sabato, luglio 12, 2008

Dove?


Nel parlare di Argentina a onor del vero devo ricordarmi anche della voce di Jonas, dalla Cordoba studentesca e un poco cazzona di questo piccolo e leggero esploratore.
La prima volta che l’ho visto mi ricordo che svolazzava annoiato ma mortalmente curioso a spargere l’influenza in un seminario a Torun. Il primo ricordo che io e Asia conserviamo di lui è un viaggio di ritorno allucinante con 40° di febbre e 7 ore complessive di treno in cui non facevamo che maledirlo come il più infimo untore.
Ma poi è venuta la sua intelligenza tagliente e la sua indolenza tutt’altro che tedesca, un filo di opportunismo talmente sincero da essere affascinate e una sfacciataggine controllata e discreta.
La curiosità.
In pace con se stesso ma senza pace apparente nella sua fame di mondo, adesso scrive dell’Argentina da un blog su cui vi consiglio di capitare e non è chiaro se, come e perchè tornerà mai a Berlino.
La Berlino di cui gli chiedevo sempre più in uso e funzione della “Universitat der kunste Berlin” in cui Nick mi aveva già trovato corsi, professori e mense studentesche.
Lui aveva fatto tutto senza tenere conto del mio pessimo inglese, del mio portafogli e dei miei affetti. Principalmente della mia confusione del periodo a cui nemmeno una borsa di studio avrebbe dato una risposta esauriente.

Berlino non c’è più nei miei attuali programmi che sono diventati magari meno gloriosi ma più concreti, visto che si deve progettare una scala molto solida per riuscire a staccare le stelle di cui si sogna.

Ma a Nick devo comunque quello schiaffo disinteressato che mi ha fatto aprire le mani per afferrare quella maledetta insofferenza che mi stava affondando nello stomaco.


Appena arrivata in Polonia, quando ancora evitavo di dire che venivo da Roma ma parlavo solo di Ostia perchè le persone non mi si accostassero per convenienza lui mi ha stupito raccontandomi del lungomare, della ferrovia Roma-Lido e delle vecchie ville mangiate dal sale. A 31 anni saltava per i posti più strani con un accento British perfetto, eredità di una nonna di Bristol che era venuta a NY per amore e per noia, grazie al quale insegnava nelle più svariate scuole di lingua mentre esplorava, rovistava e assorbiva.
Curioso inaffidabile e non troppo affabile. Compariva e scompariva senza avvisare e i messaggi ti conveniva lasciarglieli a voce al barman piuttosto che usare il cellulare. Ancora non sapevo la necessità che si nascondeva dietro il suo continuo spostarsi.
Poi capì che tutto il suo girare era il gusto del suo lavoro, della sua creatività assolutamente singolare. In ogni cosa trovava una domanda e un gusto a cui dare vita, da quando aveva 13 anni e non si era più riuscito a fermare.
La prima volta che mi parò davanti un suo lavoro, una intera parete dipinta che pareva rovesciarmisi addosso, mi tremarono gli occhi.
Avevo capito tutto il suo talento e presto scoprii che quello scricciolo Newyorkese non era (e sarà) solo un hasshole ma anche un artista. Faceva mostre e collezionava premi, e quando spariva era perchè lo chiamavano non si sa dove per esposizioni temporanee e interviste, e non come pensavamo noi dietro a qualche donna o preso in qualche affare losco.

Aveva il gusto di attaccarmi e stuzzicarmi, perso in una sua battaglia personale. Mosso non da affetto credo, ma dalla curiosità per quello che secondo lui poteva tirare fuori.
Mi ha fatto scorticare il viso su quel muro che mi ero costruita in anni di dubbi per non vedere che la strada che mi ero ostinata a trascurare era troppo forte per essere ingoiata dalle erbacce.
Lo ha fatto con motivazioni talmente valide e assolutamente logiche e concrete che non potevo che vergognarmi in ogni ribattuta.
E poi alla fine fu quella meno logica che mi convinse, perchè detta da una persona che sapevo non mi lusingava per amicizia e consideravo assolutamente disinteressata e obbiettiva.

“Credo dovresti farlo semplicemente perché hai talento”

Era infondo la paura che mi aveva logorata per anni, il non essere in grado. Il non saper prendere coscienza di cosa potevo e non potevo fare.
E mentre mi ripeteva che il sapere si costruisce ma il “poter far qualcosa” assolutamente no, già Nick iniziava ad abbassare la guardia e a sentirsi più sicuro.
Solo alla fine mi è venuto il dubbio che forse, per qualche oscuro motivo, ava tenuto più lui a me di quanto io avessi mai saputo fare per me stessa in quei mesi.
Non era amicizia o affetto, era stima.
Tutto quell’accanimento era un rispetto che forse infondo non mi sono meritata.

Improvvisamente partì per la Turchia 10 giorni prima del mio rientro in Italia. Ci invitò una sera tutti per una festa a casa sua e lì fu l’ultima volta che lo vidi.

Privo di una contatto telefonico stabile
Contro msn e facebook
Annoiato da blog e simili
Non rimane che la posta elettronica di cui periodicamente cambia l’indirizzo privato

Mi arrivano a tratti e-mail dove mi parla di tutto e non mi specifica mai dove è. Quando allega le foto posso cercare di indovinare il luogo dalle scritte e dai costumi delle presone, dall’architettura e dai colori delle strade.
Parla come se stesse scrivendo per se, in un inglese troppo ricercato che mi costringe a usare il dizionario come una pazza.
Non risponde quasi mai alle mie domande ma mi fa parte di tutte le sue teorie senza mai pensare che potrei essere in disaccordo.

Mi arrivò un giorno una cartolina da Hong Kong, indirizzata a Barbara Rossochina. Si era dimenticato il mio cognome (o più semplicemente non lo ha mai veramente saputo) e così aveva ripiegato sul nickname.
La cartolina è comunque arrivata, forse perché ormai la mia postina sa che le cose/persone strane arrivano solo da me…ma quell’uomo ha come sempre una fortuna sfacciata…


Un giorni mi piacerebbe che altrettanto per caso si imbattesse in “qualcosa di mio” , che lo sapesse riconoscere e che ne fosse fiero. Per tutto l’impegno che mi ha tirato fuori.

Chissà ora dove sta

NICK…WHERE ARE YOU…?

PS: dovrei studiare per l’esame di inglese…ma grazie alle e-mail assurde che sono costretta a decifrare da parte di Nick...sento che lo superò comunque, quindi mi godo il fresco della sera e se ho fortuna scivolo sul lungotevere senza troppi pensieri.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Quindi se te lo dicevo senza affetto prendevi in considerazione anche me?
Dovrei poterti odiare (magari...)invece leggo il lavoro che mi hai mandato e ti dico che non vedo l'ora di realizzarlo.

Ho visto il blog del tuo amico e un prurito di andare in Argentina è venuto anche a me.


V.

rouge84 ha detto...

è arrivarci sul lungotevere... il problema è tutto lì!

barbara ha detto...

V: Lavora..lavora...
E io l'ho sempre detto che un viaggietto in Sud Amercca è da fare

Rouge84: basta la tigna...

Deborah ha detto...

Buongiorno Barbara,

Ho letto il tuo articolo http://fuori-luogo.blogspot.com/2008/07/dove.html nel quale parlavi del tuo inglese.

Noi (ABA English) cerchiamo nuovi modi di fare conoscere il nostro corso d’inglese.

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Deborah Interlicchia
ABA English

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daniela ha detto...

si deve progettare una scala molto solida per riuscire a staccare le stelle di cui si sogna

Me la sono rubata e scritta in testa, la trovo così vera, e così bella.

 
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