mercoledì, marzo 14, 2007

thake care of Leila (the pink unicorn) and Hugo (the dead unicorn)



Un sole di velluto accompagna il treno in mille fermate per campi e paesini minuscoli. Tra Poznan e Torun solo villaggi e mucche.

Lo stesso sole ci apre un pomeriggio bellissimo a Torun, fatto di ombre che scivolano lente nelle strette vie medioevali, di riflessi strani attraverso i vetri spessi dei caffe'. E’ bella questa città, nulla da dire. E’ come camminare in una storia di cavalieri e maghi.

E’ una città di leggende e biscotti.

Qui nacque Copernico, qui da piccolo si sbucciava le ginocchia correndo sul lungofiume quello che poi avrebbe rivoluzionato la corsa dei pianeti. E me lo immagino piagnucolante tornare a casa e ricevere dei pierniki per distrarlo dal dolore delle escoriazioni…

E immagino tutte le storie delle tante torri, dei castelli e delle mura.


Immagino


In un buffo dopocena scoprire nelle cantine, dove una volta i giovani polacchi complottavano contro i dominatori stranieri, altri giovani mettere ora in scena avanguardie mescolate a ben altri desideri di liberta'


Immagino


L’estate sul lungofiume sdraiati sull’erba con i battelli che sfilano languidi sotto il sole. Chiudere gli occhi sognando la Spagna e ritrovarsi poi sotto guglie e merletti di mura massicce. Ma ora nella fine d’inverno è appena un accenno di passeggiate e un timido rincorrersi di ragazzini.


Immagino


Stanza 209


Le coperte troppo corte e il freddo sulla schiena mentre di notte si combatte con i propri sogni


19 volontari e due unicorni. Musica. Fogli enormi e colori.


Più che un seminario una seduta d’analisi collettiva. Persi a cercare di capire se stessi e le proprie aspettative. Una scatola di fiammiferi con dentro 4 fagioli da piantare come “promemoria”.


Vedere te stessa negli occhi degli altri meglio che in uno specchio.


Anonimi biglietti in una scatola da aprire solo in viaggio, per scoprire e sapere cosa sei stata tu per loro e loro per te durante questa settimana. Ridere nel leggerli, ridere mentre ora sai che ci devi credere


Anche qui persone, storie e immagini.



Parlare con Lucas, tedesco, dei campi di sterminio, della difficoltà di trovarsici di fronte dalla parte del carnefice. Sentire nelle sue parole tutto quel senso di colpa che ancora nonostante tutto non si è riusciti a lavare via. Il tentativo di fargli capire che l’essere tedesco non lo rende più colpevole di me, di qualunque altro essere umano di fronte a certe cose.

Percepire in lui una necessità feroce di comunicare. Parlare per capire e capirsi, per divenire altro, crescere.


Alla e una Russia che è patria solo sul passaporto. Lei l’Uzbekistan non lo dimentica. Non dimentica il sole , i datteri e i campi di cotone. Sogna ancora Samarcanda nella consapevolezza che non ci potrà più tornare. Alla è una dei tanti russi che dopo la caduta del comunismo è stata fatta rimpatriare in un paese di cui non conosceva nulla se non la lingua. Racconta di quanto ha pianto , di quanto ha pregato per tornare indietro durante inverni freddissimi. Ma adesso è qui, e ride. Il caldo dell’Uzbekistan lo porta nei sui occhi azzurri. Ha dentro il cielo di Bukahara


Sebastian e il suo buffissimo inglese-francese. Ci ho messo due giorni ad abituarmi alla sua pronuncia ma poi ne è valsa la pena. Un cantastorie eccezionale. Salta ride e scherza. Nella sua vita solo il sogno di viaggiare, andare sempre avanti, sempre avanti. Un piccolo Ulisse senza pretese di salvezza, solo la semplice scoperta.

Dopo due anni spesi a studiare in Finlandia ora la Polonia, poi forse un caldo paese di qualche sud non precisato.


Marie e le sue grida di gioia quando per strada vede un ragazzo di colore. Lei che non crede nelle frontiere ed ama della sua Francia il miscuglio di razze. Sempre più colori sempre più storie e odori. Se lo augura per tutti i paesi del mondo. A volte può essere un problema, doloroso, violento. Ma ogni parto all’inizio è brutale, poi però c’è la vita.

La Polonia ancora ne sa poco e nulla, ma è solo questione di tempo.



E poi scrivere su un foglio “bandiera rossa” per una iperattiva ragazza portoghese. Non lo so perché ti piaccia così tanto questa marcetta Claudia, e non riesco a capire dove tu l’abbia mai potuta sentire, però non riesco a dirti di no. Mia “bella ragazza”non credere che non sappia di un paese che ha visto per anni una dittatura uccidere ogni forma di cultura e arte, non credere che io non capisca.



Taria ti fa cadere ogni preconcetto. Canta balla ti abbraccia. Lei e la fredda Finlandia. E’ qui per dimostrarti che anche una “barbara” sa essere solare. Le sue risate sono le più rumorose di tutti, vengono su dalle scale alle 8 di mattina senza vergogna. Ti abbraccia prima di partire e ti strappa la promessa che dipingerai di più, sempre di più. Ci sono cose che non vanno sprecate.


Le ragazze tedesche e il tentativo di riscattare la cucina “germanica”.


Le due spagnole e il sicuro successo delle tapas,


Marie-luise che è si è dimostrata come sempre dolcissima. E’ una di quelle persone che con un sorriso ti possono aprire e colorare anche le giornate più nere.


Jonas che si aggira come una farfalla annoiata tra un gruppo e l’altro, un’ombra leggera durante le ore di lavoro, una buona compagnia nelle pause e la sera nei pub.



Il mio fisico che si è impegnato al massimo per non tradirmi ma che alla fine ha ceduto. L’ultima sera la febbre mi è venuta su alta, troppo alta per muovermi. Con 39 di febbre scivolare fino alla stazione, farsi 9 ore di viaggio e due cambi con lattine gelate sulla fronte. Asia che mentre starnutisce anche lei mi passa un’aspirina dopo avermi rimisurato la temperatura. Con 40 crollare alla fine nel proprio letto, senza più niente in testa.


 
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