venerdì, settembre 28, 2007

l'unica cosa fritta qui sono io...

Leggi parole che ti affettano, guardi immagini che ti accecano, senti odori che ti trapassano e la mente si aggroviglia. Di norma in questi momenti di stimolazione le idee in testa esplodono disordinate, si accalcano, si spingono e spesso si mescolano così tanto che diventa impossibile tirarle fuori dalla foga del momento.
Questo tipo di idee si consuma in fretta e spesso se non corri a concretizzarle rischi di perderle, o di farle troppo freddare, con il risultato che si trasformano in una gomma indigeribile.
Poi ci sono le “visioni” montate con lentezza. Queste sono idee che si rigirano da dentro, proprio per non arrendersi al black-out che c’è imposto da fuori. Allora non sono slanci frenetici ma impasti complicati che se trascinati perdono colore e diventano recinti.

Insomma ci sono le idee fritte e quelle fatte macerare per ore

Ci pensavo oggi mentre davanti a me, sul treno, una ragazza studiava con cura i dettagli di un disegno tecnico, con lo sguardo fisso su un unico tratto di inchiostro.
Accanto a me all’opposto un ragazzo batteva frenetico la penna sul bordo di un taccuino, scarabocchiando a intervalli irregolari linee contorte, promemoria frenetici.

Immagino fossero due architetti (immagino nella quasi certezza), entrambi con un progetto in testa, solo che uno friggeva e l’altra macerava.

Entrambi su un treno, nel tempo di uno spostamento da un concreto a un altro. Creavano in un momento di stallo.

La fantasia spesso si moltiplica proprio dove tutto il resto si ferma: dove sembra che tutto sia vuoto, in attesa di altro, è in quel momento che può strisciare l’idea.

E ancora: quando le persone geniali hanno avuto il primo sentore delle idee che avrebbero cambiato parte delle vite che gli giravano intorno?

E soprattutto: C’è speranza per tutti?

giovedì, settembre 27, 2007

ombre cinesi


oggi è tutto stranamente ovattato:
le pagine che scorrono sotto gli occhi
le voci al telefono
la mia testa
Ho il senso strano di essere vicinissima a qualcosa, ma non so cosa.

domenica, settembre 23, 2007

pulviscolo


In cuffia con i colori sul tavolo: Way to blue, Nick Drake




Stanley: How do you like to go away with me?
Lulu: Where?
Stanley: Nowhere. Still we could go
Lulu: But where could we go?
Stanley: Nowhere. There is nowhere to go. So we could just go. It wouldn’t matter

The birthday party, H Pinter


Ho passato una settimana di sciopero celebrale. Non reagivo…piatto di idee e slanci. Mi dispiace per chi mi si è “ciucciato” in questo non-esserci. Comunque è stato un black-out rilassato.

In mancanza di idee mie mi sono adagiata sulle voci degli altri.


-Un uomo in piedi nel mezzo di una branco di quindicenni mi punta l’evidenza alle tempie: siamo vecchi, ma ancora non troppo per meritare rispetto.

-Una donna bionica mi sopporta di fronte ad una qualche arte moderna senza fiatare, rassegnata, buona, carina. L’amicizia è anche caritatevole sopportazione e la bontà di prepararmi la merenda al sacco.

- La mia “Joan” mi ha dimostrato: Bisogna vestire la speranza con un paio di scarpe rosse

- Tre allegri sconosciuti mi confermano che è più facile prendere trenta ad un esame che riuscire a ritirare il diploma di laurea in segreteria

-Anche stavolta sfuma il sogno di incontrare il mio “Beane”. Comunque non sarebbe stato Adrien Brody…(qui qualcuno dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza e pensare ogni tanto anche a me…)

-Una donna incontrata per caso dopo un tempo imprecisato mi svela l’arcano della mia fobia per il sangue sul trenino delle 21. L’illuminazione dell’avvocatessa mi viene confermata dalla dotteressa che mi siede accanto.

-Il biliardo ha delle regole che ancora ignoro, la fortuna sfacciata non ignora me. Se ci fosse stata una telecamera a quest’ora sarei famosa.

-A volte la casella della posta elettronica ti precipita in un’ansia viscida. Di recente mi trovo spesso a pensare che per molti versi la tecnologia trascina insicurezze emozionali.



Appena esco da questo coma di idee do un tono ai post e al blog. Profetizzo una ripresa rapidissima dopo il 28, data dell’ultimo esame. Nel frattempo gradirei che qualcuno mi spiegasse come faccio a mettere la musica nei post…

lunedì, settembre 17, 2007

i want to be

I passaggi di stato.
Celebro settembre.
Gli incontri lontani ti fanno traballare le giornate.
Gli esami si consumano
Roma puzza
Il tramonto ammorbidisce gli spigoli
L'attesa non è mai vana.
L'arte contemporanea si basa sul "culo"
Ciò che è "Figo" spesso annoia
L'aria va mandata giù regolarmente, ingoiata con costanza.
La gente è colorata anche quando è tinta di nero
Spesso mi distraggo e rimango indietro, sempre mi vengo a cercare.
Non si rimane mai indietro, ci si sofferma su un'alternativa
Nei concerti di piano oltre alla musica c'è un'pnotica danza di dita.
Anche quando ti sembra di morire è solo un modo per continuare a vivere




Non credo nelle sconfitte


Il 30 Settembre G. Allevi Suona al PArco Della Musica. Non è solo musica.

PS: Prima o poi tornerò a dare un tono al blog.

martedì, settembre 11, 2007

Onestamente, e poi siamo tutti nella stessa barca

Foto dell'ultima notte bianca. Tra lacca e cotonature, meravigliose scarpe da uomo e cappelli a cilindro, i vicoli che si spengono alle 5 di mattina ...è stata una notte bianca quasi perfetta. (altre foto a presto su flickr)





“Papà?”
“Che c’è?”. Un uccellino si leva in volo da un albero.
“Come dovrei essere da grande?”
L’uccellino scompare al di là di una cresta lontana. Non so cosa dire “Onesto” rispondo alla fine.
“No, che lavoro dovrei fare?”
“Uno qualsiasi”
“Perché ti arrabbi tanto quando te lo chiedo?”
“Non sono arrabbiato…sto solo pensando…non lo so …sono troppo stanco per pensare…non ha importanza quello che farai”

R. M. Pirsing Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta
.


Voi che dite? Che cosa Vi e Mi dite?

Tu mangiatrice di libri e cacciatrice di colloqui?
Tu circondata da francofoni a-tecnologici?
Tu nelle stanze-alveari per gli stagisti non pagati?
Tu che raccogli gli starnuti nei corridoi al disinfettante?
Tu che vesti i personaggi sul palco prima degli attori?

Voi che siete con me in questo transito, cosa credete che faremo? O meglio SAREMO? Mentre, appena adesso, abbiamo intuito quello che SIAMO.

Per me mi accontento al momento di credere che sarò onesta.

Onesta come chi prova.

Onesta come chi vi dice che non ci sono risposte universali e che ogni intuizione è buona. Onesta in chi vi chiede di darle uno schiaffo dietro la nuca e sgranarle addosso un “ma che cazzo dici?” con occhi fermi ogni volta che mi lascio prendere dalla via più semplice ma non mia. Onesta come chi vi dice che non esiterà a farlo con voi.

Alle persone che non stanno ferme ad aspettare che la vita gli si depositi addosso.

“L’uomo ragionevole adatta se stesso al mondo, quello irragionevole insiste nel cercare di adattare il mondo a se stesso. Così il progresso dipende dagli uomini irragionevoli”

G. B. Shaw

mercoledì, settembre 05, 2007

Sinceramente

Nella libertà c’è il rispetto dell’altro. Vero
Ma nella libertà c’è anche tutta la verità di dire : “ tu non mi piaci”

Non che il mio “essere” sia migliore del tuo, o viceversa. Semplicemente dire che proprio perchè non siamo tutti uguali, non a tutti piacciono tutti.

-Guarda che gente
-…vanno benissimo così
-Scusa? Sei una punk? Qualcosa che mi è sfuggito?
-Vanno bene così perché anche loro vedendoti avranno pensato “guarda che coglione”
-…
-Difendo la possibilità di essere senza offendere o essere offesi, non ce l’ho con te, ci sei solo capitato in mezzo

La cosa bella è che spesso ci capito nel mezzo anche io.

La mia fortuna è che divido caffè con gente che anche se me ne esco male non mi squadra come una stronza ma ci fa una risata e ribatte con gusto. Mi piace la gente che sulla vita sa ridere prendendola maledettamente sul serio

A volte essere stronzi equivale a dire quello che si pensa, senza troppi giri di zucchero intorno.
Io non lo ritengo essere stronzi, ma sinceri, anche se non si può sparare in faccia la sincerità al primo venuto e in qualsiasi momento. Questo lo so, alla fine l’ho imparato.

Per essere sinceri con qualcuno bisogna in molti casi volergli un qualche bene. Per essere sinceri in maniera costruttiva e non superficiale, si intende…

Sinceramente odio la biblioteca nazionale, dai tempi lunghissimi, dove ti senti presa in ostaggio nell’attesa sfibrante di un prestito, nella triplice copia per ogni richiesta, nei prezzi monopolistici delle fotocopie.
Nel silenzio burocratico di quelle sale ci si potrebbero scrivere un altro milione di libri. Sono tutti in potenza nelle attese silenziose delle persone. Peccato che tanti lettori non equivalgano ad altrettanti scrittori.

Sinceramente la biblioteca nazionale di Roma ha bisogno di un aiuto, di un miracolo, del buonsenso. Questa è una sincerità figlia non dell’amore per la biblioteca in se, ma per i libri…soprattutto quando sono gratis. Soprattutto quando hai un esame tra dieci giorni ed il libro, anche a volerlo pagare, non si trova.

Non si trova nemmeno nel mistico antro della biblioteca, forse disperso, presente sul catalogo ma assolutamente assente ingiustificato dagli scaffali, troppo ben nascosto anche in magazzino.

Nell’attesa di questa ricerca sono stati “assassinati” ben 45 minuti e tanti buoni propositi.

- Quello anche penserà “guarda quel coglione”
-Chi?
-Quel tizio che sta leggendo Popper. Uno che si legge Popper mentre aspetta le fotocopie…
- Magari studia.
- Pensa che sono un coglione perché leggo Rat Man, lo vedo da come alza gli occhi verso di noi.
- Anche Rat Man è filosofico a modo suo.
-Già…e Popper?
-…leggi…e non lo fissare




Sinceramente, amo la gente…chi lo avrebbe mai detto?
 
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