lunedì, giugno 04, 2007

Ritagli


come si può non amare chi ti accoglie con focaccia e fragole??? e se vi dicessi che nella credenza c'era anche un barattolo di nutella????





Il mio ultimo saluto a Wroclaw: una cioccolata calda in un caffè buio nel quartiere ebraico, con una torta di noci meravigliosa e un violino. Tutto molto “decadente”, affascinante nel contrasto con gli studenti colorati dispersi per i tavoli scuri al lume delle candele.

Quasi quasi sfuggiva una lacrima.

Se non fosse che Albina e Iva ti strappano dai tuoi circoli di immagini e ti riportano nel mezzo di conversazioni assurde e progetti senza futuro. Tutti sappiamo che niente andrà a fine, ma è bellissimo pianificare alla perfezione “la fantascienza”.
Ce lo possiamo ancora permettere, e questo basta a trovarci un senso.

Ho passato mille ponti, girato per il quadrato del Renek tra l’oro del municipio e i pastelli dei vecchi palazzi che lo chiudono in una corte.
Ho rincorso i folletti di bronzo per strofinargli il naso e chiamare la fortuna.
Mi ricorderò con calore improbabile le panchine bagnate affacciate sull’acqua grigia, che spezza come una lama la foresta nel mezzo, in una notte senza luna.
Risentirò il richiamo per le anatre di Iva sull’affollatissimo autobus notturno e l’odore schifosamente dolciastro del deposito bagagli della stazioni, con un vecchietto che sembra uscito da un libro di Tolstoy.
Il suono duro del tedesco che si mescola a quello sussurrato del polacco per le vie del centro.
Gli “erasmus” unici veri stranieri per ora, la loro una presenza composta, di chi le cose le vive e non le consuma.
I buffi colleghi del centro dove lavorano Iva e Albina.

Sasha , l’Ucraina della frontiera con la Russia, quella dove si parla ancora il russo come prima lingua. E lei è in russo che pensa, che scrive che sogna. Sorride, poco convinta, mentre si rende conto che tutto questo non ha senso, nella consapevolezza di non sapere davvero bene quali siano le sue tradizioni. Fa un’inaspettata fatica a parlare con Nadia, sua connazionale, in ucraino. “La storia a volte decide per te”, lo dice in un inglese perfetto, regalo di 10 mesi negli U.S.A. Borsa di studio che le ha messo dentro la voglia di riscoprire cosa si è persa dietro. Sul suo comodino “il mastro e margherita” (Мастер и Маргарита), motivo di conversazione di un’intera serata, felicità e orgoglio nello scoprire un’italiana innamorata del suo “Bulgakov”. E quel libro me lo mette in mano prima di salutarci, con una dedica e un sorriso. “E’ in russo, il nostro più grande scrittore ha scritto il suo capolavoro in russo…” e questo mi fa capire meglio cosa lei sta cercando.
Porto a casa un libro che non riuscirò mai a leggere, ma che come tanti regalatemi negli ultimi mesi mi ha dato la possibilità di “leggere” altri ritagli di vita.


Ritagli di immagini, suoni , odori, presone. Ritagli di un paese.

Paese che ho scoperto accogliente e razzista. Laico e iperconservatore. Nella mail di Marie, quella Marie che saltava per Torun felice per aver incrociato un ragazzo di colore, felice allora perché aveva trovato finalmente qualcuno di “diverso”, mi è si è accartocciato il cuore.
A tutti è sembrato impossibile, ma qualcuno è entrato nell’appartamento che divide con Claudia e Lukas, ha distrutto, ribaltato, rubato. Ma non è questo. E’ l’aver trovato scritto sul muro un odio incomprensibile, minacce che lasciano persi.

Persi e assolutamente sbigottiti.

Perché le persone che abbiamo incontrato finora ci hanno abituato a ben altro, a una diversa dolcezza. E anche Marie lo sa, lo sa che è solo stupidità, lo sa lei più di tutti, lei che qui sta progettando qualcosa di più grande, qualcosa che le cambierà la vita ed è piombato inaspettato. E chi lo sa che non debba tornare in Polonia per un matrimonio.

E per l’occasione passare per Danzica, visto che mi hanno sbattuto in faccia al dura realtà

GDANSK ME LA DEVO SCORDARE

Ma è solo un allungare l’attesa, un diluire i tempi.

Lo so.

Sappiate che vi ci trascinerò, e non potrete aggrapparvi a nulla.

E vi farò fare anche l’autostop

Non storcete il naso. Non pensate male.
Forse va spiegato: qui è piuttosto normale.

Si decide una meta, si trova un compagno di avventura (non si può viaggiare in più di tre) e si scrive su un cartone abbastanza grande il nome del posto in cui si vuole arrivare. Si trotterella appena fuori città e ci si mette pazienti ad aspettare tenendo in bella vista il cartone. Prima o poi qualcuno si ferma e se si è fortunati si rimedia pure qualcosa da mangiare. E’ un buffo viaggio per tappe che molti studenti fanno durante l’estate (provateci voi ad aspettare un passaggio nel mezzo di una bufera di neve)
In passato questa pratica era tanto diffusa che esisteva un vero e proprio “libretto dell’autostoppista” (distribuito dall’ufficio del turismo polacco) che certifica la condizione appunto di “autostoppista doc” e permetteva e chi dava il passaggio di partecipare a una specie di concorso a premi grazie a una sorta di bollino che veniva staccato dal libretto a fine passaggio. Una raccolta punti, come quella del benzinaio.

Vorrei tanto sapere quali erano i premi in palio…ci lavorerò su.



2 commenti:

gabriele ha detto...

porca l'oca baby scrivi post meno lunghi....mazza ke fatica!

ilaria ha detto...

Bush viene a Roma.
Evviva evviva.
Finalmente saprò cosa fare delle decine di molotov che ho preparato in un pomeriggio di pioggia.

 
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