sabato, dicembre 01, 2007

paure

I centri commerciali.
La luce sintetica che sbatte i colori, l’aria rancida e il brusio della fretta. Fretta anche quando non si ha niente da fare. Tutto questo credo uccida il tempo, il tempo per sé, il tempo per andare lenti e semplicemente sentirsi esistere.

Da 15 giorni, per questioni di lavoro, mi trovo a girellare nei pressi di un grande centro commerciale di Roma. Uno di quei grandi centri pieni di tutto e persi nel nulla, assediati dalle macchine e da periferie che si confondono con la campagna.
Ieri, mentre mi trascinavo sognando il sabato in una specie di leopardiana visione, una manciata di bambini mi taglia la strada di corsa.
Una gita al centro commerciale. Che forse le maestre hanno ben pensato di fargli vedere come si fa la spesa intelligente? Come funziona una cassa automatica? La differenza sostanziale tra H&M e Zara nella scelta dell’esposizione della nuova collezione invernale?
Ho avuto, lo ammetto, una rabbiosa paura.

Prendendo l’uscita a passi lunghi e regolari mi sono stretta ai giornali e mi sono goduta un venticello freddo, che sa d’inverno. Le cose banali che ti fanno vedere il tempo che cambia e poi ritorna.
Respira affondo. Infondo, nel fondo.

Il mio scetticismo per i centri commerciali, alla fine, è solo legato alle volte in cui dentro mi sono sentita persa. E’ uno dei luoghi in cui più spesso mi intrappolano le mie strane forme di malessere. Quelle per le quali il viso si scolorisce e le cose mi si fanno sfumato, i rumori ovattati, e gongolo come un cipresso al vento.

Dentro al mall , dicono, c’è tutto ciò di cui si ha bisogno. Ci si potrebbe vivere senza mai dover uscire. Penso che sarebbe meglio sostituire “vivere” con sopravvivere. Tutto un altro gusto allora.

Nel termine sopravvivere mi sembra manchi la componente emozionale, di gioia. O meglio penso che manchi la possibilità della gioia e dello stupore, quello che ti fa macinare la vita anche quando prende un gusto amaro.

7 commenti:

daniela ha detto...

Mia madre ogni volta che va in un centro commerciale si sente male. A me succedeva solo qualche anno fa, nelle vetrine riflesso vedevo un volto che non mi apparteneva, sentivo le gambe che mi cedevano e intorno risate false. Ma adesso non è più così, forse perchè ho accettato me e di conseguenza anche quello che non mi appartiene. Non è tutto a mia immagine e somiglianza, e va bene così. Certo la gita al centro commerciale per i bambini la eviterei volentieri.
Mi sono molto ritrovata in queste tue parole. E la lentezza è una cosa che si impara ad assaporare quando non si ha più paura del tempo che passa.

barbara ha detto...

Devo ammetere che le risate plastificate le trovo insopportabili, e l'acustica dei corridoi del centro commerciale spesso le radoppia come in un incubo

Di a tua amdre di resistere...

Baol ha detto...

E' diventato il nuovo centro di ritrovo, la nuova piazza, la nuova polis: segno della trasformazione in una società basata sul consumo. Probabilmente sono utili, magari pure convenienti, però creano bisogni che non esistono. Io ci vado ma, a differenza di altri posti, nella gente non mi soffermo a guardare delle storie, non so, mi sembrano tutti così uguali.

chicca ha detto...

azzardo un porte di roma
o mi butto su
parcol leonardo
oppure lunghezza
cmq uno di questi me lo hanno costruito sotto casa
cioè sotto no
ma a sinistra si
così mi affaccio e lo vedo
la prima volta mi stavo sentendo male
davvero
poi ora adotto una nuova tecnica
se proprio devo
vado ed entro in 2 negozi al massimo
poi scappo

barbara ha detto...

Baolo: è vero le persone nei centri commerciali sembrano tutte senza una storia. non vengono da nessuan parte e in nessun posto sembrano dover tornare...paura...

chicca: E' Parco Leonardo... e adesso davanti, non paghi, ne hanno costruito un'altro : DA Vini.
Mi astengo da troppo facili commenti.

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

Li sopporto poco anche io. Posso andarci ogni tanto ma sinceramente non reggo moltissimo.

Li trovo, come li definiscono in molti, "non luoghi" e come tali del tutto spersonalizzanti.

Il sole ed il vento, quello vero e non derivante da aria condizionata regolata perfettament per il tuo... benessere, sono linfa essenziale ed insostituibile per la mia vita.

Viola ha detto...

C'ho lavorato anch'io...forse prorpio nel centro commerciale di cui parli te ...per 1 mese..ero diventata NEUTRA...stavo morendo piano piano..Ho mollato..e son tornata ad essere la solia squattrinata felice!!
BAcetti

 
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