venerdì, maggio 04, 2007

"robba" mia



“trovo che chi tiene un diario e ci scrive i suoi pensieri sia una testa di cazzo. Io lo faccio soltanto perché qualcuno me l’ha proposto. Quindi vedete che non sono nemmeno una testa di cazzo originale. Ma in un certo senso questo rende tutto più facile. Lascio che le cose vadano come devono andare. Come uno stronzo che rotola giù da una collina.”

Il capitano è fuori a pranzo, C. Bukowski







Zakopane lo lascio senza troppi rimpianti.

E’ il pesino di montagna perfetto.

E’ il paesino di montagna che non esiste. Perché questa è roba per turisti. Zakopane dove sei?

Andava visto, del resto.

Le cose vanno viste

E ancora mi chiedo come fanno. Si come fanno? Davanti ai miei occhi, in poco più di un’ora, Kasia e Ola hanno mandato giù 6 bicchieri di vodka senza mai perdere se stesse. Ero affascinata e terrorizzata. Ola, così piccola... non è che fanno come le vecchie spie russe che si ingoiavano un panetto di burro per non ubriacarsi?

Misteri del ponte del primo Maggio, lungo per agganciarsi al 3, festa nazionale. Sul treno del rientro dovevo essere sola, e invece no. Folla scomposta di studenti che viaggiano di notte per rientrare in tempo per la maturità, signore che girano in ciabatte, turisti spaesati, controllori snervati.


Il treno


Che se ne dica il treno, anche se lento, anche se rumoroso, in un modo o nell’altro ti porta sempre nel centro perfetto del posto in cui vuoi arrivare. L’aereo ti lascia fuori, in un nulla che non sa di niente. Scendi e non sei arrivato, hai viaggiato e non lo hai saputo

Il treno.

I miei treni, che hanno accompagnato gli ultimi mesi, non mi hanno mai lasciato andare prima di arrivare. Arrivare davvero, arrivare dove tutto si muove e può cominciare. Mi hanno scortato fino alla fine, mi hanno trascinato per tutto il viaggio, mettendomelo per intero sotto gli occhi.

Me lo hanno dato, il senso delle distanze.

Dello spostarsi tra nord e sud, con la temperatura che cambia progressivamente seguendo i chilometri in salita.
Da centro a centro, passando per il nulla, fermandocisi in questo nulla e scambiando persone. Chi scende e chi sale. Due studenti per un poliziotto e due preti.
La vedi tutta l’idea dalle strada che divide le cose, e quanto c’è nel mezzo. A volte ci trovi solo steppe, per ore, per interi viaggi. A volte ogni dieci minuti una stazione, il trambusto dei bagagli, un controllo di biglietti.

Sui treni si dorme senza dormire, si iniziano libri che si finiranno solo su altri treni. Ci sono cose che si possono leggere solo nel tempo chiuso tra una stazione di partenza e una d’arrivo. Ti metti a leggere la gente scrutando le melodie delle voci.

Ho sentito discorsi bellissimi, di cui non ho capito mai quasi nulla. Le donne specialmente, quanto parlano, fitto e veloce. Rumorosissime e senza riguardi per chi gli sta intorno, per quelli non interessati ma a cui tocca di sentire. Nel mio caso di sentire e non capire.
Ma che poi capire credo non avrebbe fatto differenza. A catturarmi è il rumore. Da questo punto di vista non capire è una benedizione, l’abitudine a cercarci sempre una logica ti distrae dalla melodia

Il finestrino e la pellicola senza trama che ci scorre al fondo. Tutto quello che sfugge dietro il vetro è appena scenografia, ci devi mettere del tuo per completare il film. I personaggi li acchiappi dalle stazioni di mezzo. I personaggi sei tu e tutti i ricordi, veri e presunti, che ti salgono addosso
E inizi a mescolare le tue visioni private con l’assolutamente sputtanato che è il paesaggio che passa in treno.

E da qui in poi è roba mia, troppo mia. Tutto, tutto mio. E questa “robba” inizia e finisce con me.

6 commenti:

lucia ha detto...

"il treno ti porta sempre nel centro perfetto del posto in cui vuoi arrivare":
se potessi dirti quanto è vero!!!

ciao Barbara,
grazie per la visita. Torna a trovarmi, troverai un caffé caldo e qualche pasticcino macrobiotico. O se preferisci una birra appena spillata.
:-)

Baol ha detto...

ma è vera 'sta cosa del panetto di burro? :D

Morgan ha detto...

ho la medesima idea sul treno, il senso e il peso sofferto del viaggio.

daniela ha detto...

Qualcuno disse una volta che si è davvero felici nel momento in cui si capisce che non si possiede nulla, e che tutto ciò che crediamo di possedere in realtà, è lui a possedere noi. Per questo cerco di usare il meno possibile gli aggettivi possessivi.
Però il "mio" che scrivi alla fine mi piace, ha un senso quasi di libertà.

I viaggi in treno non li faccio da tanto tempo, anche i viaggi in generale non li faccio da tanto tempo e ogni volta che leggo il tuo blog mi viene voglia, curiosità, e poi una vaga sensazione di lontananza da tutto ciò.

gabriele ha detto...

ma uscire 5 minuti da casa no eh????

viola celeste ha detto...

gabriele..i tuoui messaggi per ultimo sono uno viaggio di pensieri piu profondi e seri verso il vanesio e l'ilarita'!!! sei fantastisco.....

 
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