venerdì, aprile 13, 2007

a piedi al limite estremo


I colori si aprono finalmente all’aria. Durante tutto l’inverno hanno trattenuto il respiro, sbiadendo nel rischio di soffocare.
Ora si impongono al sole, la luce di Aprile gli infonde la dignità che si meritano.

Non è vero che qui è tutto grigio. I casermoni di cemento sono spesso trasformati degli inquilini in scacchiere di rosa, verde e giallo. Verde soprattutto.
Sulla carta potrebbe essere il Brasile.
Potrebbe

Già, potrebbe

Perché questi colori non riescono alla fine a dare quel senso di vita che ci si aspetta?
Quando passano dal finestrino del tram le pile di balconi colorati non accendono nessun profumo. Durante l’inverno anzi, affogati nella nebbia fredda e nel pulviscolo delle fabbriche, sembrano stracci consumati. E’ come un arlecchino che si è messo in lavatrice con il programma sbagliato e si è scolorito, perdendo nell’ultima centrifuga tutta la sua sfacciataggine.

Ma non sono tanto sciocca da credere che basti fermarsi a giudicare le scelte cromatiche

Bisogna guardare oltre la vernice. Oltre è un tentativo di essere. Presa così è tutta un’altra cosa. Ed è un tentativo rabbioso di non cedere al freddo acerbo dell’architettura comunista.
Detta così è semplice. Si tratta di “personalizzare”.

Semplice

No.

Spiegare è difficile. Qui a non “personalizzare” si rischia di finire distrutti. Non è una scelta. Chi ha progettato certi edifici ha deliberatamente cercato di annientare qualsiasi possibilità di serenità. Ha piantato delle scatole nel niente e poi le ha riempite di “fiammiferi”.
A molte persone è stato imposto di crescere senza colori, e adesso non gli si può chiedere improvvisamente di saperli usare.
Non gli si può nemmeno chiedere di non provare ad afferrarli.

Ho camminato nei corridoi anonimi dello studentato, con le porte di ferro perfettamente allineate, le finestre lunghe e sottili, i numeri in vernice. Ho sentito lo stomaco in gola e la pura di scomparire.
Gli occhi senza più riferimenti e la testa che scivolava via. Mi sono aggrappata alla porta della stanza di Kascia, l’antidoto prima di perdermi. E lì è Kascia, nei colori delle tende e nelle candele, nei cuscini e nel bagno blu. Nella decisione di dipingere il cornicione della finestra di rosso ritrovo il respiro delle cose vive che mi sembrava di aver perso nel corridoio. Sento finalmente di non essere una macchina parcheggiata in un box.
Durante l’inverno tutto è concentrato dietro le porte, protetto dai vetri. Ma adesso il caldo permette di aprire le finestre e di buttare fuori questa sacrosanta richiesta di “umanità”. Si perché, alla fine, quello che queste forme di architettura negano è l’umanità.

Per fortuna le persone non sono fiammiferi, per fortuna ci sono questi balconi colorati. A guardarli, adesso, mi sembrano come la vittoria dei partigiani sull’occupante.
Ma è così duro spiegarlo. E’ stato così duro capirlo.

7 commenti:

daniela ha detto...

"A molte persone è stato imposto di crescere senza colori, e adesso non gli si può chiedere improvvisamente di saperli usare"

Al posto di colori mi viene da pensare a "libertà", ma il fatto è che poi sono la stessa cosa. Non si è mai vista una libertà in bianco e nero.
Personalizzare è una parola rischiosa, a volte. E mica solo in Polonia. :-)

gabriele ha detto...

comincio a odiare la Polonia

Baol ha detto...

peccato tu non possa essere con noi...forse lo sarai in tutti i nostri colori...la fuga in pedalò Benni l'adorerebbe, ce la farebbe fare verso un luogo inventato in cui i colori sono talmente vivi che gli si può parlare...

Claudia ha detto...

Non vedo l'ora che torni.

daniela ha detto...

Dimenticavo: ti ho linkato, spero ti faccia piacere.

ilaria ha detto...

Eh tesoro mio, come posso spiegarti? E sopratutto ... cosa dirti?
Che il nano infame vuole comprarsi la telecom? Che Mastella cinguetta con Bossi? Che hanno lasciato morire l'interprete di Mastrogiacomo e che emergency ha lasciato l'Afghanistan?
Nn ci pensare, non ci pensare ...
piuttosto, ti aspetto per un pomeriggio porcello* appena atterri!

*..e che ognuno pensi quello che vuole..

Morgan ha detto...

guarda che cosa ci hanno combinato con Benito.

Morgan

 
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