lunedì, giugno 25, 2007

se fossi davvero un gatto...mi chiamerei Guendalina...


Un gatto

Sono io, nel mio corpo, in tutti i miei capelli.

Ma sono un gatto.

Lo sogno da tre notti e la cosa mi lascia infastidita.

Non appaio come un gatto ma so di essere un gatto….dormo in una valigia….





La mattina mi sveglio e penso alla mia di valigia, che mi guarda dall’angolo.

Non mi fa più paura, non quanta me ne faceva 7 mesi fa. La paura a volte è cosa sana e giusta, ma ora non è più tempo per lei. E’ tempo per me.


E’ il tempo giusto.

E’ ora di tornare.

mercoledì, giugno 20, 2007

in disordine mentale





Oggi ho salutato la mia classe di italiano. Ho comprato una torta. Ho augurato a tutti buona fortuna.

E’ stato strano.

Ti chiedono: come intendi spedire le tue cose, quando farei la festa “d’addio” e come e con chi andrai all’aereoporto il primo luglio…
Rispondi a stento, perché ci hai pensato solo a metà.


Ti viene in mente una catena strana di immagini e pensieri:

Plaz Krakoski
Le colazioni gialle nella cucina gialla
Lo scolapasta giallo
Radio Katowice
Il vicino capellone e la sua chitarra in piena notte
La mia stanza e tutte le storie diluite in tè e miele
La cera
L’appartamento di Karolina e Dorata e la lavatrice
Il tavolino basso di Dagmara
Il 4art e il pianoforte bianco
I pretzel e i bar mleczki
Il parco e l’orto botanico, per prendere un frappè e sentirsi in Brasile
L’erba, saltare la corda, le guerre del solletico
Il teatro vecchio e un’ultima Carmen
Le ciminiere, le industrie pesanti, il carbone.
Il tram delle 7 con il suonatore di violoncello, quasi trasparente abbracciato alla sua anima nera.
La “casa dello studente” e il verde penicillina
La testa che gira e poi rimettere i piedi per terra
I treni e le stazioni, i biglietti senza orario e binario, le cacce al tesoro.
Una chitarra, un piattino e un cartello, l’autostop
Le lezioni di polacco, Kramar e un sorriso
I soldi e la matematica
Le fotografie, trovarsi a fare la modella
Le fragole e Wroclaw
Gli studenti di architettura e le fughe in Irlanda
Crauti patate e cetrioli
Il cinema Amok e il dkf
La memoria del cellulare piena mentre si aspettano messaggi che invece si perdono
Le riviste d’arte a un prezzo ridicolo, la striscia di foto sul muro e la pila di dvd da riportare
Sentire di affogare
La gazeta wyborcza
Perdere tempo e godere di un tale schifosissimo lusso
Co to jest?
Inventarsi di cucinare tutti insieme solo per chiacchierare fino a notte fonda
La birra e la vodka, mentre la settimana si spegne
I dizionari e un inglese fantasioso
I violini
Gli europei di calcio del 2012
I calzini a righe a gli scialli tradizionali
Cestokowa e la mia seconda casa
I libri che non potrò mai leggere, che suonano come nell’ispirazione originale.
Le taniche d’acqua da 5 litri, i travasi
Una porta sempre aperta e preparare un piatto in più
I teletubbies e secondo me Kaczynski è gay….
Mat e l’Argentina senza Claudia
JB e una delicatezza sottile
Ola e la fuga dalla “perfezione”
Bruce, la Scozia, il suo amore per la Polonia concretizzato in un bimbo di due anni
Tascia che sogna il sole
Tim che si è perso….
Nick che scompare preso da improvvise ispirazioni e perso nel suo essere un “asshole”
Antonio che tanto torna…
Pawel, un mojito!
Karolina (2) che combatte, sempre e con leggerezza.
Tutti quelli che ho incrociato al 4art in 7 mesi
Aurì, Iva,Albina,Nikola, Jan, Robert, Marie-luoise, Teresa, Jhonas, Lukas, Claudia, Carolin, Iarina, Galina, Sara…e tutti gli alrti volontari.
Il rubinetto della vasca che non smette di perdere.


In cuffia: Only A Northern Song, Beatols

lunedì, giugno 18, 2007

come da citazione

…Le frontiere sono la mia prigione…

“Le chatn des partisan”


Ha un senso espanso. Tutto e per tutto, contro l’idea del niente.


Sono diventata un “raccoglitore” di storie. Non lo avevo previsto. Cercavo un senso a me stessa, e progettavo un “viaggio” egoistico.
Mai mi sono sbagliata tanto.

Imparare ad amare me stessa è venuto con e per l’amore verso gli altri. “Altri” non nel senso di gente e persone, “altri” nel senso dei MIEI altri.


“La conoscenza del prossimo ha questo di speciale: passa necessariamente attraverso la conoscenza di se stesso”

Calvino.

È conoscere il confine di se stessi che spinge ad esplorare il fuori. Amicizia ed amore non possono essere tali senza un forte rispetto per se stessi.

“byc moze domem jest to bolsene miejsce pod zebrati. Zebra wygladaja orezeciez jak luki sklepienia gotyckiego, byc moze wiec prawdziwy dom nosimy bez ustanku ze soba”

J. J. Kolski


E’ davvero qui, sotto queste costole, come sotto un colonnato gotico, la dimora di sé?

venerdì, giugno 15, 2007

Miniera


Il carbone scivola in alto spinto nella cecità.
Il buio della polvere, che ti fa vedere appena la nuca di chi cammina davanti a te.
Il buio della polvere che mangia anche la luce sintetica, che corrode i polmoni e soffoca la pelle in un guanto scuro.

E’ cadere in un’altra vita, che incespica su tempi diversi e non cura cosa accade fuori dal suo buio denso.

Un mondo di cunicoli che per anni ha alimentato la normalità della vita di fuori. Il carbone era il caldo di una casa l’inverno, il viaggio che portava un desiderio, la camicia stirata. La pace e la guerra.

Era il non vivere per mantenere il corpo in vita, il sacrificio di uno per tutti, la rassegnazione, la forza, l’orgoglio. Le generazioni che si inseguivano nella certezza di un destino comune.

Molto è cambiato.

Il mondo non gira più introno al carbone.
Le miniere chiudono, e dove non chiudono ci sono le macchine.
Gli stipendi scompaiono o si dimezzano e i prezzi salgono.
Chi ha passato un vita in miniera non sa fare altro.

Il mondo non gira più intorno al carbone, ma continua a girare.

E’ qui la crepa che divide la nuova generazione dalla vecchia.


P.S.: e’ da quando sono arrivata che penso di andare a visitare Oswiecim (nome polacco di Auschwitz), so che dovrei, ma mi viene in mente mio fratello che a Natale mi dice calmo e serio:“Lascia perdere, va bene così”.
Lo so di cosa ha paura.

Per ora vado da Aurì a farmi cucinare le tapas...e forse a farmi tagliare i capelli…e piagnucolare insieme per “l’abbandono” come lo chiama lei…

P.P.S.: vi siete persi la scena pietosa di me che alle otto di mattina, in pigiama e scompigliata, minacciavo Nikola (per chi non lo sapesse il volontario che sta facendo un documentario sui volontari in Polonia) con il mestolo mentre lui allegro e contento mi filmava convinto. Agguantata la telecamera ho fatto una bella selezione e “liberato” un poco di memoria…mentre Nikola piangeva, Iva rideva, e Donald naturalmente dormiva…

mercoledì, giugno 13, 2007

come a Luglio da bambina

Troppo sole e poi una pioggia improvvisa.

Sangue dal naso.

Oggi è così.

Così che penso al senso che divide la parola sogno da desiderio. Cosa ci divide dal sogno? A volte solo una lacrima di tempo. A volte un bicchiere di vino per nascondere la paura. A volte un sorriso tirato. A volte una recita. A volte un niente che, maldestramente, non sappiamo crescere. Spesso il non crederci.

Sognare? Sognare la fortuna.

“fortuna”

Desiderare chiama “fortuna”, che non è figlia del caso.

La fortuna siamo NOI e la voglia di catturarla.



Mi sono accorta che slow (parola) è tanto simile a slowik (usignolo). Lo trovo bellissimo.


P.S.: questo post è del tutto fuori tempo e luogo....

domenica, giugno 10, 2007

Non lasciate affogare quel grido!


Tyskie, fabbrica-parte vecchia. Perchè dopo sei mesi che la bevo, dovevo per forza di andare a visitare la fabbrica.




Ho imparato che è meglio non leggere nella vasca da bagno. E non solo perché il mio coinquilino si incazza perché mi faccio spuntare le branchie prima di uscire e lui magari vorrebbe fare solo una doccia veloce.
Vanno bene le candele, la musica…ma la carta è meglio tenerla lontana. Sopratutto quando sai che questa “carta” la lascerai in eredità una volta partita.

Così oggi ho passato la mattina a stirare pagina per pagina il libro che con un “tlonf” mi è scomparso nella schiuma mentre le mie imprecazioni erano coperte dalla voce della Callas in una superba Carmen.

Stavo leggendo questo frase un attimo prima del tragico incidente:

"è come un urlo gigantesco che grida e grida, e quello che grida è: 'banda di cornuti, la vita è una cosa immensa, lo volete capire o no? Immensa".

A pensarci tutta una roba strana.

Lo ho pensato stamattina mentre stiravo con cura le pagine da cui saliva il dolce aroma del bagnoschiuma, in una giornata strana

Il sole viene e va.

Vengono e vanno le persone.

Dagmara parte un’altra volta per la Cina. Tutto deciso nel giro di due settimane. Ha prima trovato la voglia di partire e poi un lavoro. Per il resto si vedrà, si è ancora in tempo. Si è sempre in tempo.

Anzi per certe cose è questo il tempo giusto.

La promessa di venirmi a trovare a Roma sarà per un’altra estate, per un altro tempo. Infondo ripeto: è il nostro tempo.

Il tempo di sei mesi, in cui ho bevuto birra chiara e combattuto contro salse pensantissime. Il tempo in cui ho imparato a farmi amare ed amarmi. E anche se non dovrei mi sono sentita di un’infantile felicità nel sentirmi non solo accettata, ma anche cercata, nel sentirmi proporre strani lavori e sistemazioni per allungare il mio soggiorno qui, progetti fantasiosi e interesse sincero.

E tra tutto anche progetti seri, collaborazioni e speranze. Quattro donne intorno ad un tavolo e la determinazione di non finire la propria vita inchiodate alla scrivania di qualche ufficio.

E’ il tempo giusto per provare e la testardaggine c’è tutta.

Barcellona, Boston, Shanghai, Roma, Berlino, Londra, Lisbona.

Andrà a finire come andrà a finire, ma non si vive certo aggrappati ai se.

Ho sognato talmente forte che tutto mi sta venendo incontro, mentre finisco di sciogliere qualche dubbio. Ho ancora delle domande nascoste sotto la lingua. Normale anche questo, a non averne più mi sarei preoccupata.

Spero sempre di più che tutto vada incontro anche ai bambini del mio centro, che la vita si decida ad amarli come meritano. Ora che capisco le loro storie, che mi rendo conto dai loro racconti che la “scelta” non è data a tutti, ho una strana rabbia in corpo.
Rabbia che ho riversato una sera su Donald, che scioccamente ha detto distratto che tutti se la caveranno, che non è certo il terzo mondo.
Che non me ne frega niente se non è il terzo mondo, non me ne frega di dove e come…quando un bambino di otto anni chiede in lacrime di poter dormire in chiesa perché la madre troppo ubriaca lo ha chiuso fuori di casa, quando nel piatto non c’è nulla perché con 10 figli e due cani qualcuno ha deciso di spendere tutto in vodka e non in patate, quando le miniere licenziano e scende la disperazione di non saper guardare avanti, quando ti ritrovi bambini che ti si gettano al collo e iniziano un pianto silenzioso e intenso e tu non sai e non puoi fare altro che accarezzargli la testa mentre ti inzuppano la maglia di lacrime a cui difficilmente si riesce a trovare una confessione.

Non me ne frega come e dove.

E lo so che io non sono per loro che un “giocattolo momentaneo”. Lo so e spero soltanto che gli abbia regalato più sorrisi possibili, la tranquillità di un attimo lontano da tutto.
Con loro ho disegnato, cantato, giocato a calcetto…Con loro ho sempre sorriso.

Non me ne frega di come e dove.

lunedì, giugno 04, 2007

Ritagli


come si può non amare chi ti accoglie con focaccia e fragole??? e se vi dicessi che nella credenza c'era anche un barattolo di nutella????





Il mio ultimo saluto a Wroclaw: una cioccolata calda in un caffè buio nel quartiere ebraico, con una torta di noci meravigliosa e un violino. Tutto molto “decadente”, affascinante nel contrasto con gli studenti colorati dispersi per i tavoli scuri al lume delle candele.

Quasi quasi sfuggiva una lacrima.

Se non fosse che Albina e Iva ti strappano dai tuoi circoli di immagini e ti riportano nel mezzo di conversazioni assurde e progetti senza futuro. Tutti sappiamo che niente andrà a fine, ma è bellissimo pianificare alla perfezione “la fantascienza”.
Ce lo possiamo ancora permettere, e questo basta a trovarci un senso.

Ho passato mille ponti, girato per il quadrato del Renek tra l’oro del municipio e i pastelli dei vecchi palazzi che lo chiudono in una corte.
Ho rincorso i folletti di bronzo per strofinargli il naso e chiamare la fortuna.
Mi ricorderò con calore improbabile le panchine bagnate affacciate sull’acqua grigia, che spezza come una lama la foresta nel mezzo, in una notte senza luna.
Risentirò il richiamo per le anatre di Iva sull’affollatissimo autobus notturno e l’odore schifosamente dolciastro del deposito bagagli della stazioni, con un vecchietto che sembra uscito da un libro di Tolstoy.
Il suono duro del tedesco che si mescola a quello sussurrato del polacco per le vie del centro.
Gli “erasmus” unici veri stranieri per ora, la loro una presenza composta, di chi le cose le vive e non le consuma.
I buffi colleghi del centro dove lavorano Iva e Albina.

Sasha , l’Ucraina della frontiera con la Russia, quella dove si parla ancora il russo come prima lingua. E lei è in russo che pensa, che scrive che sogna. Sorride, poco convinta, mentre si rende conto che tutto questo non ha senso, nella consapevolezza di non sapere davvero bene quali siano le sue tradizioni. Fa un’inaspettata fatica a parlare con Nadia, sua connazionale, in ucraino. “La storia a volte decide per te”, lo dice in un inglese perfetto, regalo di 10 mesi negli U.S.A. Borsa di studio che le ha messo dentro la voglia di riscoprire cosa si è persa dietro. Sul suo comodino “il mastro e margherita” (Мастер и Маргарита), motivo di conversazione di un’intera serata, felicità e orgoglio nello scoprire un’italiana innamorata del suo “Bulgakov”. E quel libro me lo mette in mano prima di salutarci, con una dedica e un sorriso. “E’ in russo, il nostro più grande scrittore ha scritto il suo capolavoro in russo…” e questo mi fa capire meglio cosa lei sta cercando.
Porto a casa un libro che non riuscirò mai a leggere, ma che come tanti regalatemi negli ultimi mesi mi ha dato la possibilità di “leggere” altri ritagli di vita.


Ritagli di immagini, suoni , odori, presone. Ritagli di un paese.

Paese che ho scoperto accogliente e razzista. Laico e iperconservatore. Nella mail di Marie, quella Marie che saltava per Torun felice per aver incrociato un ragazzo di colore, felice allora perché aveva trovato finalmente qualcuno di “diverso”, mi è si è accartocciato il cuore.
A tutti è sembrato impossibile, ma qualcuno è entrato nell’appartamento che divide con Claudia e Lukas, ha distrutto, ribaltato, rubato. Ma non è questo. E’ l’aver trovato scritto sul muro un odio incomprensibile, minacce che lasciano persi.

Persi e assolutamente sbigottiti.

Perché le persone che abbiamo incontrato finora ci hanno abituato a ben altro, a una diversa dolcezza. E anche Marie lo sa, lo sa che è solo stupidità, lo sa lei più di tutti, lei che qui sta progettando qualcosa di più grande, qualcosa che le cambierà la vita ed è piombato inaspettato. E chi lo sa che non debba tornare in Polonia per un matrimonio.

E per l’occasione passare per Danzica, visto che mi hanno sbattuto in faccia al dura realtà

GDANSK ME LA DEVO SCORDARE

Ma è solo un allungare l’attesa, un diluire i tempi.

Lo so.

Sappiate che vi ci trascinerò, e non potrete aggrapparvi a nulla.

E vi farò fare anche l’autostop

Non storcete il naso. Non pensate male.
Forse va spiegato: qui è piuttosto normale.

Si decide una meta, si trova un compagno di avventura (non si può viaggiare in più di tre) e si scrive su un cartone abbastanza grande il nome del posto in cui si vuole arrivare. Si trotterella appena fuori città e ci si mette pazienti ad aspettare tenendo in bella vista il cartone. Prima o poi qualcuno si ferma e se si è fortunati si rimedia pure qualcosa da mangiare. E’ un buffo viaggio per tappe che molti studenti fanno durante l’estate (provateci voi ad aspettare un passaggio nel mezzo di una bufera di neve)
In passato questa pratica era tanto diffusa che esisteva un vero e proprio “libretto dell’autostoppista” (distribuito dall’ufficio del turismo polacco) che certifica la condizione appunto di “autostoppista doc” e permetteva e chi dava il passaggio di partecipare a una specie di concorso a premi grazie a una sorta di bollino che veniva staccato dal libretto a fine passaggio. Una raccolta punti, come quella del benzinaio.

Vorrei tanto sapere quali erano i premi in palio…ci lavorerò su.



 
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