lunedì, maggio 05, 2008

after all

(si ringrazia Robert per la foto)

Mi sono ubriaca di un Amsterdam in festa.
Amsterdam il 30 di aprile è una specie di formicaio arancione impazzito per l’alcool e sfatto dal disordine.
Dopo le 12:00 lo scopo del gioco è annegare in fiumi di birra e “pisciare” un poco ovunque.
Fatti disfatti e strafatti.

Rifatta io di una tranquillità rigenerante in questa settimana tra canali e biciclette.
I primi due giorni ho girato da sola, beata, svampita, senza meta.
Una macchina fotografica al collo e osservare, guardare, respirare a fondo.
Girare da sola mi piace da matti, mi lascia il tempo di incantarmi sulle cose, di sbirciare le abitudini, di scovare i peggio odori e i più inaspettati profumi. Da sola non ti distrai e lecchi tutti gli impulsi.
E’ così che un ragazzino mi ha convinto a mangiare l’aringa cruda con l’aglio. Così che mi sono trovata ad assaggiare una birra dolcissima che una ragazza tanto bionda e tanto trasparente da sembrare biodegradabile mi ha rifilato in un pub dopo essersi legata le dita nei mie capelli assolutamente ubriaca.
Amsterdam mi è scivolata piacevolmente sotto le dita.

Piacevolmente ho ritrovate degli amici che so il tempo in parte mi strapperà. Inevitabile.
Sul pavimento della casa di Donald si sono spalmati a dormire per tre giorni 12 “esseri intermedi”. Ci si era lasciati in una Polonia che si scaldava per l’estate, ci si è ritrovati in una periferia olandese con la fame dolcissima di sapere che cosa aveva trascinato il tempo nella vita degli altri.
Tra i canali di Amsterdam ci siamo raccontati quello che non si sa dire per e-mail, che non passa sui messaggi al cellulare, che è una risata larga e un abbraccio.
E’ l’ironia
E’ la sintonia
E’ la paura
E’ la sospensione.

La notte, quando era così tardi da essere prestissimo, quando il buoi del cielo sfiorava il mattino, stavamo ancora sdraiati sui sacchi a pelo a ricordare nostalgici i momenti lasciati indietro. A ridere perchè sembravamo dei vecchi reduci noiosi. A ridere prima di diventare troppo vecchi per fare certe cose senza sentirci ridicoli
Reduci da un segmento da condividere. Un filo di vita che per un attimo solo è stato della stessa tinta. Uno strato “geologico” in comune nella nostra esperienza.
E diventeremo tutti diversi.
Meraviglioso.

Diventeremo e siamo tutti diversi. Tra fumo e sakè mi sono trovata in un Olanda tollerante. Ma tollerare non è la soluzione a niente. E se un paese come l’Olanda, anni luce da noi, che ha per certi versi da raccontarcene fin troppe, si trova ancora a “tolleare” mi viene un poco di paura.

Sono sempre più convinta che la chiave di quello che varrà passerà dalle nostre piccole collaborazioni quotidiane. A salvarci non saranno grandi piani e politiche astruse, ma il mettersi in gioco e non stringersi nella paura. Imparare a vedere cha la paura non è roba personale ma un rivolo che ingrossa un fiume comune. Così come l’amore.
Bisogna mettersi in gioco.

Mettersi in gioco.

Dubitare

Pesare i dubbi

Averne di dubbi

Essere


PS: Mentre io mangiavo aringhe crude Sara girava per l’India, e da lì mi ha portato un bellissimo sari di seta viola in cui dopo ore di tentativi mediocri mi sono finalmente avvolta trionfante.

Dio….mi piace troppo….

6 commenti:

daniela ha detto...

Quanto c'è in questo tuo post.
Troppo per parlare di tutto. Troppo per sentire tutto chiaramente.

Ma abbastanza per farsi sommergere dalle belle sensazioni che descrivi, da una tranquillità che non appartiene al nostro Paese, dall'emozione di leggere parole come:

la paura non è roba personale ma un rivolo che ingrossa un fiume comune. Così come l’amore.

In tempi come questi, mi viene in mente che una frase così dovrebbero stamparla e appenderla in Parlamento. :-)

Un abbraccio.

Michele ha detto...

I sari piacciono molto anche a me. Il viola poi è un bellissimo colore, che in Oriente non ha nulla a che vedere con il lutto. È anzi il colore della temperanza, che associa l'azione meditata alla lucidità ed esprime l'equilibrio tra cielo e terra, tra i sensi e lo spirito, tra la passione e l'intelligenza, tra l'amore e la saggezza. Penso che lo porterai bene. ;)

Comunque è sempre un'emozione leggere i tuoi post. Questo poi è particolarmente traboccante di vita.

Ciao,

Michè

_mar_ ha detto...

Leggere questo post mi ha fatto venire ancora di più la voglia di visitare questa città... non ci sono ancora stata :-(

Gabriele ha detto...

Ho paura che qualcuno ti dovrà strappare fuori di lì.. :P

Baol ha detto...

Questo post è bellissimo!

barbara ha detto...

Daniela:già, in tempi come questi. O meglio tra eprsone come quste. Perchè non sono i tempi, ma i protagonisti...

L'ultima bella notizia mi è arrivata quando ancora stavo ad Asterdam, e mi si è parato di fronte il confronto. Fai te.


Michele: che meraviglia..così il viola è il colore dell'equilibrio tra cielo e terra 8lo dovevo sospettare visti i coliri che si impastano per ottenerlo...)
Un motivo in più per amare il mio sari, oltre al fatto che dona un'eleganza meravigliosa a praticamente a chiunque.

Ma tu piuttosto...sempre in giro?

_mar_: Amsterdam merita di sicuro un giro. Non sarà economicissima, basta adattarsi. Che poi nell'adattarsi si riesce ad godere nella maniera migliore delle cose più vere.

Gago: m sta benissimo, saresti fiero di me. eheheheheh

Baol: è bellissimo che voi troviate la voglia di leggerlo.
Grazie!

 
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