venerdì, agosto 31, 2007

discorso inutile ed ingannevole

Ecco a voi l'ultima "stronzata" su cui mi sono fissata: Supersampler (ovviamente non la voglio rosa...)



Archiviamola questa cosa della follia, peraltro campata per aria. Non essendo né artista, né genio, né pazza, è meglio che me ne tiri fuori.

L’ultimo colpo di coda di questo rimuginare è stato “imporre” come secondo nome ad un innocente gattino Van Gogh. Il padrone mi ha assecondato, è stato semplice farmi contenta…

Così ora c’è un gatto che si chiama Trezeguet-Van Gogh, o più logicamente solo Trezeguet. E’ davvero facile farmi contenta?

Entusiasmarsi per le “stronzate” è una cosa da bambini. A me riesce benissimo, agli altri non crea problemi, quindi credo di poter andare avanti su questa strada senza rimorsi.
E poi non mi dispiace, la meraviglia nelle cose sciocche è meno dannosa di quanto si pensi, anche se mi dimostro illogicamente esigente anche nelle cose sciocche.

Mi rendo conto di essere spesso attratta dalla fuffa più strana, il superfluo, l’effimero, il non necessario

Sì, credo fermamente nella necessità del non necessario.

A ben vedere lo stesso Amore non è necessario. Basterebbe il sesso. Basterebbe per portare avanti il mondo, mettere al mondo figli e via. L’Amore è un surplus, ma tanto meraviglioso che è riuscito (grazie al cielo) a mettere in secondo piano il puro istinto di riproduzione. E’ quando il contorno diventa più importante della sostanza. Lo trovo eccezionale.

Per diverse ragioni credo di far parte di quella categoria di persone che si fanno stregare dalla realtà immediata, faticando spesso a capire le regole precise che stanno dietro all’essere del mondo. A volte addirittura ignorandole volontariamente per paura di sporcare l’incanto.
Faccio leva su un’intelligenza romantica, e fatico spesso a capire chi poggia la propria vita su un’intelligenza classica.

Mi affascina il ragionamento classico, ma proprio perché non lo capisco fin nel profondo.

Mi affascina e lo rispetto, pur non condividendolo, pur nella consapevolezza di essere considerata una frivola edonista da molti rappresentanti del pensiero classico. Capisco questa diffidenza e mi dispiace. Basterebbe rendersi conto di non essere migliori o peggiori, ma diversi, e provare a guardarsi con curiosità e non con astio.
E’ che spesso, anche aggirando i pregiudizi, si rimane incastrati nella noia di conversazioni che tirano lo stesso oggetto da lati talmente opposti da non riconoscerlo più come comune.
Infondo la realtà rimane sempre sé stessa, indipendentemente da come la si chiami e la si svisceri. Rifiutare di prendere in considerazione le diverse etichette che gli altri danno alla realtà è non solo irritante, ma uno spreco clamoroso.

Sarà per questo che trovo tanto importante raccontare la realtà degli altri? La vita secondo chi inquadra la realtà da angoli diversi dal mio?

Non giudicare tutta la fuffa un male, non giudicare…usare sempre “io credo” e mai “ così è” .

Ma soprattutto: che connessione c’è tra la fuffa e l’impiccarsi nel tradurre un curriculum “fantasioso” in inglese e francese? Se mi concentro so che il legame lo trovo…solo che non mi va, o meglio so dove andrei a parare. Così alzo le mani e delicatamente mi arrendo.


A volte avere le risposte è pericoloso.

giovedì, agosto 30, 2007

Rimugino


In questi giorni rimugino…

C'est ma raison à moi et je l'impose par la force
parce que ça me plaît,
c'est ma logique à moi et je l'impose par la force
parce que ça me plaît,
c'est ma conscience à moi et je l'impose par ma force,
parce que ça me plait.

Antonin Artaud.

Visionario e alla fine schizofrenico

La follia e il genio?

Ancora ci penso. Artaud ha subìto non so quanti elettroshock. Per guarire, per stare meglio secondo gli altri.
Lui il “meglio” in realtà lo aveva sempre cercato nel teatro, nell’arte. Cercava forse quel “meglio” per continuare a creare, o perché voleva invece liberarsi di quella creatività che per quanto meravigliosa lo aveva portato ad una vita diversa? Magari più semplicemente cercava di recuperare una vita, come veniva, fregandosene della creatività e della diversità. Andava avanti a modo suo, con quello che tutti definivano frutto di una sua pazzia lui pensava di riuscire a liberarsi.
Peccato che sia a volte pericoloso scartavetrare così tanto l’anima per farla aderire perfettamente al corpo.
Pericoloso soprattutto quando nasci in una società che non cammina con il tuo stesso passo. Primi del novecento.
E’ stato un visionario.

Ai miei occhi è più folle il medico che lo sottoponeva agli elettroshock, quel medico che leggeva ammirato le sue poesie ma che si adoperava con una costanza feroce per far sparire da quell'uomo la voglia di scriverle. Non era anche questa schizofrenia?

A volte penso che ci sono alcuni tipi di follia che sono tali solo in certi periodi storici. Poi tutto cambia e quello che una volta era considerato un pazzo diventa semplicemente eccentrico. E si sa, gli artisti eccentrici lo sono, e anche estremamente cocciuti. Questo li rende in ogni epoca le vittime perfette di queste “mode della follia”. D'altra parte fa si che molti confondano l’essere un artista con l’essere un pazzo.

Cosa oggi è considerato pazzia?
Qual è la follia per cui adesso si finisce in una clinica?

Che tempo è questo?

Adesso, adesso per me è un tempo stanco, fine estate. E se c’è un tempo in cui presunte follie possono venire alla luce credo sia proprio questo.

Non parlo di me, potete stare tranquilli. E’ vero che mi sono appena appropriata di un goffo egocentrismo, ma non arrivo a tanto.

Qui è tutto fin troppo normale


Ho anche fatto cadere il mio isterismo per quei 5 kg persi.

Anche i gatti d’estate dimagriscono, mia nonna dice che è normale.
“d’estate i gatti mangiano le lucertole, e dimagriscono”
Regola inappellabile del felino randagio. Non so cosa c’entri con me, ma va bene. Con l’inverno tornerà tutto normale e mi trasformerò in un sornione gatto da salotto…forse…

Allungata su un divano, senza un dove e un quando, a fare le fusa? Più concretamente mi vedo a zonzo a caccia di indizi…ma fa lo stesso



PS: rimugino rimugino. Questa storia della follia e del genio.
A. Artaud : Van Gogh, il suicidato della società,

domenica, agosto 26, 2007

finesettimana afoso, con pensieri al vapore

Finesettimana cinematografico a modo nostro.
Alle 2 di notte, persa in “Basquiat”, la frenesia di imbrattare intere pareti ti rivitalizza i sogni, bello sognare di colorare i sogni. Potere del cinema, di David Bowie mascherato da Warhol.

Bello sognare, ma pericoloso quando ti lascia addosso la frenesia.

Ti dilegui con il buon proposito di andare a studiare ma l’espressione di chi ti sta davanti è ben consapevole della cazzata.
Sono tanto prevedibile?

-stai studiando o disegnando?
-…..(silenzio)….
Dall’altra parte del telefono si increspa una risata.


Prevedibile.

Come previsto ho passato due giorni ad analizzare i prezzi della rayan air e a fare l’elenco di tutte le compagnie low cost per i paesi scandinavi.
Insano anche questo.

Insano poi questo caldo, che ti svuota le voglie e le idee.
Alcuni dicono che è insano produrre idee

Per produrre qualcosa di nuovo si dovrebbe essere molto vicini alla pazzia. Non so, non ne sono convinta.
Credo sia una diceria che tutti i più grandi geni fossero pazzi. Eccentrici spesso, ma pazzi?
Si diceva di Van Gogh, che pazzo lo era, o forse più semplicemente depresso. Ma mai Van Gogh dipinse nei periodi di malattia. Ogni volta che si sentiva meglio prendeva il pennello, creava nei momenti in cui risaliva alla luce. E’ l’esempio più famoso, ma ce ne sono tanti, in tutti i campi.
Anche in poesia.

Molti poeti non sono pazzi, ma ossessionati dalla ricerca della loro diversità.. A mio parere non pazzia, ma vizio umano. Non perdono se stessi, al contrario cercano di scarnare il più possibile la propria anima.

Normalmente per creare qualcosa di bello, io credo, bisogna in qualche modo amare se stessi.

Caratteristica umana quella di amare se stessi che se ingigantita consuma. E molti si sono consumati, ma altri dal loro rogo hanno generato parole bellissime. Molti hanno consumato poi solo gli altri, il mondo che gli stava intorno, la vita ma non l’anima. Peccato che l’anima senza il contorno di una vita spesso fracassi.

Altra cosa mi appare l’egocentrismo.

L’egocentrismo. Ammettiamolo, è alla base dell’essere un “IO” ma in alcuni esplode con troppa violenza. E’ in questi casi che diventa pericoloso.

“chi è affamato di gloria consuma anche l’uomo che è in lui”

Spaventoso, processo che ti fa diventare alla fine un niente programmato.

Credo che io, in questo preciso momento, con questo blog ormai da qualche mese, sto dando sfogo a un mio personale egocentrismo.

Questo è il mio atto di egocentrismo.


P.S. Il film "Basquiat" non era un granchè, da vedere giustio per curiosità.

giovedì, agosto 23, 2007

Thank You


Non credo ad un amore che non si possa consumare, toccare, respirare, sbranare.

Non conosco amori a distanza, sono sempre amici di amici che si perdono nella leggenda.
Ci sarà tempo per ricredersi, ci vorrà di innamorarsi davvero per prendere e partire. O restare nel caso.

Ci sono cose che non si possono tenere in piedi con ragione e buoni propositi, serve l’impatto, quello vero e costante. A me serve l’impatto e la resa quotidiana.

Vieni da notti troppo lunghe per me che non riesco a respirare senza il sole.
A metà tra noi, Parigi o Londra, rimangono buttate su un tavolo con troppi bicchieri vuoti.

Da sotto un cappello nero da uomo ricordo una Sylvia Plath sussurrata con indecisione, la neve e uno strano modo di chiamare le cose. Un Tempo offuscato ancora prima di diventare ricordo, per mia paura.
"How we need another soul to cling to"

E’ stato un bacio dato attraverso un fazzoletto di seta.

Non è stato amore ma un meraviglioso gioco a carte scoperte.

Credo che tutto quello che ti devo non lo saprò scrivere su una schermata bianca, o balbettare per telefono. Forse basta questo per capire.

Rileggo il tuo, ma non riesco a sciogliere il mio.



Tack...


In cuffia: Ragazzo dell’Europa, G. Nannini.

domenica, agosto 19, 2007

direttamente dal centro paranoie

by koy


Penultimo finesettimana d’agosto.

Si dice che l’estate sia una sospensione tra la noia e il desiderio. Forse è vero. Si sogna settembre con tutta la paura che porta l’autunno.
Decisioni e piani, vita da riprogrammare e confermare.

Le “possibilità”, ho scoperto, sono una lusso meraviglioso e fortuito. E’ la loro concretizzazione che impone un qualche merito, una qualche fatica e convinzione, per il resto è puro caso. La fortuna è riconoscere le possibilità, la bravura saperle affrontare.

Credo che a Shangai oggi ci siano circa 28° con un tasso di umidità dell'84%. Credo che lì sia tutto talmente diverso da non potertelo immaginare da qui, niente piano B, la mancanza di informazioni sul contesto impedisce ogni ipotesi.
Insegnare italiano appoggiandosi ad un inglese ridicolo. Questa è una possibilità, se si saprà affrontare.
Essendo una a cui piace che le cose le vengano sparate in faccia, non posso prendermi per il culo: non ne ho le palle, ora e qui. Il problema del QUI è superabile, quello dell’ORA di meno.
Ma tant’è.

Prima ci sarebbe un piovoso ottobre in un’Inghilterra di periferia per dare una dignità al mio scassatissimo inglese. E qui è una questione di tempi e incastri, per riuscire a non pagare un alloggio che proprio non posso permettermi

Sono peraltro ancora immersa nella possibilità di uno sfocato sudamerica. Un’Argentina invernale giocata tutta a metà settembre. Lì è una possibilità alla quale la fortuna va chiesta. Perché qui il coraggio c’è, manca solo “fortuna”, che è possibilità. Maledizione vuole che dipenda da altri.

Maledizione vuole che non riesca a vederla nera. Quindi non mi rassegno.
Si diceva in una telefonata fiume: “è che tutta questa voglia di vivere dovrebbe saperla incanalare”
Mi dico che è un problema non solo suo.
Io ho una frenesia che mi sta sfaldando, e se non la concretizzo consumerà anche quei pochi paletti che ancora tengono in piedi la baracca.

Mi sento ripetere di non avere fretta, che verrà tutto. So che è vero. Ma ho addosso questa strana febbre che di logico ha ben poco. E anche se vi dico di si poi continuo a correre sotto la pioggia invece di aspettare che spiova.
E’ che il mio personalissimo “centro per le paranoie” non se la vuole proprio prendere una vacanza.

Magari il coraggio è solo cogliere la possibilità di restare, che quella torta al cioccolato contornata da facce stanche, fisse su una trastevere assopita in un normalissimo mezzogiorno d’estate, era di una bellezza confortante.
Sono state rigeneranti la pizza nel cartone e le "pose plastice", parto non diretto di una discussione tra persone che si cercano. Eppure sento che ancora non ci sono...

Sono sospesa tra noia e desiderio…


In cuffia: Gin and Milk, Dirty Pretty Things

P.S.: mi ritiro un paio di giorni nella calma della campagna perugina. Mi dedicherò ai troppi pensieri e a mangiare più insano possibile. Più 5kg in 3 giorni!!!!!....non ci crede nessuno…ma lasciatemi illudere.

giovedì, agosto 16, 2007

19:20



Pomeriggio d'attesa con la testa altrove.

Prove di colore con i pastelli della giotto e una vecchia favola.

-chi sei?
Non sembrava il principio incoraggiante di un colloquio.
Alice, piuttosto timida, rispose:
-io…io quasi non lo so, signore, in questo preciso momento…o meglio, so chi ero stamattina, ma da allora credo di essere cambiata molte volte.

Alice nel paese delle meraviglie, L. Carroll



Aspetto le 19:20







venerdì, agosto 10, 2007

viaggiare con voi
















Eccola qui, la più volte predetta “crisi da rientro”
Marie-Louise mi aveva scritto di come ad un tratto l’insofferenza inizi a incrinare i pensieri dopo i primi 20 giorni…
Ed ora eccomi qui.

Mi mancate.

I messaggi misti inglese-polacco, l’adrenalina per la scoperta, gli abbracci gratuiti e caldi, il profumo di tabacco e zenzero, le serate a raccontare di vite che verranno, i silenzi lunghissimi e confortevoli. La fiducia spontanea che mi avete dato. Era dolce perdersi insieme, senza paura, mai avuta paura. Mi piaceva il rumore delle cose dette senza filtri, della sincerità che mi avete regalato. Abbiamo scelto di capire insieme, di fare insieme un pezzo di strada e di vivere senza griglie.

Ho pianto e avete raccolto la mia paura come fosse la vostra, siete stati entusiasti della mia felicità. Ero IO e questo giustificava tutto.
Eravate VOI e io ve ne sono grata.

Mi avete trovato a girare per le vostre cose in preda ad “agitazioni visive” che avete cercato di capire. Vi trovavo di fronte alla mia porta alle 3 di notte, con una valigia e un pianto soffocato nel petto, la mattina vi vedevo beati dormire sereni, svuotati da umanissime paure. La vostra esperienza diventava la mia e la mia la vostra. E alla vostra gioia io non ho mai saputo resistere, alla voglia di esistere, pura e semplice, che mi avete attaccato addosso.

Sarà perché oggi piove e il caldo si è lasciato distrarre, sarà che mi ricordo di quella notte di gennaio, quella notte di tempesta in cui ho messo un punto a incertezze lasciata a casa per affogare con voi in tutto quello che sarebbe venuto. Sarà che credo di piangere, ma so che a breve ritornerò a ridere, come abbiamo sempre fatto.
E so che tutte queste cose le dovrei dire a voi, che scritte così non sembrano nulla. Ma voi questo già lo sapete. Non ho bisogno di dirlo, foste qui davanti a me mi guardereste con quel sorriso delicato che mi regalavate ogni volta che ci guardavamo negli occhi.

Mi dicevate che viaggiare era per me “scoprire” e non consumare, era essere e non apparire, e mi riempivate di orgoglio come una bambina.
Io ero quella che secondo voi non avrebbe mai patito nessun tipo di “fame”, la tipica persona che ovunque e comunque avrebbe trovato qualcuno che l’avrebbe accolta e viziata.

“Ovunque andrai troverai un abbraccio, e il bello è che non dovrai fare poi troppa fatica per conquistarlo”
Ridevo e scherzando dicevo che era tutto merito della mia “espressione da criceto”. Ridevo. Ma per colpa vostra ora ci credo veramente, prendetevi le vostre responsabilità…
Perché ora piango sul serio, e non mi sembra male, anche se so che Jan mi direbbe che non si può piangere di una cosa tanto bella, della consapevolezza, ora e qui, che voi siete ormai una scheggia di me. Piango e so che se Aurì fosse qui mi seguirebbe nei singhiozzi. Piango e so che prima di me lo ha fatto Marie-Louise.

Ma staserà riderò, coccolata da chi, da casa, mi ha dato la certezza di essere in grado di partire senza perdermi in bugie. Dovrei, se trovassi le parole giuste, dire grazie anche loro, agli amici che sono e saranno. Agli amici che non si perdono perché , appunto, amici.
Se trovassi il modo li dovrei ringraziare pr me e per voi, perchè è anche merito loro se sono riuscita ad incontrarvi.

Grazie a chi mi ha dato la consapevolezza che la mia voglia di scoprire il mondo non è un sentimento egoistico, ma un’esperienza corale.

Agli amici che credono che l’amicizia sia la voglia di scoprire e digerire il mondo, un’alleanza che ti porta a capire e capirti. Grazie per aver viaggiato con me.

Grazie perché non mi avete mai frenato ma appoggiato e incoraggiato, entusiasti per me come se fosse capitato a voi.


Grazie, perché so che sarà così, per quella che è la vita, sempre.
 
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