domenica, febbraio 24, 2008

di domenica mattina

Nel giardino-cortile, che ritaglia con le siepi i confini delle varie palazzine, si rovescia il pranzo della domenica. Si rovescia lì e si mescola, si amalgama, si perde.

Il gioco è correre forte fino al portone, dal cancello fino al portone della palazzina D. A polmoni spalancati a ingoiare il profumo dei pranzi della domenica. Indovinarli uno per uno.
Primo piano palazzina A: arrosto con patate.
Poi a seguire: parmigiana, ancora arrosto e lasagne.

Con il mento alto e il cappotto al vento.
Cose tra fratelli di una stupidità assoluta, che ti stracciano la tensione e ti liberano il corpo, i pensieri, lo stomaco.
Il tuo cane appena più alto di un poggiapiedi che sgomma senza capirci niente.

“siete due deficienti”

Che bel lusso. Che bel lusso poter ridere a 25 anni di essere una tale “deficiente”

Mentre ridiamo io e mio fratello siamo uguali, per la prima volta ci assomigliamo.
Per la prima volta ci credo che a legarci è lo stesso sangue.

Sul suo letto sono sparsi appunti di matematica e fisica, dietro la porta una tavolo da surf e sulla mensola un disordine di scartoffie mai buttate. La logica lo tiene in piedi in tutti i suoi gesti. Non si perde: studia sempre la strada.
Vive di entusiasmi concreti, a cui si dedica con attenzione, devozione, a volte quasi ossessione.
Ha una voce profonda e una tendenza al capriccio.
Le spalle larghe, un’espressione sempre imbronciata e le mani grandi.
Non sa stare dentro casa, ma non potrebbe mai lasciarla.

Io semino in camera schizzi e tele a metà, sulla scrivania saggi di sociologia e storia. In giro pile di fumetti e libri di illustrazioni e sul comodino ho piantato “the great Gatsby”. Per arrivare a destinazione non memorizzo la strada, me le cose che le sono costruite introno…così a volte mi perdo.
Ho una voce nasale, alta, e le spalle strette. Non so gestire i complimenti e agito le mani.
Potrei stare ore dentro casa a cullare le mie fantasie, ma per me sono solo lunghi ritorni dopo beati allontanamenti.

Mio fratello è come se studiasse il futuro per trovare la risposta a problemi passati, che stanno qui da prima che potessero essere anche solo immaginati
Io annuso il passato per cercare una via nuova che mi sveli il futuro che ancora non si può immaginare.

Eppure siamo due deficenti

Tali e quali

3 commenti:

Baol ha detto...

Il grande Gatsby è un meraviglioso libro...

Buona domenica :)

gabriele ha detto...

di deficiente ce ne stanno parecchi... avrei voluto essere lì solo x farvi lo sgambetto :P

daniela ha detto...

C'è molta moltissima intelligenza nell'essere due deficienti.

Anche mio fratello fa surf. :-)

E mi piace sia guardare al passato per chiarirsi il futuro sia immaginare il futuro per capire il passato.

 
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