venerdì, maggio 23, 2008

This Time Tomorrow

Scena iniziale del film "Il treno per Darjeeling"

Mi è capitato, tra la pioggia e le nuvole vere e presunte di questi giorni, di guardare fuori con assoluto disincanto.
Per l’incanto di quello che è e per la felicità di rimanerci appiccicata con lo sguardo.
Sul viadotto della Majiana, tra la pioggia che rigava l’immagine del solito bigio sfasciacarrozze azzeccato su una riva cespugliosa e unta del Tevere, su un cavalcavia con un ingorgo che strisciava a singhiozzi è partita “Ma il cielo è sempre più blu” e mi si è sciolta una risata nella gola mentre alzavo il volume dell’i-pod.
Ho fatto 26 anni.
Non so se sia corretto dire che io ho fatto 26 anni. Credo sia più giusto pensare che 26 anni hanno fatto me.
Ho imparato a mediare con il tempo e con la fame di sapere cosa ci sarà dopo. So bene che il dopo non è né un premio né un punizione. E’ una condizione futura che puoi influenzare ma non prevedere. Sperare. Provare.

Provare è una delle cose che ho ormai imparato ad amare.

Provare

Provare con coscienza e convinzione però. Andare allo sbando prevede di credere nella sola possibilità del presente, non lascia l’immaginazione per nessun dopo.
Per quanto coscientemente si provi, e per quanto si studi la strada, il dopo rimane sempre e comunque un’incognita. Può andare oppure no, ma la colpa non sta nell’aver creduto nella possibilità di provare.
Nelle possibilità fallite bisogna riconoscere un poco se stessi, trovarsi anche lì e amarsi. Amarsi nel senso di riconoscere i propri sbagli e accettarli. Tutte le prove hanno un senso, anche quando non lo sappiamo vedere.

Con questo “senso” sto affrontando le cose e ho lasciato scivolare l’ultima coda dei 25. Con questo “senso” penso che mi avvierò per i 26. Spero di dover combattere solo e soltanto con me stessa, mai con i SE

PS: Sto in un calmo periodo esistenzialista...tipico dei post-compleanno

lunedì, maggio 12, 2008

Niente è esatto eppure è

Domai domani domani.
So che non riuscirò a “dormire”prima di domani.
Che ormai è dopodomani.

Oggi sono affascinata
Come le cose evolvono , cambiano, si increspano in un niente.
Stupefacente
Le decisioni di una vita ti arrivano addosso così. Le persone si perdono per mesi oppure anni nel dubbio delle “decisioni” e ci si consumano dentro. Ma forse è solo perché non è il momento giusto.
Ogni cosa ha il suo tempo, e quando ci si arriva nulla è più naturale. Se non ci fosse a forzarci il confronto con gli altri e la paura di essere sempre in ritardo o in anticipo forse le nostre evoluzioni sarebbero meno taglienti e più avvolgenti.

Una mattina ci si sveglia e si sa perfettamente cosa si deve fare. Non te ne frega nulla di come ci sei arrivata e perché, sai che è così e per ora basta. Per ora e poi chissà. Nemmeno sei certa che sarà “facile” ma è troppo naturale per non andare avanti. Si tratta della felicità, e non gli si possono voltare le spalle.

Lottare fino a che ce n’è

Approfittare sempre dei momenti giusti. E’ qui che dobbiamo impegnarci.
Niente torna uguale. Noi non saremo mai uguali.

Ero contenta di andare in bicicletta controvento, sul lungomare di Ostia, con il sole che andava giù e una leggera pelle d’oca sulle braccia. Ero affascinata.

Le idee delle persone mi rapiscono.
Io vengo rapita dai miei giri mentali
Mi distraggo a guardare il volo dei gabbiani
Mi distraggo a pensare al profumo meraviglioso del mare d’inverno.
Rido mentre guardo le mie Converse rosse
Voglio avere la mia “libreria da bagno”
Voglio tinteggiare le pareti di una casa nuova
Penso che il turchese e il rosso sono un abbinamento interessante

Ho deciso poi d’un tratto di cambiare rotta. Tentare

Voglio un buco, una stanza, una cantina dove appoggiare la mia fantasia senza doverle dare una data di scadenza. Ci voglio tirare dentro un paio di persone affamate dello stesso vizio.
Voglio poter disegnare, impastare, incollare e semplicemente fissare una pagina bianca senza nessuna fretta.


Mi serve.



Qualcuno ha un garage da prestarmi?

lunedì, maggio 05, 2008

after all

(si ringrazia Robert per la foto)

Mi sono ubriaca di un Amsterdam in festa.
Amsterdam il 30 di aprile è una specie di formicaio arancione impazzito per l’alcool e sfatto dal disordine.
Dopo le 12:00 lo scopo del gioco è annegare in fiumi di birra e “pisciare” un poco ovunque.
Fatti disfatti e strafatti.

Rifatta io di una tranquillità rigenerante in questa settimana tra canali e biciclette.
I primi due giorni ho girato da sola, beata, svampita, senza meta.
Una macchina fotografica al collo e osservare, guardare, respirare a fondo.
Girare da sola mi piace da matti, mi lascia il tempo di incantarmi sulle cose, di sbirciare le abitudini, di scovare i peggio odori e i più inaspettati profumi. Da sola non ti distrai e lecchi tutti gli impulsi.
E’ così che un ragazzino mi ha convinto a mangiare l’aringa cruda con l’aglio. Così che mi sono trovata ad assaggiare una birra dolcissima che una ragazza tanto bionda e tanto trasparente da sembrare biodegradabile mi ha rifilato in un pub dopo essersi legata le dita nei mie capelli assolutamente ubriaca.
Amsterdam mi è scivolata piacevolmente sotto le dita.

Piacevolmente ho ritrovate degli amici che so il tempo in parte mi strapperà. Inevitabile.
Sul pavimento della casa di Donald si sono spalmati a dormire per tre giorni 12 “esseri intermedi”. Ci si era lasciati in una Polonia che si scaldava per l’estate, ci si è ritrovati in una periferia olandese con la fame dolcissima di sapere che cosa aveva trascinato il tempo nella vita degli altri.
Tra i canali di Amsterdam ci siamo raccontati quello che non si sa dire per e-mail, che non passa sui messaggi al cellulare, che è una risata larga e un abbraccio.
E’ l’ironia
E’ la sintonia
E’ la paura
E’ la sospensione.

La notte, quando era così tardi da essere prestissimo, quando il buoi del cielo sfiorava il mattino, stavamo ancora sdraiati sui sacchi a pelo a ricordare nostalgici i momenti lasciati indietro. A ridere perchè sembravamo dei vecchi reduci noiosi. A ridere prima di diventare troppo vecchi per fare certe cose senza sentirci ridicoli
Reduci da un segmento da condividere. Un filo di vita che per un attimo solo è stato della stessa tinta. Uno strato “geologico” in comune nella nostra esperienza.
E diventeremo tutti diversi.
Meraviglioso.

Diventeremo e siamo tutti diversi. Tra fumo e sakè mi sono trovata in un Olanda tollerante. Ma tollerare non è la soluzione a niente. E se un paese come l’Olanda, anni luce da noi, che ha per certi versi da raccontarcene fin troppe, si trova ancora a “tolleare” mi viene un poco di paura.

Sono sempre più convinta che la chiave di quello che varrà passerà dalle nostre piccole collaborazioni quotidiane. A salvarci non saranno grandi piani e politiche astruse, ma il mettersi in gioco e non stringersi nella paura. Imparare a vedere cha la paura non è roba personale ma un rivolo che ingrossa un fiume comune. Così come l’amore.
Bisogna mettersi in gioco.

Mettersi in gioco.

Dubitare

Pesare i dubbi

Averne di dubbi

Essere


PS: Mentre io mangiavo aringhe crude Sara girava per l’India, e da lì mi ha portato un bellissimo sari di seta viola in cui dopo ore di tentativi mediocri mi sono finalmente avvolta trionfante.

Dio….mi piace troppo….
 
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