giovedì, aprile 03, 2008

No standing any time


Ti alzi la mattina con i sogni della notte che ancora, incoscienti, ti si attaccano ai movimenti.
Ci pensa lo schiaffo della folla del treno a farti perdere quella molle rilassatezza ed a rimetterti in pila i pensieri. Non ti libera dal sonno, ma ti stacca dai sogni.
Più del caffè, più del freddo, fa lo shock da mezzo pubblico nell’ora di punta. I miracoli delle società moderne, fatte di gangli ad orologeria che implodono con cadenza perfetta.
Dal lunedì al venerdì la vedi; la massa pendolare, il trito di noia e distrazione che accompagna “la città”. La vedi, o meglio la osservi
E finché ti trovi curioso ad osservarla ti scopri in fin dei conti salvo.
Se hai il coraggio di accorgertene sei salvo.

Alla fermata del bus piano impari anche a riconoscere nelle attese la meta del viaggio.
Le persone senza accorgersene finiscono per scriversi addosso la destinazione. Nei vestiti , nei movimenti, nei libri e nei giornali, nello sguardo che fugge il contatto con gli altri.
E lo sguardo fugge sempre. Sarà perché è l’unica cosa che si può realmente tenere sotto controllo nella metro affollata dell’ora di punta? Quando lo spazio difensivo si annulla l’unica cosa è non guardare, fissare qualcosa che non c’è, distaccarsi dalla pressione fisica a cui si è sottoposti.

Chissà…

Il mio a dire il vero è un viaggio comodo, mi lascio dietro il treno imbottito di sonno e aspetto un autobus semivuoto.
Mi riappacifico con la realtà gradualmente e mi convinco tra una curva e l’altra a non dare retta a tutte le stronzate che mi verranno in mente durante la giornata. Gongolata delle stesse curve al ritorno mi ritrovo già fallita a perdermi nelle idee malsane che puntualmente mi hanno assediata.
Dovrei mettere ordine, dovrei scrivere forse su pagine a quadretti…ma ho paura. Diciamocelo, è tutta paura, è paura di dover rinunciare a troppi arabeschi a cui ormai mi sono stretta.
Questa voglia sorda di non fermarsi non credo sia insoddisfazione, ma curiosità. Non lo so mettere in parole, ma quello che in questo periodo mi piace di più è sapere che non so quasi nulla, che è ancora tutto da raccontare. Il problema semmai è avere la voglia e il gusto, nonché la capacità di vedere. Mi permetto di aggiungere anche la pazienza, perché le cose non si vedono in un sol colpo: le cose vanno osservate.
Osservare richiede un tempo, o meglio uno scontro con ciò che si osserva e una certa umiltà.
Osservare è difficile.
Bella sfida.

Chissà…chissà quale destinazione mi porto scritta addosso…

PS: Sto rileggendo in treno “Imperium” di Ryszard Kapuscinski e mi sono per la prima volta fermata su una delle citazioni che aprono il libro:

“Il presente è qualcosa che ci lega, il futuro ce lo creiamo nella nostra immaginazione. Solo il passato è pura realtà”
Simone Weil

Queste due frasi mi girano in mente da 2 giorni, oltre alla voglia esotica di andare a Samarcanda…oltre al desiderio sordo di non farmi più ferire...
La Samarcanda di cui mi ha tanto parlato Alla, con gli occhi lucidi come le notti calde del cielo per cui prova ancora dopo anni tanta nostalgia.
Come dice anche Kapunscinki per molti russi, caduta l’unione sovietica, lasciare Sammarcanda, Baku o Tiblisi, per finire in un grigio caseggiato sommerso nella neve della “madre patria”, è stato un dolore.
Quel dolore io l’ho visto in Alla. Solo allora l’ho capito.
La cosa è più bella è che lei ha avuto la pazienza di raccontarmelo.

3 commenti:

enzorasi ha detto...

Quella tua ultima frase, riportata da S. Weil, mi sta girando in testa come un'illuminazione improvvisa. Se tu non fossi passata da me chissà quanto tempo sarebbe trascorso prima che io ci posassi gli occhi sopra. Sono pigro in questo periodo, quasi stordito dal mondo e dalle idee: la tua strana curiosità mi affascina e così tutto ciò che hai scritto in questo post. A volte capita, sai, di essere esattamente quel che si scrive, una diretta emanazione della propria essenza vitale e, quando accade, la verità della vita ha comunque un profumo inequagliabile. Grazie

Baol ha detto...

Osservare e non solo guardare è la cosa che ci fa capire il mondo

barbara ha detto...

Osservo..osservo...ma al verità vi giuro proprio non mi compete.

Le cose si vedono sempre di taglio, perchè siamo schegge.
Riflettiamo le cose con strani rimbalzi. Eppure la luce è sempre la stessa.

 
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