venerdì, marzo 13, 2009

a zonzo


Ci veniva da ridere
Sarebbe venuto da ridere anche a voi

Anzi sono sicura che il nostro impatto comico sia stato di un’efficacia salvifica.
Tre figure che camminano guardinghe nella parte bassa della città di Danzica, quella dove le strade hanno l’andamento delle montagne russe e i marciapiedi sono isole che spuntano a fatica tra una crosta di fango e l’altro.

L’ultima mattina per noi prima di imbarcarci per Roma, una pioggerellina sottile e l’audace idea di visitare una galleria di arte contemporanea con un workshop “sghicio” che fa tanto fico . Fa tanto vacanza alternativa.
A nostra discolpa va detto che questo piano “losco” non era certo farina del nostro sacco. Fosse stato per noi probabilmente avremmo passato la mattina uggiosa nel rassicurante e caldo ventre del museo di arte contemporanea.
Però voci di pub ci avevano assicurato che la galleria meritava di essere vista e Blu mi aveva confermato il tutto mettendomi solo in guardia sullo stato di semi cantiere del quartiere dove si trovava la galleria. Il problema delle voci da pub è che sono sempre truccate dall’alone pacifico dell’alcol e il giorno dopo ti ricordi tutto a metà. Dovevo sospettarlo dalla gioia con cui C. si stava dedicando alla sua nuova vodka che ci saremmo perse qualche pezzo importante, che alla fine ci saremmo perse.

Poi ad essere sincere non ci siamo perse noi ma la gente di quel quartiere si è persa la galleria. Il che non deve essere poi molto semplice se si pensa che la pubblicità del workshop era un camion incastrato sotto un ponte a fingere un fantomatico incidente, con tanto di logo sulla fiancata.
Del resto non ci si può accusare di aver ceduto alla voglia di fare le eroine e di non chiedere a nessunom “gdzie jest?” . Ci siamo piegate e ci siamo accostate agli ignari passanti che divertiti dal fatto che “ pani rozumiem, ale nie mówi!” (lei capisce, ma non parla) ci hanno alla fine aiutati come potevano, fin oltre le nostre aspettative ma con il semplice risultato di farci capire che lì di gallerie nessuno sapeva nulla.

Niente di niente.
C. e G. sotto il mio ombrello giallo, con me che gli trotterello dietro incappucciata e stando ben attenta a finire in tutte le pozzanghere torniamo indietro. Ma mi veniva da ridere mente chiedevo a G. : “Ci odi?” e mentre C. saltellava ogni tanto indietro a fotografare improbabili catapecchie.
Tanto ridicole da essere paradossalmente geniali.

Un ombrello giallo su una quinta grigia e appiccicosa.
Progetti di viaggi in treno lunghi un mese.
Progetti e chiacchiere che vengono su leggeri nella pesantezza dell’odore della plastica bruciata.
Pettegolezzi interrotti dalla pioggia di fango che a tratti regolari le macchine ci riversavano sulle scarpe.

Penso sia andata bene così.

E poi e finito tutto a salsicce e vodka in un mercato della città vecchia.

Bene così.


RIMPIANTI: Non averci provato con il barman. Aver fatto poche foto. Non aver ucciso Martino. Non aver preso un treno per Berlino. Non essermi imbarcata per la Svezia per farmi una settimana a scrocco coccolata e viziata. Non essere riuscita a scendere a Gliwice per fare una sacrosanta serata di pettegolezzi con Karola e Dagi.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Ah le voci di pub! LE VOCI DI PUB!!!!!

Anna

Anonimo ha detto...

ehehehehehhe....ah Gdansk e le sue pasticcerie.....

G.

 
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