domenica, giugno 01, 2008

Good




Jhon De Leo fa suonare la voce per consiglio di un’amica in lotta contro l’estate che avanza.
Stacco l’attenzione, chiudo il libro e cedo alle tentazioni.
So quello che devo fare, ma so benissimo anche quello che potrei fare.
La voglia e il dovere.

Invece di studiare mi sono trovata a pensare. Che non è la stessa cosa. Non memorizzare ma tessere. Ogni riga ci si vede dentro un mondo, un collegamento ideale con congetture vive. La cosa è di per se bellissima ma porta inevitabilmente lontano dal tracciato.

Ho trovato tra le righe di un serio filosofo tedesco un punto di appoggio per un’inutile pensiero sulle corrispondenze sentimentali.
Il rapporto tra il mittente e l’oggetto del desiderio in un unico strano monologo, risultato di un amore che si costruisce intorno al solo pensiero dell’altro.
La vita striscia nelle corrispondenze tra amanti con la forma di una giustificazione per avvicinarsi all’altro. Tutto ciò che si fa e si sperimenta ha la necessità di essere diviso e soppesato nell’importanza che si da al proprio desiderio.

Tu mi completi.
Il mondo è di altra sostanza.
Tu sei il mio singolo.
Fuori mi affascinano i plurali.

Ed era sui plurali che mi dovevo concentrare, invece di teorizzare su inutili corrispondenze. Ho perso di vista l’importanza dell’opinione pubblica e ho deciso che oggi non è più aria di studiare.

Forse è proprio colpa di tutta l’aria che ho preso questi giorni.
Più si “respira” più ci si rimette in gioco.
Crescere non significa diventare migliori, semplicemente cambiare. Ci si avvicina di più a quello che si è , sempre più ci si appropria di se stessi ma non è per forza una cosa che ci rende migliori.
Il migliorare è strettamente legato alle tecnica.
Non conosco nessuno che abbia mai trovato una tecnica per vivere, cioè per stare al mondo nel modo più giusto.
L’esperienza ti fa crescere, nel senso di cambiare. Se le cose procedono come devono si arriva ad essere felici. Ma essere felici non significa essere migliori.

Posso essere felice mentre fuori il mondo soffoca, le persone si perdono sotto le macerie delle proprie case, il fango sconquassa interi paesi, gli innamorati si uccidono, gli intellettuali se ne fregano, i politici ci fregano, il mare soffoca e le foreste si polverizzano

Posso essere infelice solo per un buco sentimentale e un attimo di vertigine, mentre tutto il resto mi sorride.

Questo mi spaventa.

Mi chiedo cosa ci faccia essere delle “belle persone”. Non lo so .
Anche se credo che di sicuro dovrebbero essere limpide.

PS: Nonostante le apparenze in questo periodo tutto viaggia bene. Forse è proprio per questo che mi sento strana. C’è un solo colore spuntato nel mio astuccio.

4 commenti:

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

Forse hai paura che quasi non sia vero che le cose ti procedono bene e questo sveglia questo attegiamento.

daniela ha detto...

Secondo me essere felici è essere migliori, ma non nel senso in cui normalmente si intende "essere migliori".

Come dici tu, essere felici è essere sè stessi. Essere.

Da questo poi tutto il resto, un resto che ognuno di noi si sceglie e che non ha parametri. Perchè il meglio per me potrebbe essere il peggio per te.

Michè ha detto...

Posso essere felice mentre fuori il mondo soffoca

Onestamente penso che sia meglio così. Essere disperata non ti aiuterebbe ad impegnarti di più e meglio nel lenire le ferite del mondo. Probabilmente ti aiuterebbe soltanto a covare rabbia e rancore, due sentimenti che non preludono a nulla di costruttivo. È meglio non lasciarsi intorbidire dalla rabbia e dal rancore.

E tu, con tutti i tuoi dubbi, secondo me sei una persona limpida. ;)

barbara ha detto...

Daniele: ma..iul dramma è che mi vanno bene cose...che sono anche agli antipodi. Bisogna scegliere ma...cosa alsciare indietro, se tutto comunque va?
mumble mumble...

Daniela:Seriamo che mi senta di "essere migliore"...auguro a tutti di potersi svegliare sentendosi migliori.

Michè:Bè si...essere felici non può essere una vergogna...

 
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