lunedì, febbraio 25, 2008

Wait


Ricevere
Dare

Ricevere e dare silenzio.

Detto così appare brutto, ruvido e assolutamente non corretto. Qualcosa di cattivo, nocivo.

Appunto perchè detto.

Dire di non dire non può che giocare male.

Ma il mio silenzio, quello che voglio per silenzio, è di tutto altro senso.


Il silenzio velenoso, quello che lascia solo amaro, dubbi, e che genera un’infinità di parole senza un contesto:questo mi spaventa.
Di questo silenzio non so che farmene, con questo silenzio non posso che combattere.

Ma c’è quel silenzio che è tale perchè non c’è bisogno d’altro, quello che si riceve e si da
a pochi, pochissimi al mondo.

E’ il silenzio della totale accettazione delle cose che ti stanno intorno, dei sentimenti, delle emozioni. Non serve dire niente, perchè tutto è.

Basta.

Ricevere e dare quel silenzio.

Per quelle poche volte che lo ho trovato, so che non è impossibile, e so che è una delle cose più “assolute” che mi hanno regalato.

Ce ne sono stati di bellissimi, ma non erano QUEL silenzio

Quello giusto so deve ancora venire, in mezzo a tutto questo chiasso. E’ solo nascosto da tanti inutili rumori.

domenica, febbraio 24, 2008

di domenica mattina

Nel giardino-cortile, che ritaglia con le siepi i confini delle varie palazzine, si rovescia il pranzo della domenica. Si rovescia lì e si mescola, si amalgama, si perde.

Il gioco è correre forte fino al portone, dal cancello fino al portone della palazzina D. A polmoni spalancati a ingoiare il profumo dei pranzi della domenica. Indovinarli uno per uno.
Primo piano palazzina A: arrosto con patate.
Poi a seguire: parmigiana, ancora arrosto e lasagne.

Con il mento alto e il cappotto al vento.
Cose tra fratelli di una stupidità assoluta, che ti stracciano la tensione e ti liberano il corpo, i pensieri, lo stomaco.
Il tuo cane appena più alto di un poggiapiedi che sgomma senza capirci niente.

“siete due deficienti”

Che bel lusso. Che bel lusso poter ridere a 25 anni di essere una tale “deficiente”

Mentre ridiamo io e mio fratello siamo uguali, per la prima volta ci assomigliamo.
Per la prima volta ci credo che a legarci è lo stesso sangue.

Sul suo letto sono sparsi appunti di matematica e fisica, dietro la porta una tavolo da surf e sulla mensola un disordine di scartoffie mai buttate. La logica lo tiene in piedi in tutti i suoi gesti. Non si perde: studia sempre la strada.
Vive di entusiasmi concreti, a cui si dedica con attenzione, devozione, a volte quasi ossessione.
Ha una voce profonda e una tendenza al capriccio.
Le spalle larghe, un’espressione sempre imbronciata e le mani grandi.
Non sa stare dentro casa, ma non potrebbe mai lasciarla.

Io semino in camera schizzi e tele a metà, sulla scrivania saggi di sociologia e storia. In giro pile di fumetti e libri di illustrazioni e sul comodino ho piantato “the great Gatsby”. Per arrivare a destinazione non memorizzo la strada, me le cose che le sono costruite introno…così a volte mi perdo.
Ho una voce nasale, alta, e le spalle strette. Non so gestire i complimenti e agito le mani.
Potrei stare ore dentro casa a cullare le mie fantasie, ma per me sono solo lunghi ritorni dopo beati allontanamenti.

Mio fratello è come se studiasse il futuro per trovare la risposta a problemi passati, che stanno qui da prima che potessero essere anche solo immaginati
Io annuso il passato per cercare una via nuova che mi sveli il futuro che ancora non si può immaginare.

Eppure siamo due deficenti

Tali e quali

mercoledì, febbraio 13, 2008

Ingiustificabile è il talento

Questi sono i più recenti dubbi di una persona dai non facili entusiasmi e da una spietata critica nei confronti dell’idea del bello.

Pensieri che si posano sul dubbio del talento. Il talento come argomento con cui giustificarsi, il talento come dote da scialacquare e perdere.
Quello che gli altri chiamano talento, quello che si prova a camuffare da talento.

E’ il talento ad abitarci, o siamo noi ad abitare lui?

C’è chi ha uno studio di registrazione in casa, chi ha per casa uno studio di registrazione. Chi ha paura del concetto di casa e allora butta all’aria tutto e finisce in affitto girando troppi appartamenti senza pace.

C’è chi se ne frega. Non dovendo dimostrare nulla perché il talento gli è inevitabile.

Peccato sia spesso una dote indiscreta che attira rogne: nessuno sa resistere alla tentazione di dar consigli per amore e bene del talento altrui.

E’ tuo fin quando lo tieni nascosto, poi diventa cosa pubblica e criticabile. Come se mai te lo fossi cercato diventa una responsabilità da tenere con cura anche a nome di chi non lo ha.

Quante accuse spietate di talenti ingiustificati, mortalmente sprecati. Quante poche possibilità di un libero talento.


E’ il talento ad abitarci, nel momento in cui cerchiamo di abitarlo stiamo sforzando solo l’imitazione

Un giorno, a qualcuno, toccherà riscuotere l’affitto.


PS: pensiero fatto di fronte all’evidenza nell’incontro con persone di talento.

domenica, febbraio 10, 2008

toc toc

Sono scomparsa tra le pieghe delle cose da fare. Non mi sono neanche accorta del tempo che passava. Mi sono alzata una mattina e BUM. Siamo gia qui?!?!

Prendo un attimo fiato e mi riappacifico con la domenica, che finalmente mi scorre languida come deve, e noiosa come sa essere solo la domenica.

Nel frattempo, per trovare una scusa al mio silenzio, mi giustifico dicendo che in questo lasso di niente sul mio blog ho però scarabocchaito su un altro blog.
Se guardate bene troverete qualcosa di mio sul blog del film PERSEPOLIS (il link è qui accanto)

Film tra l'altro che vi consiglio di vedere, perchè è una delicata sorpresa...
 
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