giovedì, marzo 29, 2007

crolla tutto

Il mio passaporto è scaduto.

A maledirmi ora per non averci prestato attenzione non risolvo nulla, neanche correre al consolato a Krakòv . Lo so, li ho chiamati e supplicati. Niente da fare, ci vogliono almeno 20 giorni. Non ho tanto tempo.

L’Ucraina

Liev

Crolla tutto mentre fisso il mio maledetto passaporto.

Yarina parte domani, io sarei dovuta andare per Pasqua, 5 notti di gentile ospitalità. 12 ore di viaggio in treno.
Mi aspettava una pasqua dalle uova blu e le fusa dolci della lingua ucraina.

Maledetto passaporto, maledetta capocciaccia distratta.

Capoccia distratta.

Maria ride quando le racconto la mia disperazione. Ha fatto il mio stesso servizio di volontariato lo scorso anno, e si ritrova divertita nei miei racconti, nei miei problemi e nei miei entusiasmi.
A fine serata al pub ci siamo ormai solo io e lei. Io mando giù un the al limone, mentre lei ha davanti una birra chiara. Tedesca-polacca ha metà della famiglia qui, la nonna vive in un piccolo villaggio vicino Gliwice. Il suo polacco è perfetto, la sua risata sincera. Perché chi dice che i tedeschi sono cupi è lo stesso che pensa che gli Italiani siano dei saltimbanchi. Anche se a lei un saltimbanco italiano è capitato sul serio. Dividere per 7 mesi l’appartamento con Michele non è stato semplice, stupendo ma assolutamente folle.

Michele

Lo avreste dovuto vedere, un torinese arruffato e libro-dipendente. Maestro di parolacce e , diciamocelo, bestemmie. Ha lasciato il ricordo di una vecchia panda verde, con cui pazzo è venuto fino a Gliwice, e le sue urla durante i mondiali risuonano ancora nei ricordi delle cameriere del pub. E Iza, la sua amata Izabella. L’amore per cui tornare a sedersi al bancone del “4 art”. Ma non solo per questo, certo.
Nella sua panda potevi trovare di tutto, racconta Maria: giornali, libri, pezzi di biciclette, cibo, birra, e naturalmente JB e Tim. Il primo rannicchiato davanti con le ginocchia a sfondare il cruscotto e il secondo incastrato di dietro alla ricerca di un po’ di spazio tra tanta robaccia.
Incontrarlo poco tempo fa mi ha fatto concretizzare questa mistica figura che girava nelle storie dell’ufficio. Michele , Michele e Izabella.

Ma Maria racconta anche di come avrebbe a volte voluto ucciderlo, quando alle tre di notte entrava a casa e la andava a svegliare perché aveva voglia du ballare e di parlare, quando la tirava in mezzo nelle sue mille storie di donne, quando alla fine non parlava che di Iza.
Amabile ai fornelli, assolutamente incontrollabile da sbronzo.
Certamente una persona brillante.

Maria ti invidio.

Sospiro e penso a Donald che è già a casa a dormire. Mi sono rassegnata a questa sua pigrizia e totale apatia. Budda è budda, non ci si può fare nulla.

Sospiro.

Pensa a come sarebbe stato bello dividere l’apaprtamento con Maria e Michele. Ma sono le due e il pub deve chiudere.

Dobranoz.



PS: Da quando sono tornata dalla Repubblica Ceca non ho più internet nell’appartamento. Il mio padrone di casa ha saggiamente deciso di litigare con la compagnia telefonica. Così mi trascino Tolomeo in ufficio e mi collego da lì. Sempre sperando che domani, dopo il parapetuwka di stasera, ci sia ancora un ufficio. Incrocio le dita e vado a comprare una buona bottiglia di vino da portare per la festa d’inaugurazione della nostra nuova e troppo gialla sede.

lunedì, marzo 26, 2007

quell'attimo nel mezzo


Le montagne della Repubblica Ceca ci si aprono davanti in piena notte, con il sonno sugli occhi e la neve che cade fitta e costante. Il cielo grigio-blu tagliato in baso da una tagliola di alberi.

La baita è nuova e profuma di legno e colla, fuori l’odore di resina e l’aroma amaro del freddo.

Sedersi per terra intorno a un camino passandosi un caffè acquoso e un tè dolce alla frutta.
Fuori la mattina si scopre un piccolo villaggio sulla discesa che porta a valle. Case dai tetti a punta e rossi in un bianco accecante.
Durante le chiacchiere assonnate della sera la neve non smette un attimo di cadere e al risveglio ci accoglie grassa e un po’ arrogante. Gela le gambe e brucia il viso.

Camminando tra le casette ordinate e le legnaie abbiamo l’impressione di essere in Svizzera. Un ordine strano e un benessere sereno. L’economia qui è cresciuta rapida e si è diffusa omogenea anche nei piccoli centri. La Repubblica Ceca ha saputo, o meglio potuto, correre più rapida dei suoi vicini. Dorata ci racconta di quando da piccola, nel primo capitalismo, passava la frontiera per venire a comprare qui quello che in Polonia costava tre volte di più. Ora ride al pensiero di come le cose si siano ribaltate.

Il Ceco e il Polacco si assomigliano tanto, riesco anche ad imparare velocemente qualche frase di circostanza che mi fa strappare sorrisi divertiti e compiaciuti la mattina a colazione.
I mie saluti hanno per loro un suono strano, una cadenza latina stranamente soffice e buffa. Mi rimandano indietro un “buongiorno” divertito, perché qui come in Polonia quasi tutti sanno un paio di parole in Italiano.

Ma Giù per il fiume si conta in inglese.

One, two, three.

Pagaiare a tempo

One, Two, Three.

Con il freddo che ti stacca le dita e tanta acqua gelata nelle scarpe. Gli alberi alti e spogli, che si abbassano a tratti sul fiume, l’odore di neve e animali invisibili, il sudore ghiacciato sotto la muta. Un tratto del fiume più calmo impone di fermare la conta, togliamo il caschetto e rimaniamo in silenzio. Vaghiamo di pensiero in pensiero seguendo le file disordinate di alberi che sembrano abbracciarci in un gelo commovente. Chissà com’è pensare in macedone, o in bulgaro , o in svedese. Io capisco, finalmente, che non penso per parole ma per immagini. E forse mi è tutto più semplice.

Semplice non è invece cambiarsi in mezzo alla strada con meno 2 gradi. Un gruppo di esseri infreddoliti che saltella in mutande nel tentativo di infilarsi i jeans mentre si è ormai certi di aver perso l’uso degli arti inferiori. Nelle macchine passano automobilisti divertiti a cui le ragazze rumene tirano anatemi in un perfetto inglese.

E questo giochetto mi è costato una cascata di starnuti e un’altra settimana di sciroppi e pastiglie varie. Ma quell’attimo di silenzio nel mezzo della discesa vale un giro di antibiotici in più.

In tanto freddo il momento più caldo viene dalle ragazze islandesi che ci regalano un viaggio sognato. Fanno girare nell’aria le note dei sigur ross e ci invitano a sdraiarci e a chiudere gli occhi. “Volate su, sopra le nubi di neve e le stelle, passate la Francia, l’Inghilterra, lasciatevi sospesi sul mare. Arrivate in un'isola bianca in mezzo al nero dell’acqua di notte, passate sulla lava dei vulcani e tagliate nel mezzo il vapore della terra sotto il ghiaccio. Seguite la musica e scendete ad incrociare la vita di qui….”
Tutto come per vero, per 10 minuti staccarsi dalla realtà. Riaprire gli occhi e ritrovare lo sguardo aguzzo dei ragazzi lituani, che hanno nella trasparenza dell’azzurro dell’iride un’intensità che trapassa le cose.
Finire a ballare musiche balcaniche e rock prima di srotolare il sacco a pelo ed infilarsici dentro vestiti ed esausti.
La mattina la colazione con pane e NUTELLA mentre inizia la caccia al campo per il cellulare. Mi viene in mente Pozzolo e rido da sola con la nutella che mi impiastriccia le dita.
Ridere e fermarsi a pensare nel cielo notturno finalmente aperto alle stelle

Mimì mi abbraccia forte e tenera e mi invita a visitare la Bulgaria. Contaci che a Sofia non mancherò di fare una comparsa. Magari in treno, dopo essere passata in Ungheria e Romania, e magari poi tornare tutti insieme a Vienna e volare, stavolta sul serio, fino in Islanda.


PS: Ricordino dalla Repubblica Ceca: Slivonice. Indovinate cos’è?

mercoledì, marzo 21, 2007

fuori dai radar fino a lunedi'


E’ gracile gracile la neve che mi ha sorpreso stamattina.

Non durerà che un giorno, ma apprezzo l’ostinazione di questo “falso” inverno.

La saluto ora mentre è ancora una patina croccante sulle cose, prima che diventi fanghiglia.


Ho la valigia pronta e un treno da catturare.


E di stazione in stazione, fine al confine, fino in repubblica Ceca.

domenica, marzo 18, 2007

lenta pigrizia in una cuccia di parole


Due giorni di primavera mi hanno regalato la voglia di andare a caccia di fiat 126. Poi però non ne ho fatto nulla. Nemmeno uno scatto.


C’era l’ispirazione giusta e prede in abbondanza. C’era una luce di primavera che oggi è velata dall’ultimo colpo d’inverno. Mentre un paio di notti fa ero in preda agli incubi da febbre alta sono fioriti i prati e la mattina ho invidiato profondamente tutte quelle persone lente che potevano spendere ore preziose a vagare per questo nuovo e precoce verde. Tra un colpo di tosse e l’altro morivo dalla voglia di stracciare sotto il peso di un sonno al sole la prima erba. Mi è venuto in mente il mio ultimo Maggio romano, con un sacchetto di ciliegie a piangere di rabbia all’aranceto.


E oggi che posso, che ho finalmente tempo e abbastanza forza nelle gambe per saltellare in giro a rubare foto, oggi piove. Una pioggia che viene giù per dispetto a brevi intervalli, per una decina di minuti, il tempo giusto per guastarti la camminata e ingrigire le cose.


Non è ancora tempo.


Mi regalo allora un pomeriggio di lenta pigrizia. Con i libri buttati sulla coperta-tappeto nel mio angolo-cuccia, di fronte al finestrone da cui vedo volteggiare sui tetti dello studentato piccioni e parole. Dipinte in corsivo sul vetro le parole di "Warhol” si allungano obbligue sui miei pensieri con la luce velata del pomeriggio. La musica va e si mescola. Le mele e le mandorle da rubare tra una pagina e l’altra. Una tazza di the nero e dolcissimo. Mi godo un vuoto riposo, è un egoistico momento di niente ma ogni tanto serve.


Non voglio rinunciare al pane fresco ogni mattina.


Devo recuperare qualche kg


Tra le mani in questo momento: Inside the whale and other essays (G. Orwell)


Mi stiracchio come un gatto, addento una mela e mando un messaggio a Dagmara per sapere se le è piaciuto il film…mi sento responsabile…forse ieri sera ne ho parlato con troppo entusiasmo.…



PS: Si possono di nuovo lasciare i commenti. Non so cosa fosse successo.


mercoledì, marzo 14, 2007

thake care of Leila (the pink unicorn) and Hugo (the dead unicorn)



Un sole di velluto accompagna il treno in mille fermate per campi e paesini minuscoli. Tra Poznan e Torun solo villaggi e mucche.

Lo stesso sole ci apre un pomeriggio bellissimo a Torun, fatto di ombre che scivolano lente nelle strette vie medioevali, di riflessi strani attraverso i vetri spessi dei caffe'. E’ bella questa città, nulla da dire. E’ come camminare in una storia di cavalieri e maghi.

E’ una città di leggende e biscotti.

Qui nacque Copernico, qui da piccolo si sbucciava le ginocchia correndo sul lungofiume quello che poi avrebbe rivoluzionato la corsa dei pianeti. E me lo immagino piagnucolante tornare a casa e ricevere dei pierniki per distrarlo dal dolore delle escoriazioni…

E immagino tutte le storie delle tante torri, dei castelli e delle mura.


Immagino


In un buffo dopocena scoprire nelle cantine, dove una volta i giovani polacchi complottavano contro i dominatori stranieri, altri giovani mettere ora in scena avanguardie mescolate a ben altri desideri di liberta'


Immagino


L’estate sul lungofiume sdraiati sull’erba con i battelli che sfilano languidi sotto il sole. Chiudere gli occhi sognando la Spagna e ritrovarsi poi sotto guglie e merletti di mura massicce. Ma ora nella fine d’inverno è appena un accenno di passeggiate e un timido rincorrersi di ragazzini.


Immagino


Stanza 209


Le coperte troppo corte e il freddo sulla schiena mentre di notte si combatte con i propri sogni


19 volontari e due unicorni. Musica. Fogli enormi e colori.


Più che un seminario una seduta d’analisi collettiva. Persi a cercare di capire se stessi e le proprie aspettative. Una scatola di fiammiferi con dentro 4 fagioli da piantare come “promemoria”.


Vedere te stessa negli occhi degli altri meglio che in uno specchio.


Anonimi biglietti in una scatola da aprire solo in viaggio, per scoprire e sapere cosa sei stata tu per loro e loro per te durante questa settimana. Ridere nel leggerli, ridere mentre ora sai che ci devi credere


Anche qui persone, storie e immagini.



Parlare con Lucas, tedesco, dei campi di sterminio, della difficoltà di trovarsici di fronte dalla parte del carnefice. Sentire nelle sue parole tutto quel senso di colpa che ancora nonostante tutto non si è riusciti a lavare via. Il tentativo di fargli capire che l’essere tedesco non lo rende più colpevole di me, di qualunque altro essere umano di fronte a certe cose.

Percepire in lui una necessità feroce di comunicare. Parlare per capire e capirsi, per divenire altro, crescere.


Alla e una Russia che è patria solo sul passaporto. Lei l’Uzbekistan non lo dimentica. Non dimentica il sole , i datteri e i campi di cotone. Sogna ancora Samarcanda nella consapevolezza che non ci potrà più tornare. Alla è una dei tanti russi che dopo la caduta del comunismo è stata fatta rimpatriare in un paese di cui non conosceva nulla se non la lingua. Racconta di quanto ha pianto , di quanto ha pregato per tornare indietro durante inverni freddissimi. Ma adesso è qui, e ride. Il caldo dell’Uzbekistan lo porta nei sui occhi azzurri. Ha dentro il cielo di Bukahara


Sebastian e il suo buffissimo inglese-francese. Ci ho messo due giorni ad abituarmi alla sua pronuncia ma poi ne è valsa la pena. Un cantastorie eccezionale. Salta ride e scherza. Nella sua vita solo il sogno di viaggiare, andare sempre avanti, sempre avanti. Un piccolo Ulisse senza pretese di salvezza, solo la semplice scoperta.

Dopo due anni spesi a studiare in Finlandia ora la Polonia, poi forse un caldo paese di qualche sud non precisato.


Marie e le sue grida di gioia quando per strada vede un ragazzo di colore. Lei che non crede nelle frontiere ed ama della sua Francia il miscuglio di razze. Sempre più colori sempre più storie e odori. Se lo augura per tutti i paesi del mondo. A volte può essere un problema, doloroso, violento. Ma ogni parto all’inizio è brutale, poi però c’è la vita.

La Polonia ancora ne sa poco e nulla, ma è solo questione di tempo.



E poi scrivere su un foglio “bandiera rossa” per una iperattiva ragazza portoghese. Non lo so perché ti piaccia così tanto questa marcetta Claudia, e non riesco a capire dove tu l’abbia mai potuta sentire, però non riesco a dirti di no. Mia “bella ragazza”non credere che non sappia di un paese che ha visto per anni una dittatura uccidere ogni forma di cultura e arte, non credere che io non capisca.



Taria ti fa cadere ogni preconcetto. Canta balla ti abbraccia. Lei e la fredda Finlandia. E’ qui per dimostrarti che anche una “barbara” sa essere solare. Le sue risate sono le più rumorose di tutti, vengono su dalle scale alle 8 di mattina senza vergogna. Ti abbraccia prima di partire e ti strappa la promessa che dipingerai di più, sempre di più. Ci sono cose che non vanno sprecate.


Le ragazze tedesche e il tentativo di riscattare la cucina “germanica”.


Le due spagnole e il sicuro successo delle tapas,


Marie-luise che è si è dimostrata come sempre dolcissima. E’ una di quelle persone che con un sorriso ti possono aprire e colorare anche le giornate più nere.


Jonas che si aggira come una farfalla annoiata tra un gruppo e l’altro, un’ombra leggera durante le ore di lavoro, una buona compagnia nelle pause e la sera nei pub.



Il mio fisico che si è impegnato al massimo per non tradirmi ma che alla fine ha ceduto. L’ultima sera la febbre mi è venuta su alta, troppo alta per muovermi. Con 39 di febbre scivolare fino alla stazione, farsi 9 ore di viaggio e due cambi con lattine gelate sulla fronte. Asia che mentre starnutisce anche lei mi passa un’aspirina dopo avermi rimisurato la temperatura. Con 40 crollare alla fine nel proprio letto, senza più niente in testa.


giovedì, marzo 08, 2007

per treni e citta'

Wrozlaw e' un biscotto di mattoni che galleggia su un fiume contorto.

Le punte delle chiese che sfumano alte nel cielo grigio-verde delle sette di mattina. La gente imegnata a perdere tempo la domenica. I palazzi rosa e azzurri del centro che racchiudono in un enorme quadrato il municipio rosso e oro.

Gli studenti camminano svelti da un'isola all'atra tra mostre e pub. Li trovi a legger da soli un buon libro in un caffe' o a fare la fila davanti a un teatro minuscolo.
La vita qui e' messa in scena con una delicata eleganza. Imparagonabile a Varsavia, Wroclaw ti strega.

Merita un pasaggio questa citta' , prima che i turisti ne vengano a sporcare l'atmosfera con il loro chiasso scomposto.

E' un posto dove tornare, mangari senza pioggia. Passare con pochi soldi e una buona colonna sonora.

La buona compagnia, quella no non manca. Un tetto sulla testa si rimedia sempre. Pane e burro la mattina sono a disposizione..la vitamina c e' un obbligo.

Sono raffreddattisima per aver cammianto un intero giorno sotto una pioggia sottile che mi e' alla fine passata sotto il cappotto, in fondo, in fondo fino alla pelle.
Ho la schiena torta in piu' punti per aver dormito un po' dove trovavo posto. Ma trovo tutto questo insignificante.

Mi sono innamorata dell'energia delle persone dell'est. Dovete vedere Albina per capire, ballare con Iva, Cantare con Nicola


Albina, 23 anni e il Kosssovo. non chiedele cosa e' stata, beatevi soltanto di tanta vita. Brindate a chi si sveglia la mattina e pensa comunque che sara' meraviglioso. Ho brindato con Lei e Galina come fanno le donne in Ukraina, tutto di un fiato senza mai staccare il pollice dal bordo e baciando il fondo del bicchiere. E' un modo per avere fortuna, salute, amore. E' un modo per ingraziarsi la vita.

Ho raccolto in un abbraccio tutta la tristezza di auri', che nascosta nel mio maglione ha alscaito cadere tutte quel'amarezza che nicola non e' riuscito ad afferrare. Tra birra e profumo e' venuto su tutto, e meglio qui che altrove, meglio qui che mai.

Su un pavimento freddo mi sono trovata a sognare Sarajevo. Viaggiare, viaggiare per trovare e riprendere. Viaggiare da soli, fisicamente soli. Viaggiare per vedere che la vita e' qualcosa che si muove tra le cose e le parole. Viaggiare per capire che cose e persone esistono nonostante te, a prescinedere da come le si descrive.

Appena tornata mi sono ritrovata a rimpastare un'altra volta la valigia. Sono a Torun per il seminario di meta' progetto.

Siamo a meta'

A meta'

In cuffia: Anna di Francia ( C. Lolli)

Buonanotte da Turon
 
eXTReMe Tracker