giovedì, ottobre 30, 2008

scoppio ritardato

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Vergogna


La vergogna è un metro di paragone tra se stessi e i propri errori. Non per nulla ci si può vergognare anche da soli, senza che gli altri ci puntino apertamente il dito su un qualunque fallimento. L’intenzione o il rispetto delle regole non ci salva dalla vergogna .


Per arrivare alla vergogna si deve avere la coscienza di riconoscere o un fallimento o un forte fraintendimento che neghi la nostra stessa azione per come noi la intendevamo.


La vergogna si minaccia, si accusa, ma soprattutto si ammassa sullo stomaco quando non sai più dove alzare gli occhi.


Ci si vergogna per se stessi, ma anche empaticamente e con un’impotenza lancinante per gli altri.
C’è poi chi nella vita non si vergogna mai non perché non gliene sia regalata l’occasiona ma perché non riconosce la prospettiva dell’errore.


Si incontra spesso anche chi fa di tutto per far vergognare gli altri e sentirsi invincibile nel giudicare.


Con tutto ciò forse qualcuno penserà che stia rimuginando su quello che è successo oggi a Roma, in Italia, in una situazione portata alla saturazione.


NO


Io sto pensando a quello che di soppiatto e con so quanta dovuta vergogna è accaduto ad Agosto. Hanno approvato una spietata finanziare quando tutti erano ancora rincoglioniti dal sole e dagli aperitivi delle vacanze.


Tutti hanno aspettato..aspettato…aspettato…


TUTTI


Perché l’Italia è un paese che si mette in gioco solo con participi passati o passati remoti, mangia e rode il tempo presente, ignora completamente la prospettiva di un Futuro.


Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate isteriche nude... (da Urlo, Allen Ginsberg)

lunedì, ottobre 20, 2008

Budapest, grazie a lakartinassy

(lakartinassy by Chiarartica)



Con tutto il sonno da una settimana di non-sonno arrivare a Budapest in piena notte è spiazzante.
La mattina ritrovando per le vie lo stesso puzzo di sottofondo di Roma ti senti meno persa e mentre cerchi dove comprare una qualunque cartina per riuscire ad orientarti finisci per mercati e ignori totalmente monumenti e affini.

Così il primo giorno dopo essere state mezz’ora davanti ad un negozio di cappelli (chiuso) ci siamo rotolate lentamente, causa troppe distrazioni, fino al Parlamento.
Fatta la scontata foto per mamma finiamo a zizagare qui e là fino a finire in una manifestazione non ben identificata fatta do pensionati nostalgici in bandiera rossa e giovani in tenuta da Che.
E’ stato lì, nella svogliata osservazione di tutto quel meraviglioso baraccone in miniatura (che non capivamo) che abbiamo avuto l’illuminazione: la nostra settimana a Budapest avrebbe ignorato totalmente la guida e tutto il suo contorno di itinerari e ristoranti.
La vacanza non va eseguita ma “seguita”. Vai dove vuoi e non ti stressare, altrimenti ti pentirai sempre per quello che non hai saputo vedere.

Quindi di Budapest vi confermo tutto quello che si dice in giro. Vi aggiungo l’odore di piscio di gatto nelle strade senza distinzione di quartiere e stagione (hanno detto) e i sottoscala pieni di negozietti di dischi metal e robaccia varia. Libri usati, vestiti di seconda mano, cappelli improbabili e troppi negozi di fotografia, tutti chiusi per le 17:00 e tutti in migrazione verso la periferia. Il centro è tutto un cantiere dopo gli acquisti sfrenati di troppi stranieri negli ultimi anni. Mentre la collina viene trasformata in una grande parco posticcio i musei di arte contemporanea e i centri commerciali si alternano nelle periferie lungo le linee della metropolitana e nel centro i pub vanno scovati nei sottoscala o nelle viuzze più scure.
Il nostro ostello, in pieno ghetto e a due passi dall’accademia di musica, ci ha regalato una un bel contorno di normalità.
Abbiamo godute pigrissime di una minuscola festa di quartiere con tanto di complesso jazz ucraino (suppongo dall’accento) che abbiamo però abbandonato a se stesso dopo che è approdato a “tu voi fa l’americano” .
Non ce ne vogliano i nostri ostellari se abbiamo preferito ai pub consigliatoci da loro un piccolissimo covo di gente bizzarra che ci ha fatto innamorare e vagamente ubriacare nonostante il pare apprezzatissimo (?) pane e cipolla.
E’ stato bello scoprire che a Budapest c’è una bella gioventù e meno italiani in giro di quanti me ne immaginassi (o forse semplicemente non è la loro stagione)

Mi sento di consigliarvi se mai capiterete lì:
- Abbiate il coraggio di camminare perché la cosa più bella è andare in giro a piedi
- Sfuggite i locali di via Andrassy
- Prendete il castello come una passeggiata e nulla più
- L’isola Margherita è piena di sportivi, bambini e coppiette che potrebbero sconvolgere i più pigri. Consigliata ai ciclisti oppure a chi ci transita in pausa digestiva.
- Visitate i mercatini delle pulci e i negozi di fotografia
- Prendeti la voglia di entrare nei cortili dei palazzi, con discrezione si intende, e con una sciarpa visto che non si sa come la temperatura scende all'improvviso di un paio di gradi...
- Preparativi a pagare l’acqua più della birra, ma sappiate almeno che quella dei rubinetti è potabile.
- Si cena presto…
- I dolci sono favolosi e burrosissimi, e d’inverno devono essere rigeneranti
- Altre alle ragazze io metterei in evidenza il fatto che anche i ragazzi non sono per niente male (di sicuro più cavalieri)
- Visitate se potete “la casa del terrore”

E su questo ultimo punto vorrei aggiungere che forse noi ci pensiamo poco ma per paesi come l’Ungheria la guerra non è finita con la sconfitta dei nazisti, e solo cambiata la mano che disegnava paura. La paura è rimasta la stessa. Noi ci pensiamo sempre poco. Per questo credo che questo museo sia più che consigliabile per qualsiasi occidentale.

Passo e chiudo

Buonanotte dallo “Stecco Del Tetris” ( E quando C. mi ha definito così non era certo sotto effetto della birra…)
 
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