venerdì, luglio 25, 2008

Prima della pigrizia di Agosto



Vagamente dolorante, scossa nel mal di testa e stralunata nella stanchezza. Integratori e intrugli, per un malessere che mi lascia sfinita ma serena.
Ecco come aspetto il mio ultimo fine settimana di Luglio, prima di imbarcarmi per la Moldavia e in attesa di realizzare palazzi di cartone e fumo di tulle per una bella sorpresa che se tutto va bene prenderà forma definitiva appena in Ottobre.

Intanto però causa “fracicume” sto qui invece che a teatro, non sono riuscita a incontrare un paio di amici venuti da abbastanza lontano per meritarsi una cena e una passeggiata sotto le stelle con tutta la mia attenzione, non riuscirò domani ad aggiustare il frak di Sara e vederla davanti ad una telecamera, non ce la farò a fare gli auguri a Ru, non ce la farò a saltellare per Garbatella a fare foto.
Sembra la pubblicità di un antinfluenzale invece non è che la mia delusione per il primo fine settimana tutto per me dopo invasioni Austro/tedesche, esami e altri via vai…che è finito a sonnecchiare sul divano senza forza…

Mi dispiace, e fino a poco tempo fa non lo avrei mai pensato, aver saltato l’ultimo giorno in piscina.
Ho preso uno strano gusto a nuotare in quel bluastro sbiadito. Nonostante l’odore di varechina e la luce che ti fa sembrare tutti quelli che ti stanno introno di plastica.

Ogni vasca mi “sciacqua” dai diversi dubbi che mi fabbrico durante la giornata. Anticipo l’esame di coscienza che si fa di solito prima di dormire, e alleggerisco i miei sogni


I pensieri scivolano via con l’acqua lungo la curva della vita, seguendo le linee disegnate dalle gambe.
Il ritmo dei dubbi è dato dalle bracciate che scompaiano davanti al naso
Liquido di movimento e di pensieri.
E’ altro.

Stasera è andata così.

E si finì a parlare di cibo e sesso su MSN


In lettura: Pierrot amico mio, Raymond Queneau (e già è tutto un progetto...)

lunedì, luglio 21, 2008

Di fronte. Non conforme

La bottiglia è una trappola.
Anche se è di vetro impastato di stelle
Anche se dentro c’è un cielo di liquido turchese.
I cieli si svuotano nella sete di felicità di alcolisti insospettabili.
Non ci sono fughe e salvezze.
E’ colpa della bottiglia.


C’è sempre qualcuno che ha la grazia feroce di svegliarci e di farci rompere la bottiglia.

Non è per sete che si tengono strette certe bottiglie tra le mani, ma per una comoda insicurezza.
Dovremmo incrinare il vetro e non accontentarci di bere ciechi quello in cui potremmo immergere tutti i nostri sensi.




-Si può rimanere fedeli a qualcosa con tutto il bene che non potrà mai essere amore?
- No


FINE

sabato, luglio 12, 2008

Dove?


Nel parlare di Argentina a onor del vero devo ricordarmi anche della voce di Jonas, dalla Cordoba studentesca e un poco cazzona di questo piccolo e leggero esploratore.
La prima volta che l’ho visto mi ricordo che svolazzava annoiato ma mortalmente curioso a spargere l’influenza in un seminario a Torun. Il primo ricordo che io e Asia conserviamo di lui è un viaggio di ritorno allucinante con 40° di febbre e 7 ore complessive di treno in cui non facevamo che maledirlo come il più infimo untore.
Ma poi è venuta la sua intelligenza tagliente e la sua indolenza tutt’altro che tedesca, un filo di opportunismo talmente sincero da essere affascinate e una sfacciataggine controllata e discreta.
La curiosità.
In pace con se stesso ma senza pace apparente nella sua fame di mondo, adesso scrive dell’Argentina da un blog su cui vi consiglio di capitare e non è chiaro se, come e perchè tornerà mai a Berlino.
La Berlino di cui gli chiedevo sempre più in uso e funzione della “Universitat der kunste Berlin” in cui Nick mi aveva già trovato corsi, professori e mense studentesche.
Lui aveva fatto tutto senza tenere conto del mio pessimo inglese, del mio portafogli e dei miei affetti. Principalmente della mia confusione del periodo a cui nemmeno una borsa di studio avrebbe dato una risposta esauriente.

Berlino non c’è più nei miei attuali programmi che sono diventati magari meno gloriosi ma più concreti, visto che si deve progettare una scala molto solida per riuscire a staccare le stelle di cui si sogna.

Ma a Nick devo comunque quello schiaffo disinteressato che mi ha fatto aprire le mani per afferrare quella maledetta insofferenza che mi stava affondando nello stomaco.


Appena arrivata in Polonia, quando ancora evitavo di dire che venivo da Roma ma parlavo solo di Ostia perchè le persone non mi si accostassero per convenienza lui mi ha stupito raccontandomi del lungomare, della ferrovia Roma-Lido e delle vecchie ville mangiate dal sale. A 31 anni saltava per i posti più strani con un accento British perfetto, eredità di una nonna di Bristol che era venuta a NY per amore e per noia, grazie al quale insegnava nelle più svariate scuole di lingua mentre esplorava, rovistava e assorbiva.
Curioso inaffidabile e non troppo affabile. Compariva e scompariva senza avvisare e i messaggi ti conveniva lasciarglieli a voce al barman piuttosto che usare il cellulare. Ancora non sapevo la necessità che si nascondeva dietro il suo continuo spostarsi.
Poi capì che tutto il suo girare era il gusto del suo lavoro, della sua creatività assolutamente singolare. In ogni cosa trovava una domanda e un gusto a cui dare vita, da quando aveva 13 anni e non si era più riuscito a fermare.
La prima volta che mi parò davanti un suo lavoro, una intera parete dipinta che pareva rovesciarmisi addosso, mi tremarono gli occhi.
Avevo capito tutto il suo talento e presto scoprii che quello scricciolo Newyorkese non era (e sarà) solo un hasshole ma anche un artista. Faceva mostre e collezionava premi, e quando spariva era perchè lo chiamavano non si sa dove per esposizioni temporanee e interviste, e non come pensavamo noi dietro a qualche donna o preso in qualche affare losco.

Aveva il gusto di attaccarmi e stuzzicarmi, perso in una sua battaglia personale. Mosso non da affetto credo, ma dalla curiosità per quello che secondo lui poteva tirare fuori.
Mi ha fatto scorticare il viso su quel muro che mi ero costruita in anni di dubbi per non vedere che la strada che mi ero ostinata a trascurare era troppo forte per essere ingoiata dalle erbacce.
Lo ha fatto con motivazioni talmente valide e assolutamente logiche e concrete che non potevo che vergognarmi in ogni ribattuta.
E poi alla fine fu quella meno logica che mi convinse, perchè detta da una persona che sapevo non mi lusingava per amicizia e consideravo assolutamente disinteressata e obbiettiva.

“Credo dovresti farlo semplicemente perché hai talento”

Era infondo la paura che mi aveva logorata per anni, il non essere in grado. Il non saper prendere coscienza di cosa potevo e non potevo fare.
E mentre mi ripeteva che il sapere si costruisce ma il “poter far qualcosa” assolutamente no, già Nick iniziava ad abbassare la guardia e a sentirsi più sicuro.
Solo alla fine mi è venuto il dubbio che forse, per qualche oscuro motivo, ava tenuto più lui a me di quanto io avessi mai saputo fare per me stessa in quei mesi.
Non era amicizia o affetto, era stima.
Tutto quell’accanimento era un rispetto che forse infondo non mi sono meritata.

Improvvisamente partì per la Turchia 10 giorni prima del mio rientro in Italia. Ci invitò una sera tutti per una festa a casa sua e lì fu l’ultima volta che lo vidi.

Privo di una contatto telefonico stabile
Contro msn e facebook
Annoiato da blog e simili
Non rimane che la posta elettronica di cui periodicamente cambia l’indirizzo privato

Mi arrivano a tratti e-mail dove mi parla di tutto e non mi specifica mai dove è. Quando allega le foto posso cercare di indovinare il luogo dalle scritte e dai costumi delle presone, dall’architettura e dai colori delle strade.
Parla come se stesse scrivendo per se, in un inglese troppo ricercato che mi costringe a usare il dizionario come una pazza.
Non risponde quasi mai alle mie domande ma mi fa parte di tutte le sue teorie senza mai pensare che potrei essere in disaccordo.

Mi arrivò un giorno una cartolina da Hong Kong, indirizzata a Barbara Rossochina. Si era dimenticato il mio cognome (o più semplicemente non lo ha mai veramente saputo) e così aveva ripiegato sul nickname.
La cartolina è comunque arrivata, forse perché ormai la mia postina sa che le cose/persone strane arrivano solo da me…ma quell’uomo ha come sempre una fortuna sfacciata…


Un giorni mi piacerebbe che altrettanto per caso si imbattesse in “qualcosa di mio” , che lo sapesse riconoscere e che ne fosse fiero. Per tutto l’impegno che mi ha tirato fuori.

Chissà ora dove sta

NICK…WHERE ARE YOU…?

PS: dovrei studiare per l’esame di inglese…ma grazie alle e-mail assurde che sono costretta a decifrare da parte di Nick...sento che lo superò comunque, quindi mi godo il fresco della sera e se ho fortuna scivolo sul lungotevere senza troppi pensieri.

giovedì, luglio 03, 2008

Wake up


Lui sa suonare l’armonica.
Nella banalità della cosa è infondo la prima volta che conosco qualcuno che la sappia suonare seriamente.
Affacciato sui navigli fa scioglie una musica infantile e filza il ricordo dell’Argentina.
E’ per quel quarto di sangue italiano, che la famiglia ha saputo riscattare all’ambasciata, che è arrivato in Europa.
La Germania in principio, in cui si è confuso perfettamente biondo tra i biondi. Chiaro e sottile ma con un accento troppo dolce ed una laurea che equivaleva ad uno scherzo cattivo.
Ha alzato le braccia e si è infilato una tuta da meccanico, mentre un anno passava e il suo accento si induriva.
Mentre il tempo passava e si ripeteva che la fortuna era tutta in quella fuga, che gli aveva dato una vita “dignitosa” e un amore con i capelli lisci e neri.
Lei viene dal Brasile e ha origine tedesche talmente sfocate che non sono bastate per un passaporto. La sua tenacia le ha fatto vincere una borsa di studio e un visto.
Per nove mesi, finché i genitori le hanno detto dall’altro capo di un telefono, dall’altra parte del mare: “Se puoi non tornare”. Con tutta la nostalgia che non li avrebbe più abbandonati.
Lei mi racconta che i genitori di Lui avevano un negozio di caccia e pesca, una bella casa e andavano in vacanza in campagna. Poi l’economia è impazzita. Da un giorno all’altro per un dollaro ci volevano tre pesos. Di colpo si sono trovati il negozio pieno di oggetti costosissimi e fuori persone che non riuscivano più nemmeno a comprare il pane. Ben presto nemmeno loro avrebbero avuto più carne sulla loro tavola.
Gli si è parato davanti lo spettro delle favelas e la paura che fa quello strano sistema per cui non c’è mezza misura. O ricco o povero, niente chiaroscuri di dignità. Così si sono aggrappati a quei lontani legami con l’Italia.
Ma lui parlava tedesco e di studiare l’italiano non aveva tempo, così è finito a Berlino. Ora l’italiano glielo insegna Lei, che dopo il matrimonio lavora a Bolzano e aspetta che lui riprenda i sui studi a Milano.

Lui dice: Se lasci un posto senza avere il coraggio di prendere di petto i problemi, non puoi sperare di trovare di meglio. Se ci sono posti migliori è solo perché qualcuno non è scappato ma ha affrontato tutto.

Entrambi ridono, un poco amaro, indifesi, colpiti.
E’ tutto giusto, è tutto perfetto nelle parole . Ma il prezzo?

Ora sono felici.

Lei mi racconta della prima volta che ha visto al mercato i frutti di bosco. Lei si perde nel descrivermi l’odore dei mercati di San Paolo.


Non è per restare in casa che costruiamo una casa
Non è per restare nell’amore che amiamo
E non moriamo per morire
Abbiamo sete
E pazienze di animali

Juan Gelman


Ho iniziato a guardarmi intorno tenendo a mente la conversazione che avuto con Lui e con Lei. Mi sono messa ad ascoltare il paese che mi si sta sbattendo intorno.
Ho avuto un brivido.

Sono pensierosa.



PS: mentre l'aria condizionata mi uccideva dolcemente mi è arrivata la notizia della liberazione di Ingrid Betancourt. Sono contenta, aspetto di sentire parlare questa donna mentre mi auguro che molti altri abbiano il buon gusto di stare zitti
 
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