lunedì, aprile 30, 2007

A Rivederci

Lolek, che ha avuto il buon gusto di non disarcionarmi

Maggio è la fine. Il ritorno in Danimarca.

La mia bella principessa del nord lascia il suo bosco fatato per tornare a sognare sul mare.
Mare di vetro, che d’inverno si frantuma con una forza tagliente.

Mare del nord

Marie-Luoise e la delicatezza infinita del suo sorriso. 7 ore di treno per arrivare a Zielona Gora e salutare con lei i boschi e i cavalli.

Ha lavorato per 6 mesi in un centro perso nel silenzio di una foresta e nel rumore isolato di un piccolo aeroporto privato. Si è alzata tutte le mattine alle 6 per andare ad accudire i cavalli, ha diviso una stanza minuscola con altre due volontarie e un inverno freddissimo con un gatto sulle ginocchia.

E’ bellissima, di una serenità accecante.

Al capo del letto sono incastrate sul muro tutte le foto rubate ai ricordi di questi sei mesi, al centro c’è il ritratto che le ho fatto a Varsavia, appena un po’ stropicciato, appena 5 mesi fa, e già è lontano.

“non so se abbia senso staccare queste foto dal muro…”

Lo dice mentre ancora pensa ad aggiungerne, scattando divertita mentre ci inerpichiamo su cavalli dubbiosi.

Perdersi tra gli alberi nel dondolio stanco della camminata lenta dei cavalli tanto amati da Marie-Luoise. Sono stati il suo mondo. Ridendo dice che sono i custodi di molti segreti, sussurrati in danese nelle loro orecchie mentre li strigliava in mattine un po’ così. Mi trovo a guardare con tenerezza Lolek, con la gratitudine di aver fatto da “diario” alla mia bella principessa.
Tornerà all’università, riprenderà psicologia. Ritroverà una famiglia e un amore. Ha portato a termine il suo progetto.

E’ solo un progetto, come i nostri del resto. Il posto che lasciamo noi ora, lo prenderanno domai altri. Ma quello che lascia a noi, quest’esperienza, non sarà facile spiegarlo “al fuori”, a chi chiederà curioso: cosa è stato?

E’ stato credo molto di quello che sarà.

Anche se non lo vedranno tutti, se non tutti lo sapranno vedere.

Io ho visto un paese diverso e stranamente simile, ho visto me stessa massacrarmi di domande e tanti altri agitarsi nei miei stessi dubbi. Trovare risposte diverse, eppure tutte giuste. Crescere dentro altre domande.

Ho visto in un fine settimana brevissimo l’ovest. Più ricco, più verde. Meno fabbriche e tante fattorie. Nelle sette ore di treno immensi campi di fiori giallissimi con nel mezzo sbuffi di alberi.
Ho percepito l’arrivo in Slesia, i treni pieni di carbone fermi alle stazioni. Nella notte le miniere al lavoro, visioni surreali nel buio. Luci rosse che si aprono nella notte, bagliori troppi caldi che si arrampicano su ciminiere immense che sembrano bucare il cielo. Tra il sonno e il frastuono ferroso dei binari per un attimo ho perso i pensieri in qualche vecchio racconto di fantascienza rubato ai ricordi.

Sono arrivata a casa arruffata e bagnata del fumo di una un fuoco profumato di resina e pino. Ho portato l’aroma del legno con me per 7 ore di treno.

Mari-luise lo porterà fino in Danimarca. Ridendo ha detto che porterà anche me.




PS: Vado a Zakopane! Per tre giorni stacco i contatti. Torno il 3 notte, speriamo sobria, anche perché il giorno dopo lavoro. Per chi non lo sapesse Zakopane è una ridente e "artistica"località montana vicino Krakow. E per chi se ne intende, è dove Gombrowicz ha ambientato “cosmo”.

Ho appena finito di leggere il libro di Sciascia "la scomparsa di Majorana". Sono sempre più convinta che la verità va lasciata solo a lui. A noi rimane da fantasticare solo sul cosa sarebbe stato “se”

5 commenti:

Baol ha detto...

Leggere i tuoi racconti di vita è una cosa me mi mette leggerezza addosso, nonostante penso tu stia anche facendo una cosa bellissima e massacrante si sente, nelle parole che scrivi, il calore che ti porta dentro questa cosa. Sicuramente il mio commento lo leggerai al tuo ritorno quindi spero tu non abbia bevuto troppo.
Un abbraccio dall'Italia

daniela ha detto...

Mentre ti leggo mi viene da pensare a come sarei se fossi nata in Polonia. Talmente differente che non riesco nemmeno a immaginarmi. "Di una serenità accecante" è un'espressione che non potrei usare per nessuna delle persone che conosco, non può essere un caso. "Di una serenità accecante" non è italiano, non esiste qui. Sono sicura. Come sono sicura che potevi scriverlo soltanto lì, dove sei. Tra i cavalli e i fuochi profumati.

gabriele ha detto...

baol e daniela fra un pò cominceranno a costruire una statua in tuo onore... ragazzi svegliateve non è una santa, tutt'altro!! mi sa che vi siete fumati qualcosa cmq...

barbara ha detto...

Gabrile.....e quetso è tutto.

gabriele ha detto...

chè ke ho fatto? ....

 
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