sabato, novembre 24, 2007

Digressioni bis-fatte

On stage by sussfellen



Quasi esattamente un anno fa, mi si passi l’approssimativa esattezza, girellando il cucchiaino nel the, dissi a un’amica.

“ho provato mille volte a sezionarmi per vedere che c’era sotto, ma finché sto qui ogni volta che tento di rimontarmi finisco sempre per seguire le istruzioni…”

Stavo per partire per la Polonia, un mezzo azzardo da cui non sapevo se sarei stata spennata o tornata arricchita.
Nessuno ci vedeva “La Fortuna” che io invece mi aspettavo. A convincere chi mi stava intorno della buona occasione era stata solo la mia testardaggine. E già da questo poi scoprii che la cosa funzionava.

Scoprii anche che non esistono soluzioni assolute e rapide. In 7 mesi ho montato il nocciolo, con la fatica che mi aspettavo e la soddisfazione che ho imparato a dividere equamente con chi mi sta intorno.
Ho appena fatto in tempo a mettere le fondamenta per tornare.

Un amico, nato attore, che si sta sperimentando regista, mi ha ricordato un paio di sere fa quello che già mi aveva fatto notare per iscritto: Si può anche cambiare la scenografia, ma l’attore rimane lo stesso

Se non fosse stato così non avrei mai risolto il mio problema dell’ “Attore”
Ho benedetto il cambio di scena e l’uscita dal “Personaggio”
Nel cambio del fondale e nel trovarmi di colpo struccata ho potuto finalmente piantarmi addosso lo sguardo senza il filtro dell’abitudine.
Ho scovato “l’uomo che regge il teatrante”.
Ho imparto ad interpretare il copione e non a subirlo.

Adesso aspetto di trovare la scenografia che più mi si addice. Nel caso sarò anche pronta a costruirla, appena troverò qualcosa per cui mi senta in forza di fermarmi.

So perfettamente quale è il mio limite, e questo mi ha permesso di aggirarlo sapendo nel caso chiedere. Che chiedere, come ho detto una volta, non è di certo un male.
E se ieri sera ho rifiutato il braccio era perché ero certa che non sarei caduta. Ma ho apprezzato immensamente.

In cuffia, dedicata a tutti: Extraordinary machine, Fiona Apple.

martedì, novembre 20, 2007

in parole, poche

Questa domenica, dal Gianicolo trapuntato di foglie aranciate, ho messo gli occhi su una Roma soffice e bianca come meringa. Ho accompagnato con passo lento il suo scivolare nel color cipria delle cinque. Nel tramonto, attraverso l'obbiettivo sporco di una vecchia ZENIT, ho trovato il ricordo, e rotolando verso trastevere con le dita gelide e il naso tappato, ho finito di ricucire tutti i miei scampoli. Ho RIEPILOGATO.

Riepilogare.

E’ una cosa che siamo costretti a fare tutti giorni
Incosciente.
Quando ti chiedono, infondo senza chiederlo, chi sei.


Come ti chiami? Che fai? Che pensi? Pensi? Che sogni e cosa ricordi?

Lì recuperi tutto e in un lampo lo sforbici talmente tanto da tradurlo in appena due parole: Sono Barbara.
Poi a cascata ci metti tutto il resto, selezionando secondo le occasioni.
Riepiloghi in fondo te stesso, o meglio quello che TU pensi di te stesso, a favore degli altri.

Poi c’è chi ti chiede: tu cosa pensi di me?



PS: Da qualche giorno ho una carico elettrica strana. Scricchiolo scosse ogni volta che sfioro una porta o una portiera. Faccio letteralmente scintille. Sto degenerando in un magnete?..o magari in un nastro magnetico....

martedì, novembre 13, 2007

l'apparire e l'apparenza

Packaging by Gozzde



Mi fermo al capitolo 3: Identità è valore aggiunto


ES: Così come esistono donne oggettivamente belle ma del tutto incapaci di apparire eleganti e piacevoli, ve ne sono di sostanzialmente insignificanti ma capaci di “fare miracoli” attraverso l’abbigliamento, il trucco, l’eleganza, l’eloquio




Aggrotto un sopracciglio

Volo di colpo al capitolo sul Packaging e la vendita con un certo cinismo.

Se la donna oggetto è quella costruita a tavolino dal marketing televisivo, quella che si auto-propone nell’esaltare i propri punti forza…pur trattando il proprio essere come un “prodotto” da valorizzare…come va chiamata?

Apparenza VS capacità di apparire?
La prima è vuota. La seconda non può essere senza l’astuzia di costruirla. L’astuzia spesso è accompagnata da intelligenza e strategia.

La strategia di vendere la propria persona, una volta romanticamente veniva definita seduzione.
Adesso invece di sedurre si deve CONVINCERE, a volte anche se stessi.

Per fortuna c’è ancora chi sa dare valore all’ESSENZA

sabato, novembre 10, 2007

Al prossimo incrocio...

Bastare a se stessi è un dovere, un piacere, o una scorciatoia?
Decidere di bastare a se stessi è indice di coraggio o di paura?
Conviene andare avanti sperando di incrociare le vie giuste oppure portarsi dietro il navigatore?

L’autunno romano ha una bella luce dorata. I binari del tram scivolano come riflessi d’acqua tra i sanpietrini.
Mentre ti accovacci su uno sperone di marciapiede, aspettando che il semaforo ti dia un paio di minuti di “ossigeno” per riuscire a scattare la foto di quel “grafismo”, ti imbamboli sui punti di incrocio dei binari. Netti , precisi, si diramano senza esitazione. Le strisce d’argento si incontrano per un solo attimo per poi aprirsi senza rimpianti. Niente ripensamenti.

Mentre il sole scivolava sui binari, nel rumore rapido dello scatto, mi è scattata l’idea che l’amore incrocia spesso le nostre vite senza farci mai veramente deragliare.

Paranoia sentimentale.

E’ un morbo che vedo allargarsi senza essere riconosciuto. Sacrosanta vita moderna, che devi bastare a te stesso, perché non ci si può fermare, pena la mancata realizzazione.
Si ha appena il tempo di incrociarsi. Un lampo, e poi la strada non prevede piazzole di sosta.

Forse quella di “bastare a se stessi” non è una convinzione, ma una moda. Mia nonna, ovviamente old-fashion, continua a chiedermi quando ho intenzione di sposarmi.

In cuffia: The weight of my world, King of convinience


PS: I binari in questione erano quelli del 3. Il tram numero 3, dalla stazione di Porta San Paolo, arriva fino a Valle Giula. I metri di binari sono davvero tanti, non so con precisione misurarli, ma conosco perfettamente il tempo che il tram impiega a sferragliarci sopra. Qualcuno sa quanti binari, in un unico viaggio, incrocia? Io non ci ho mai fatto caso...

martedì, novembre 06, 2007

Onesta. Mi ripeto

Life by emdinlenmis


Poco più di una settimana fa, beffandosi della nostra incapacità di focalizzare la soluzione, ci era stato detto : “andate a casa, prendete un foglio ed una matita e mettetevi a pensare a come vorreste essere ricordati una volta morti.. Stringete su quello che siete ora e buttate giù tutto quello che da qui in poi dovrete fare per raggiungere il vostro SCOPO”.
Se qualcuno si è grattato io non l’ho visto. Se qualcuno lo ha fatto sul serio non so. Probabilmente no.
Personalmente il tutto mi è passato tra le orecchie come una suonata di clacson al semaforo: irritante sul momento e da dimenticare alla prima svolta.
Ieri sera però i pensieri hanno iniziato a fischiarmi. L’irritazione è diventata curiosità e un cumulo di domande, le mie solite domande affastellate, mi si è rinfacciato a colazione.

Chissà dove sarei andata a parare, se qualcosa non mi avesse distratto e fatto deviare la rotta. Ecco un’altra volta il fuori, quello grande e di sostanza, che viene ad affettare e rimescolare il mio piccolo ego isterico.

“Per incarico della famiglia e con estremo dolore, annuncio che il dottor Biagi si è spento alle 8 di questa mattina con serenità"

Un pezzo di storia se ne va, e questa è “letteratura” per giornali e quotidiani. Fra qualche anno sarà forse “cronaca” per i libri di storia.
Se ne va un uomo, un uomo vecchio (e non c’è certo offesa in questo). E’ come uomo “sereno” che lo ho ammirato di più stamattina.
Ha voluto essere ricordato per quello che ara: “una persona onesta”. Niente più di quello che è sempre stato.
Essere ricordati per se stessi. Sembra facile. In realtà bisogna sapere chi si è, poi bisogna avere il coraggio di difendere il proprio essere, e infine di condividerlo con chi ci sta a cuore. Un processo costante e infinito.
Signor Biagi, che lavoraccio questo…pensavo che lo SCOPO fosse più facile e materiale in verità.

Così adesso so un poco dove andare a parare, anche se ancora non so come pararmi dalla mia insicurezza, maledetta corazza che assale e non difende

Lei che consiglia Dottor Biagi?

“l’uomo, qualche volta, è come le scimmie: ha il gusto dell’imitazione”

Ma c’è chi conosce il gusto della citazione intelligente, non un puro esercizio di memoria, ma la bella conferma che le idee sanno espandersi criticamente.


PS: Il foglio con la strategia che ci aveva consigliato di scrivere il professore lo ho lasciato in bianco. Che mica la vita è una campagna pubblicitaria…
 
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