domenica, giugno 10, 2007

Non lasciate affogare quel grido!


Tyskie, fabbrica-parte vecchia. Perchè dopo sei mesi che la bevo, dovevo per forza di andare a visitare la fabbrica.




Ho imparato che è meglio non leggere nella vasca da bagno. E non solo perché il mio coinquilino si incazza perché mi faccio spuntare le branchie prima di uscire e lui magari vorrebbe fare solo una doccia veloce.
Vanno bene le candele, la musica…ma la carta è meglio tenerla lontana. Sopratutto quando sai che questa “carta” la lascerai in eredità una volta partita.

Così oggi ho passato la mattina a stirare pagina per pagina il libro che con un “tlonf” mi è scomparso nella schiuma mentre le mie imprecazioni erano coperte dalla voce della Callas in una superba Carmen.

Stavo leggendo questo frase un attimo prima del tragico incidente:

"è come un urlo gigantesco che grida e grida, e quello che grida è: 'banda di cornuti, la vita è una cosa immensa, lo volete capire o no? Immensa".

A pensarci tutta una roba strana.

Lo ho pensato stamattina mentre stiravo con cura le pagine da cui saliva il dolce aroma del bagnoschiuma, in una giornata strana

Il sole viene e va.

Vengono e vanno le persone.

Dagmara parte un’altra volta per la Cina. Tutto deciso nel giro di due settimane. Ha prima trovato la voglia di partire e poi un lavoro. Per il resto si vedrà, si è ancora in tempo. Si è sempre in tempo.

Anzi per certe cose è questo il tempo giusto.

La promessa di venirmi a trovare a Roma sarà per un’altra estate, per un altro tempo. Infondo ripeto: è il nostro tempo.

Il tempo di sei mesi, in cui ho bevuto birra chiara e combattuto contro salse pensantissime. Il tempo in cui ho imparato a farmi amare ed amarmi. E anche se non dovrei mi sono sentita di un’infantile felicità nel sentirmi non solo accettata, ma anche cercata, nel sentirmi proporre strani lavori e sistemazioni per allungare il mio soggiorno qui, progetti fantasiosi e interesse sincero.

E tra tutto anche progetti seri, collaborazioni e speranze. Quattro donne intorno ad un tavolo e la determinazione di non finire la propria vita inchiodate alla scrivania di qualche ufficio.

E’ il tempo giusto per provare e la testardaggine c’è tutta.

Barcellona, Boston, Shanghai, Roma, Berlino, Londra, Lisbona.

Andrà a finire come andrà a finire, ma non si vive certo aggrappati ai se.

Ho sognato talmente forte che tutto mi sta venendo incontro, mentre finisco di sciogliere qualche dubbio. Ho ancora delle domande nascoste sotto la lingua. Normale anche questo, a non averne più mi sarei preoccupata.

Spero sempre di più che tutto vada incontro anche ai bambini del mio centro, che la vita si decida ad amarli come meritano. Ora che capisco le loro storie, che mi rendo conto dai loro racconti che la “scelta” non è data a tutti, ho una strana rabbia in corpo.
Rabbia che ho riversato una sera su Donald, che scioccamente ha detto distratto che tutti se la caveranno, che non è certo il terzo mondo.
Che non me ne frega niente se non è il terzo mondo, non me ne frega di dove e come…quando un bambino di otto anni chiede in lacrime di poter dormire in chiesa perché la madre troppo ubriaca lo ha chiuso fuori di casa, quando nel piatto non c’è nulla perché con 10 figli e due cani qualcuno ha deciso di spendere tutto in vodka e non in patate, quando le miniere licenziano e scende la disperazione di non saper guardare avanti, quando ti ritrovi bambini che ti si gettano al collo e iniziano un pianto silenzioso e intenso e tu non sai e non puoi fare altro che accarezzargli la testa mentre ti inzuppano la maglia di lacrime a cui difficilmente si riesce a trovare una confessione.

Non me ne frega come e dove.

E lo so che io non sono per loro che un “giocattolo momentaneo”. Lo so e spero soltanto che gli abbia regalato più sorrisi possibili, la tranquillità di un attimo lontano da tutto.
Con loro ho disegnato, cantato, giocato a calcetto…Con loro ho sempre sorriso.

Non me ne frega di come e dove.

1 commento:

gabriele ha detto...

siamo un pò nervosette eh?....help

 
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