giovedì, settembre 18, 2008

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Le piccole cose che compongono i giorni mi fanno venire in mente i tarocchi. Mi si affaccia sotto gli occhi Calvino con il suo “il castello dei destini incrociati” e la prima volta che ho pensato che le parole potessero essere un muto filo colorato da tessere in silenzio.

Il dettaglio di un attimo riflesso negli occhi di un altro è un graffio di un’altra storia. E’ la stessa cosa, ma è tutto diverso. Le piccole cose quotidiane si riempiono di noi.

Piccoli tasselli

E’ morto Wright Waters e ho raccolto da una scatola sotto il letto la cassetta di “The Wall”. La prima cassetta che ho comprato a circa 10 anni.
Per me.
E’ stata la mia prima forma di consapevole autoaffermazione e da lì in poi ho dovuto sempre un poco combattere.
Appena da bambina capisci che per avere una qualunque voce in capitolo nella tua vita ti tocca anche prendere gli schiaffi è tutto un susseguirsi di “battaglie”.
Quando si finisce significa che si è arrivati, ma non si può mai arrivare veramente, non ho mai sentito nessuno che avesse avuto la coscienza di scrivere FINE alla sua ricerca.

Questi ultimi mesi, o forse questi due ultimi anni, sono stati un movimento intenso. Ho recuperato un sacco di cose che rischiavano di diventare rimpianti. Ho lavorato per non lasciare indietro una scia di “se”.

Tutto questo tempo si è legato ai quello degli altri e ha lasciato e preso tanto negli spicchi delle giornate di tutte le altre persone con cui ho incrociato i miei fili.
I “miei” fili come le certe di Calvino sono solo un piccolo nodo nel ricamo.
Sono stupefatta dalla fortuna che mi ha fatto annodare la mia storia a quelle di persone tanto “piene”. Nella media degli incontri e dei legami ho avuto una fortuna sfacciata e persino i nodi che si sono spezzati hanno sciolto molti dei miei dubbi, anche se a volte in maniera brutale.

Mi sento un poco più libera e mi trovo a scrivere tranci di tutto quello che è passato. Di tutti quelli che sono passati, di chi ancora sosta, di chi mi aspetta. Non sto tirando i conti di nulla, mi sto solo rendendo conto che ho tanto su cui lavorare.

Ho riempito pagine per due giorni di fila.

Voi riempite pagine?
Casseti?
Giornate?
Intimità?

Quanti vuoti temporali e materiali avete colmato con logiche emozionali e paure razionali.

Finché avrò fiato e vita continuerò ad innamorarmi di cose e persone, di storie e invenzioni. Delle idee.
Anche se sono solo dettagli


PS: Seguo il testo di “Carolin Says” di Blu Read che C. mi fa scivolare su msn e credo che non scriverò la lista delle 100 cose che voglio fare nella mia vita (né come qualcuno consiglia le 100 persone che mi voglio fare nella mia vita…)
Con un dito sfilo Prèvert dalla libreria e lo appoggio sul cuscino. Era un regalo di troppo tempo fa e c’è ancora l’angolo piegato e una dedica sulla poesia “Barbara”. Ma stasera lo leggerò dalla fine all’inizio, almeno finché non arriverò al sonno. Dalla fine, da oggi.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Ho riempito la parete del salotto di provini.
Dal divano li fisso e scelgo.
E' più che lavoro.

Vale

Baol ha detto...

Il castello dei destini incrociati è STUPENDO!

 
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