella. Fu in quell’estate che mangiai tante galatine da provocarmi una tale nausea che ancora adesso mi perseguita. La carne alla brace, le pannocchie arrostite, le patate cotte sotto la cenere…

Mi chiedo se si veda in me qualcosa della mia infanzia, quale traccia ne sia rimasta nei miei gesti e nei miei pensieri. Guardo Dagmara che canta, provo a indovinare cosa l’abbia fatta diventare quello che è , la bella persona che sorride appoggiata al bancone.

3 commenti:

viola celeste ha detto...

qlc della nostra infanzia rimane sempre,un segno,un gesto,uno sguardo,un'abitudine,un pregio,un difetto,magari anche solo dentro di noi....e nn saremmmo nulla senza la nostra infanzia...
giorgia

Elena ha detto...

Ciao bellissima!Ho visto che mi hai cercata su msn quando ormai ti eri disconnessa...peccato!Spero proceda tutto bene lì,qui tutto normale x quanto mi riguarda!
Spero che ci incontreremo presto online!
Ti voglio bene

gabriele ha detto...

siamo sul filosofo-pesante andante eh?? mi piace questo post!!! non come le mie dita ficcate in gola, ma direi che è da fotografia in tono di seppia :)

 
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